Guerrilla e street, istruzioni per l’uso

via marketingjournal.it

“La guerrilla e lo street marketing sono come un coltello a due lame.

Il vantaggio principale è indubbiamente la capacità di stupire la gente in contesti inattesi e di creare un’esperienza di brand con cui interagire.

Per contro, quando la ricerca di impatto è fine a se stessa e non si lega al dna della marca, assume una connotazione pretestuosa che anche il consumatore percepisce, traducendosi in una situazione di contrasto o addirittura contraddizione con il resto del patrimonio di immagine e di valori del brand”.

Con questa affermazione Valerio Franco (nella foto), partner e brand strategist Enfants Terribles, mette l’accento su un tema di grande importanza quando si parla di queste nuove forme di comunicazione: il loro giusto utilizzo e la loro posizione all’interno della strategia di marca.

Se infatti i vantaggi sono numerosi e riconosciuti da agenzie e aziende, non mancano alcuni rischi, che possono compromettere non solo la riuscita di una determinata attività, ma tutto il posizionamento del brand.

Un linguaggio diverso
“Se si agisce al di fuori degli spazi definiti pubblicitari per parlare di un prodotto in termini pubblicitari, scatta il rifiuto del consumatore - prosegue Franco -. Invece, se è il brand ad agire, e se la sua azione è quella di produrre un contenuto, d’intrattenimento, utilitaristico, partecipativo o altro, di cui esso stesso è autore, allora questo primo approccio garantisce una sorta di lasciapassare e un’apertura all’ingaggio da parte della gente”.

Brand dunque, e non prodotto. Contenuti, non vetrine, con una forte strategia alla base. Questo deve essere il focus di un mezzo che intercetta il pubblico in modo diverso, in alcuni casi quasi opposto, a quello dei media tradizionali. E che per questo deve essere trattato con logiche e linguaggi diversi,‘suoi’, per non correre il rischio di tornare al punto in cui coinvolgimento e interessamento del target sembrano un traguardo lontano.

“Se a queste attività applichiamo logiche interruttive e invasive che hanno interessato pubblicità e media tradizionali fino a oggi - aggiunge Paolo Iabichino (foto 2 a sx) (Ogilvy One e OgilvyAction) - il rischio è che il consumatore sia disturbato da una sovrabbondanza di iniziative che arrivano in momenti in cui non è predisposto a ricevere messaggi”. È proprio sul fronte dell’utilizzo di linguaggi adatti alle diverse forme dei mezzi che le agenzie e i clienti devono lavorare attentamente. Si eviterebbe così un uso ‘di moda’ di questi strumenti non convenzionali, così come un loro utilizzo di ripiego.

Secondo Iabichino, “bisogna imparare a usare i mezzi tradizionali in maniera inedita e i nuovi media in modo tradizionale, come dice il nostro presidente Guerino Delfino. Se facessimo tesoro di tutto il buono che l’adv tradizionale sa dare in termini di spettacolarizzazione e portassimo questi elementi all’interno dei nuovi mezzi, riusciremmo a riqualificare la professione”.

Al cuore dell’integrazione
Ma guerrilla e street marketing devono far parte di strategie integrate, partecipando insieme agli altri mezzi al raggiungimento degli obiettivi, oppure possono sussistere da sole?

Fervente sostenitore dell’integrazione è, ancora una volta, Iabichino, per il quale è impossibile che una brand si affermi con il solo utilizzo di attività di street o guerrilla. “Un progetto di comunicazione deve saper scegliere in maniera opportuna i mezzi, i tempi e i modi con i quali parlare alle persone - spiega -. Se esso si basa in maniera decisa su insight profondi, si possono anche inserire operazioni di questo tipo. Ma se le si utilizza fuori da un contesto di media, puntando sull’effetto sorpresa che suscitano, si rischia di cavalcare semplicemente una moda, senza lasciare alcun segno”.

Importante per la riuscita di queste attività, è che esse si basino su un concept creativo che il consumatore può ritrovare anche su altri mezzi, dai più classici a quelli meno tradizionali.“Inoltre, - precisa Peter Michael Grosser, amministratore delegato Cayenne - vanno abbinate a un’efficace attività di ufficio stampa in modo da dare loro un respiro più ampio rispetto a quello limitato al territorio in cui si svolge l’evento”.

D’altronde, vi sono diversi modi di trattare i mezzi, convenzionali e non.“La campagna di guerrilla è uno dei mezzi cui talvolta possiamo affidarci in un’ottica di ‘stimolo’ verso una comunicazione che deve però prevedere, se non l’utilizzo classico del mezzo, un utilizzo alternativo del mezzo classico”, sostiene Fabio Simonelli , head di Unconventional Media (UM).

Senza integrazione, dunque, si rischia di generare confusione nei confronti del brand. Come spiega Roberto Bruno, amministratore delegato Young & Rubicam Roma ed executive vice-president Y&R Italia: “Senza un chiaro obiettivo comune le singole azioni rischiano di essere inefficaci o, peggio, portare disorientamento nell’immagine di marca”.

Concordi con un’ottica integrata sono anche le aziende, che vedono ancora nei mezzi classici uno strumento efficace.“Le attività di unconventional marketing, soprattutto quando si parla di grandi brand, si devono inserire nella strategia d’insieme sviluppata con mezzi classici, in modo da avvalorarne o aumentarne l’efficacia - dichiara Marco Leonardi, direttore contenuti e marketing Mediaset Premium -. Inoltre non per forza un mezzo classico deve avere un utilizzo tabellare, ma si può prestare a utilizzi nuovi e creativi”.

Vi è invece chi sostiene che si possa parlare di integrazione non solo per i mezzi di comunicazione, ma più ampiamente sul fronte della strategia complessiva. In questo senso, queste attività possono anche sussistere da sole, purché rientrino in maniera coerente nel piano di comunicazione del brand.

Come spiega Valerio Franco (Enfants Terribles): “Integrazione sì, in termini strategici, di ruolo di queste attività e di piano di comunicazione complessiva. Meno necessaria è la logica di integrazione di campagna, che può funzionare meno sinergicamente vista la diversità di approcci”.

E anche Novella Scalera di Yahoo! dichiara: “Questi strumenti possono essere utilizzati anche singolarmente. Come tutte le attività di marketing, però, vanno pianificati e usati in maniera strategica. Sorprendere per il semplice gusto di farlo o perché è di moda, non è la via giusta. La sorpresa è funzionale all’approccio, ma il contenuto, l’interazione con l’utente fanno l’originalità e il successo di una campagna”.

A prova di Guerrilla
Le possibilità di utilizzo di questi mezzi sono tante e diverse. Come dimostrano le case history che presentiamo di seguito.

Cayenne
Per Edison l’agenzia ha ideato la campagna dal claim ‘Edison ti aiuta a risparmiare energie’. Oltre ai mezzi classici (affissione, stampa, radio) sono state sviluppate attività di guerrilla marketing in cui centinaia di ragazzi, completamente vestiti color verde mela e brandizzati Edison, aiutavano la popolazione a ‘risparmiare energie’ nei modi più svariati: portando sacchi della spesa, facendo la fila in posta, accompagnandoli per strada con i risciò (anch’essi brandizzati), ecc…

Disney Television
Per il lancio del film Camp Rock, Disney Television insieme a Carat ha distribuito 70.000 stopper a forma di manico di chitarra in sei città. Per il lancio della serie Jonas, invece, sviluppato insieme all’agenzia Pop Corn, con la band dei Jonas Brothers, Disney Television ha pensato a polaroid che ritraggono i personaggi della serie in location molto note in quattro città italiane. L’ultima è l’operazione realizzata per Disney XD, il nuovo canale per il target tweens in onda su Sky dal 28 settembre: delle cartoline con logo Disney XD in trasparenza, realizzate in collaborazione con Promocard, sono state distribuite nelle location estive ad agosto e in sei città per il periodo del back-to-school.

Ducati
Parlare di un tema come la sicurezza, andando direttamente dove si incontrano i consumatori: questo l’obiettivo dell’operazione Streetfighter Girls realizzata quest’estate dall’agenzia Movantia per l’azienda di Borgo Panigale, che produce, fra l’altro, la moto Streetfighter. A Milano e in alcuni percorsi stradali molto frequentati dalle due ruote, due belle ragazze in stile ‘umbrella girls’ (quelle che affiancano i piloti alla partenza nelle gare) avvicinavano i motociclisti e parlavano loro di sicurezza stradale. Ai semafori, inoltre, una troupe di fotografi e cameraman immortalavano le situazioni, poi pubblicate su una pagina dedicata su Facebook.

Enfants Terribles
Un esempio innovativo di guerrilla è il flashmob FrozenMi, realizzato da Enfants Terribles per Ardo, brand di elettrodomestici del gruppo Merloni, nel 2008. L’obiettivo era far emergere il lancio della nuova linea di frigoriferi durante la settimana del Fuori Salone di Milano. L’attività è stata preceduta dalla pubblicazione di un blog (blog.libero.it/FrozenMi/) che ha generato un efficace passaparola, ottenendo in una settimana più di 18.000 visite.

Il 16 aprile alle 18.30, in piazzale Cadorna, si è svolto FrozenMi, a cui hanno aderito spontaneamente 342 persone che hanno ‘congelato’ lo spiazzo della stazione per cinque minuti. Alla fine, attori vestiti da ortaggi hanno distribuito magneti da frigo brandizzati. Il video girato durante l’attività è stato poi caricato su YouTube dando vita a un effetto virale per le successive settimane, con oltre 74.000 visioni. Non solo: il giorno dopo l’evento si è guadagnato la prima pagina sul free magazine City, nonché spazi di rilievo sulle maggiori testate online.

Kennedy & Castro
Una prima operazione realizzata dall’agenzia romana è quella di eventi/street marketing per Bombay Sapphire negli US. Per il noto gin sono stati creati temporary bar nelle lounge business degli aeroporti di Jfk e Hong Kong e nelle strutture del Cirque Du Soleil, organizzando flash party molto esclusivi dove l’indirizzo veniva comunicato solo all’ultimo momento via sms/email/facebook.

Il risultato è stato inaspettato: molti newyorchesi, solitamente restii a lasciare l’isola di Manhattan, pronti a farsi un’ora di traffico per arrivare a Jfk e partecipare alle feste. A questa si aggiunge un’iniziativa, ancora in essere, di buzz marketing per HitWeek LA, la settimana di concerti, cultura e food italiano a Los Angeles. Ne è scaturita una campagna di seeding e buzzing online e offline, via Facebook, Twitter, Myspace, Friendsfeed, blog, forum ed e-mail, indirizzata agli universitari e ai teenager della zona di Los Angeles e che già sta dando risultati al di sopra delle aspettative aziendali.

Mediaset Premium
Per rafforzare il lancio di due nuove soluzioni dedicate al cinema, Premium Cinema e Studio Universal, Mediaset Premium ha sviluppato un’operazione durante la mostra del Cinema di Venezia, che prevedeva, direttamente dalla Terrazza Lancia Cafè dell’Hotel Excelsior, la realizzazione di interviste ai protagonisti e agli ospiti. Sono nati, quindi, speciali che quotidianamente raccontavano Venezia e i suoi protagonisti con interviste dedicate, approfondimenti e curiosità.

Una seconda case history è legata al passaggio al digitale. Nelle aree interessate allo switch dall’analogico al digitale, Mediaset Premium ha avviato un importante lavoro di informazione e comunicazione: i Mediaset Days hanno catalizzato, a Torino e Roma, l’attenzione su Mediaset e Mediaset Premium con due giorni di spettacolo e informazione per accompagnare il passaggio del Lazio e del Piemonte al digitale terrestre. Inoltre, grazie a un forte presidio territoriale con corner nelle stazioni ferroviarie di Torino Porta Nuova e Termini a Roma, l’azienda ha avuto ottime indicazioni in termini di informazioni fornite e di decoder e tessere vendute.

OgilvyOne e Ogilvy Action
Per il lancio in Italia del mensile Wired, OgilvyOne ha utilizzato un sistema fino ad allora mai sfruttato nel nostro Paese: rails, ovvero il corrimano delle scale mobili della metropolitana nelle stazioni milanesi a più alto traffico. L’operazione, inserita in una strategia di comunicazione più ampia, partiva dalle edicole della metropolitana ‘vestite’ di Wired, dove si ritrovava il messaggio del corrimano, passava per stampa e tv, fino ad arrivare al digitale. Un’attività di street marketing è invece quella realizzata a luglio da OgilvyAction per l’Acqua Fitness (Nestlè): promoter brandizzati che si muovevano a bordo di segway offrendo trial di prodotto, nelle università, nelle aree degli uffici e durante gli happy hour, a Milano, Torino, Roma e Firenze.

Unconventional Media
Per Jack Daniel’s, in occasione del lancio di un’attività locale legata ai concerti live a Milano, Unconventional Media ha ideato una soluzione che ha ‘contaminato’ la città: 100mila miniparacadute brandizzati JD’s (e relativo evento) che sono stati fatti ‘atterrare’ sulle auto del capoluogo meneghino durante una normale giornata di lavoro, creando un effetto sorpresa, ma anche creando un effetto ‘collection’. I paracadute sono andati a ruba, tanto da diventare un vero e proprio oggetto di culto tra i tantissimi amanti del brand JD’s. L’operazione ha creato un effetto buzz incredibile, creando anche su internet un vero e proprio tormentone.

Yahoo!
Si tratta di operazioni di guerrilla studiate per dare corpo a un’unica idea creativa che avvicinasse la gente al brand e a renderlo ancora più riconoscibile. Lo scopo era far sperimentare in concreto i valori del brand Yahoo! senza che questo interferisse nelle attività, ma anzi facendo in modo che si integrasse nella loro vita di tutti i giorni in maniera originale e positiva. Il risultato più misurabile è stato il gruppo Milano con un ‘!’ (http://www.flickr.com/groups/milano-con-yahoo) inaugurato su Flickr in aprile in occasione dell’azione di guerrilla sulle bici del servizio di bikesharing BikeMi, e che ha superato i 500 upload di fotografie realizzate dagli utenti in pochissimo tempo, godendo tuttora di molta vitalità.

Y&R
Un’operazione interessante riguarda i brand Lottomatica Better e Gratta e Vinci. I progetti di comunicazione integrata, sviluppati per il lancio dei due prodotti, hanno spaziato dalla brand image, all’advertising, dalle rp al guerrilla e street marketing con video, diffusi nei corner gioco degli oltre mille punti vendita in tutta Italia, counter e iniziative nelle grandi stazioni. I risultati ottenuti sono stati eccellenti sia in termini di vendite che di brand awarness.

Scajola: “Il governo finanzierà la banda larga entro la fine dell’anno”

via lastampa.it

Il Governo approverà e finanzierà la banda larga prima della fine dell’anno. A garantirlo è il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. Lo sviluppo della rete della banda larga è «fondamentale» e «troppe parti del paese sono scoperte», ha sottolineato Scajola a Sky Tg 24 - L’intervista. «Riteniamo che sia un investimento prioritario da portare avanti. Berlusconi ne è convinto e io sono convinto - ha concluso Scajola - che prima della fine dell’anno porteremo in approvazione e finanzieremo la banda larga».

«Nella Legge Sviluppo che ho presentato in Parlamento ancora prima della crisi ed è stata approvata negli ultimi giorni del luglio scorso è previsto lo stanziamento di 800 milioni per la banda larga. È importante come misura anti-ciclica perché essendo la sua realizzazione formata da tanti micro cantieri, più di 30 mila, potrebbe dare lavoro in tempi brevissimi a 50/60 mila persone» ha proseguito Scajola.

«Ma, soprattutto, è importante guardare al futuro. Senza banda larga non c`è futuro, è come se nel 1960 non avessimo fatto l`Autostrada del Sole. È fondamentale per far parlare tra di loro le imprese, i giovani, il nuovo mercato che si svolge attraverso un Internet veloce. Troppe parti del nostro paese sono ancora scoperte. Noi riteniamo che sia un investimento prioritario da portare avanti al pari delle infrastrutture materiali, strade, ferrovie e altro», ha concluso il ministro. Ieri, nell’ambito della discussione intorno al maxi-emendamento della Finanziaria la presidenza del Consiglio in una nota, aveva confermato che «il dossier banda larga riguarda una scelta strategica e come tale sarà valutato da Palazzo Chigi, dopo l`esame tecnico del Cipe».

«Non c`è mai stata - ha fatto sapere il governo - nessuna difficoltà da parte del ministero dell`Economia e delle Finanze, ma soltanto lo studio della formula migliore nel quadro delle priorità imposte dall`attuale situazione». Insomma se ne riparlerà a Montecitorio. Il caso legato a Internet veloce aveva creato qualche tensione all’Interno del governo. «Deve partire la banda larga. la prima settimana di dicembre il cipe darà il via libera perchè la banda larga vuol dire 30mila piccoli cantieri aperti, 60mila artigiani e piccole imprese in attività, vuol dire traffico e modernizzazione- ha spiegato Brunetta-. Se qualcuno non vorrà, in consiglio dei Ministri si discuterà anche ferocemente». Secondo il ministro della PA «Tremonti ha una visione ancora preoccupata della crisi, e fa bene. Però di preoccupazione si può anche morire».

Il Social Media ROI esiste: metriche e case history per non perdere la bussola

via socialware.it di Claudio Vaccaro

Spesso alla domanda “Qual è il ROI del Social Media Marketing?” viene da rispondere che non c’è, o almeno non è calcolabile. Nonostante la parola, fare MARKETING sui social media riguarda più le PR online e il Brand Management che la pubblicità. Anzi, le aziende che iniziano a fare Social Media Marketing con un approccio “banner-like” che pensano basti “farsi vedere” e piazzare bandierine sui social network per vendere di più, inziano col piede sbagliato e spesso falliscono il loro scopo.

L’obiettivo primario che si pone il Social Media Marketing non è direttamente vendere di più, ma guadagnare brand-reputation e brand-engagement, in seguito a un rapporto di scambio continuo e proficuo con i propri clienti sui Social Media (fatto di ascolto, relazione e azione). Sentirsi parte di una comunità e vivere esperienze di acquisto positive trasforma infatti i propri clienti nei migliori ambasciatori della marca: VENDERE diventa una CONSEGUENZA dell’acquisizione di reputazione e fedeltà, frutto del passaparola (o buzz) che in rete trova spazi e potenzialità molto più ampi di quelli offline. Nulla a che vedere insomma con la pubblicità.

Guadagnare reputazione e la fedeltà dei clienti, creare affinità verso il brand o l’azienda, richiedono però non solo soldi ma soprattutto tempo, visto che occorre costruire un rapporto. Per questo gli obiettivi e i risultati del Social Media Marketing sono verificabili a medio-lungo termine (non a breve come una campagna di advertising) e hanno a che fare più con la qualità che con la quantità. Tutto ciò ovviamente rende difficile un calcolo del ROI, il return of investment che utilizza metriche tipiche della pubblicità e della vendita e che necessita di un nesso causale diretto: quanto ho incrementato le mie vendite a fronte di un investimento in pubblictà e comunicazione?

Detto questo, è altrettanto chiaro però che un’azienda non spenderà mai del denaro senza avere una chiara idea dei risultati che può ottenere, di qualunque natura essi siano. Le domande che in tanti si pongono ancora, essendo una disciplina piuttosto giovane, iniziano ad avere delle risposte:

Olivier Blanchard (ripreso anche da Mashable e dal Cdms), prova a definire nuove metriche più adatte a questo tipo di azione di marketing
Jon Cockle spiega come sia possibile misurare le azioni di SMM
Nathan Gilliatt descrive i modelli proposti di 3 diverse agenzie: qui la traduzione in italiano
Socialnomics ci fornisce invece ben 33 esempi di ROI tangibile calcolato.
Di seguito video e presentazione assolutamente da non perdere, ottimi punti di partenza per costruire un modello utile a chi vuole investire sui Social Media: chissà se potrà essere un modello “UGC”, costruito e arricchito progressivamente da esperti in social media marketing?

Non convenzionale, social e virale: a Milano il 1° Dicembre i Ninja con il top del marketing italiano

Per tutti voi che, da bravi appassionati e professionisti di Marketing e Comunicazione, seguite il nostro blog, è in arrivo un evento assolutamente da non perdere. Il 1° Dicembre a Milano, infatti, Global Networking Strategies organizza la conferenza No Conventional, Social, Viral per il Consumatore-Innovatore-Creatore della Next Generation.

Si tratta di un evento di cui abbiamo il piacere di essere Business Partner e che riunirà il gotha del marketing in Italia in un dibattito sugli ultimi trend e strategie utilizzate. Nel corso dell’evento verranno presentati i case studies più innovativi in tema di non convenzionale, social e viral marketing.

Il concetto di base è il ruolo del consumatore, che è passato da semplice acquirente passivo a creatore e innovatore di prodotto che interagisce direttamente con l’azienda.

Verranno dunque analizzate le nuove frontiere di comunicazione, acquisizione e fidelizzazione del cliente, parlando di argomenti come il Crowd Sourcing, l’Open Sourcing, l’Open Enterprise, l’Augmented Reality ed il Targeted Substitutional Advertising.

Nel corso della giornata sono previste presentazioni esclusive da parte dei principali protagonisti attualmente sulla scena del marketing italiano:

Alex Giordano e Mirko Pallera (Fondatori Ninjamarketing), Luca Colombo (Direttore Marketing MSN), Fabio Galetto (Direttore Marketing Fiat 500), Gianluca Diegoli (Online Manager Ducati), Stefano Core (Direttore Marketing TIM), Giorgia Longoni (Direttore Marketing Google), Paolo Lorenzoni (Direttore Marketing Current TV), Susanna Fiorucci (Direttore Marketing Nestlè Perugina), Eugenio Perrier (Direttore Marketing Barilla), Andrea Galli (Nestlè Perugina), Fabrizio Paschina (Responsabile Pubblicita’ e Web Intesa Sanpaolo), Pepe Moder (Head of Digital Barilla).

Il convegno si svolgerà presso l’NH Hotel Milano Touring in via U.I. Tarchetti 2. Il prezzo standard è 600€ , ma per voi lettori di Ninjamarketing c’è la possibilità di usufruire di uno speciale sconto del 20% sul prezzo di iscrizione! Per usufruire dello sconto, potete inserire come referenza CODICE NINJA nel modulo di iscrizione (che trovate qui) oppure chiedere maggiori informazioni a questo indirizzo mail: info@globalnetworking-group.com

Se siete brand managers, direttori marketing, web managers o comunque vi occupate di pubblicità, comunicazione o marketing il consiglio è di iscrivervi di corsa: non capita tutti i giorni di poter partecipare ad un evento del genere senza dover uscire dai nostri confini!

2010: il Web supera la Tv

via key4biz.it

Giugno 2010 sarà la data della svolta: per la prima volta, infatti, Internet sottrarrà alla TV tradizionale il primato di mezzo di comunicazione più utilizzato. Secondo i dati del report pubblicato oggi da Microsoft “Europe logs on: Internet trends of today & tomorrow”, nel 2010 l’utilizzo di Internet raggiungerà una media di 14,2 ore alla settimana (più di 2,5 giorni al mese), rispetto alle 11,5 ore alla settimana (2 giorni al mese) della TV.

Il report, che analizza il comportamento online degli utenti europei e delinea le tendenze per il futuro, evidenzia che nonostante Internet sia destinato a diventare il mezzo di comunicazione più popolare, non si andrà incontro al declino della TV, ma semplicemente a un cambiamento nel modo di usufruire dei contenuti televisivi. Da un mezzo di comunicazione a senso unico, la TV diventerà un’esperienza interattiva resa accessibile da più schermi grazie alla banda larga: TV, PC, cellulari.   Il PC sta rapidamente diventando un mezzo per fruire sia dei contenuti a banda larga, sempre più popolari, sia delle trasmissioni televisive in diretta e registrate. Per alcuni segmenti di mercato, come quello della fascia di età tra 18 e 24 anni, il PC rappresenta spesso l’unico schermo televisivo. Per questa generazione, infatti, spesso il termine “TV” è sinonimo di contenuti video on demand, tanto che una persona su sette, in quella fascia d’età, non guarda più la TV tradizionale, mentre il 42% dei giovani adulti guarda regolarmente la TV online, per mezzo di un PC.  

Secondo il report nei prossimi cinque anni il PC non sarà più l’unico strumento per l’accesso ai contenuti Internet (95%), ma andrà a rappresentarne solo il 50% dell’utilizzo, man mano che prenderanno piede altri dispositivi Web o altri apparecchi, quali TV, cellulari e console per videogiochi.

  Jeffrey Cole, direttore del Centre for Digital Future, USC Annenberg School, ha commentato: “Invece di perdere terreno, la televisione acquisirà sempre maggiore importanza. La TV non è più l’unico schermo di casa, ma un complesso di contenuti audiovisivi da guardare ovunque. La televisione diventerà un’inseparabile compagna che per la prima volta uscirà di casa per mezzo del cellulare e del PC portatile. Ciò nonostante, lo schermo di casa continuerà a giocare un ruolo importante: riserveremo, infatti, i nostri contenuti preferiti al grande schermo casalingo per godere di un’esperienza di tipo cinematografico. La distanza tra la casa e il cinema non è mai stata così breve.”  

Stefano Santinelli
, General Manager Microsoft Consumer & Online Italia, ha osservato: “I tre schermi (TV, cellulare e PC) rimarranno i mezzi di comunicazione e le tecnologie più importanti della nostra vita. Mentre oggi l’esperienza è frammentata tra più dispositivi e ambienti, dalla TV del salotto al PC in camera, dal lettore MP3 al cellulare, in futuro i software Microsoft e quelli di altri operatori permetteranno di usufruire di esperienze di intrattenimento connesse e integrate. Microsoft già oggi permette alle persone di assistere a contenuti Web in TV, di impostare il DVR in modalità remota per la registrazione di programmi televisivi tramite un PC connesso a Internet o di sincronizzare con il cellulare le trasmissioni registrate.”  

Nei prossimi cinque anni, Microsoft prevede che i contenuti video di lunga durata e l’IPTV diventeranno la normalità per una TV sempre più simile al PC, che porrà fine alla necessità di assistere ai programmi in tempo reale. I consumatori leggeranno libri, giornali e riviste su dispositivi elettronici con accesso Wi-Fi. Internet in 3D diventerà una realtà grazie alla quale gli utenti potranno sperimentare un villaggio vacanze in modo virtuale prima di prenotarlo dal PC o dal cellulare. I dispositivi smartphone saranno alla portata di tutti. Sarà sempre più naturale servirsi del cellulare per navigare sul Web, visitare i siti di social networking, condividere foto, musica, video e altri contenuti digitali.


La rivoluzione della banda larga

Il venir meno della TV tradizionale e l’aumentare dell’utilizzo del Web sono attribuibili all’eccezionale diffusione della banda larga. La banda larga non solo ha cambiato il modo di “navigare”, ma ha soprattutto spianato la strada per  l’introduzione di esperienze di intrattenimento innovative tramite il Web, inclusi i filmati online che si sono imposti come la forma più popolare di intrattenimento: oltre 1 europeo su 4 (il 28%), infatti, guarda filmati più o meno brevi sulla rete, mentre nel mondo più di 300 milioni di persone guardano video online, più di quante ascoltino contenuti audio. In Europa, il portale MSN offre già circa 100 milioni di video in streaming al mese, e questo numero continua ad aumentare.

  Jeffrey Cole ha dichiarato: “La banda larga ha cambiato tutto. Non tanto per la velocità di accesso, ma per la possibilità di disporre di una connessione diretta e sempre disponibile. L’esperienza online si è trasformata radicalmente. Non è più un’esperienza discontinua in cui, un paio di volte al giorno, l’utente si connette in remoto dal PC dello studio per compiere operazioni specifiche. Ora il PC si trova in bella vista in cucina o in salotto, dove non interferisce nelle conversazioni familiari o nelle serate davanti alla TV, ma è completamente integrato in tutto quello che facciamo.”

continua..

Pubblicità, lo spot ora ha due facce: web e televisione

via ilsole24ore.com di Gianni Rusconi

Per la pubblicità, nel suo insieme, non è certo un momento di vacche grasse. Basta guardare gli ultimi dati resi noti da Nielsen Media Research, relativi al periodo gennaio-maggio 2009, per averne conferma: flessione del 16,5% rispetto al 2008 per un giro d’affari complessivo di poco meno di 3,8 miliardi di euro. Il conteggio comprende vecchi e nuovi media (Tv, carta stampata, radio, cinema, affissioni, Internet e pure Transit, la pubblicità su metropolitane, aeroporti, autobus e tram) e ribadisce una tendenza in atto già dal secondo semestre dell’anno scorso. Le aziende stanno spendendo meno in campagne pubblicitarie – il discorso vale anche per la maggior parte dei cosiddetti “big spender”, con in testa Wind, Unilever, Vodafone, Ferrero e Volkswagen – e il solo mezzo che dimostra di essere in attivo è il Web, che segna un incremento nei primi cinque mesi del 7,8%. Per Tv e stampa il bilancio è in profondo rosso: -14,8% di entrate per il piccolo schermo (il dato comprende sia i canali generalisti che quelli a pagamento) e -25,1% per quotidiani e periodici.

Il problema (per gli editori soprattutto) è stringente e torna più che mai d’attualità il tema del cambiamento del “media mix”, ossia della diversa distribuzione della spesa in pubblicità sui vari canali di comunicazione. Fra le domande che ricorrono da tempo fra gli operatori del settore ve sono almeno un paio che riguardano la decantata convergenza fra Tv e Internet: il Web sta assorbendo parte dei budget destinati agli spot televisivi o si aggiunge a questi come voce strategica della pianificazione pubblicitaria? È una vetrina che si presta a “replicare” gli spot trasmessi sul piccolo schermo o richiede il confezionamento di campagne mirate? Difficile dare risposte precise per un semplice motivo: l’advertising on line è ancora un mercato giovane, in fortissima evoluzione e in cerca di un suo spazio strutturato all’interno del sistema pubblicitario italiano, dove la Tv fa sempre la parte del leone anche in tempi di crisi (i grandi investitori destinano mediamente il 90% del loro budget a questo media) e dove le concessionarie di pubblicità hanno di fatto in mano il pallino delle operazioni nel gestire gli investimenti delle aziende.

Del rapporto fra Tv e Internet in chiave pubblicitaria se n’è parlato anche di recente alla tappa romana dello Iab Forum (a metà luglio) e in argomento si sono espressi, anche con vedute contrapposte, vari addetti ai lavori. Il Sole24ore.com ha raccolto tali testimonianze a cominciare da quella di Andrew Frank, Vice President Research’s Media Team della società di ricerca Gartner, secondo cui “il Web è ancora in silos del marketing mix strategico degli investitori ma presto contaminerà non solo il pc ma tutti i dispostivi digitali presenti in casa: la TV, il telefonino, la console di gioco. L’advertising digitale – ha detto ancora Frank - è una materia complessa e richiede un mix di tecnologia, creatività e capacità analitiche. Gli operatori del settore devono evolvere, le competenze devono essere organizzate, le dinamiche dell’utenza essere adeguatamente monitorate”.

Layla Pavone, presidente di Iab Italia, ha un’idea ben precisa del matrimonio fra Web e Tv a livello di spot: “per pensarli in modo integrato come canale di sbocco di una campagna pubblicitaria serve una strategia di comunicazione a monte, perché la relazione con gli utenti dei due media è diversa: lo spot televisivo è emozionale, è un elemento distintivo ed attrattivo, la Rete può proseguire l’azione sul consumatore in termini di awarness del marchio e non solo”. A detta di Giovanna Maggioni, Direttore Generale di Upa (Utenti Pubblicità Associati), “Internet sta entrando solo ora nel marketing mix strategico delle aziende. Alcune aziende di alcuni settori lo hanno già fatto, togliendolo dalla pianificazione sulla carta stampata. Chi invece investe generalmente sulla Tv ha destinato al Web una porzione limitata dei budget ma è anche vero che grandi spender tradizionali come le aziende dei beni di largo consumo stanno iniziando a testare il nuovo media. È sicuramente arrivato il momento di spiegare alle aziende il vero valore del mezzo, le sue potenzialità, le sue prerogative rispetto a quelle dei media tradizionali. Creando metriche e modelli ad hoc”.

Dal lato operatori, fa fede la riflessione di Carlo Poss, Presidente di Fcp-Assointernet (l’associazione che raggruppa le concessionarie e i gestori diretti di vendita di spazi pubblicitari): “Se la stragrande maggioranza delle aziende si dicono soddisfatte di quello che stanno facendo su Internet e una buona parte dicono di voler crescere gli investimenti pubblicitari in Rete la credibilità del mezzo si commenta da sé. Il Web è interattivo come nessun altro media: si può portare l’utente Internet dove si vuole attraverso tutti gli strumenti a disposizione e anche per questo la dimensione del Web advertising in Italia dovrebbe già essere tre volte tanto il suo valore”. Perché in Italia c’è ancora tutta questa reticenza verso il mezzo, perché le aziende della stessa categoria merceologica investono molto di più sul Web in altri Paesi? Secondo Poss “è un problema di sistema Paese” mentre per Paola Marazzini, Agency Head di Google Italia, “gli investitori sono lenti nel recepire le potenzialità del mezzo Internet perché ancora non hanno ancora la consapevolezza di quanto sia integrato il Web nelle logiche di comunicazione e marketing. C’è una fortissima relazione fra i due mondi, Web e Tv, ed è solo questione di fare proprio il concetto”. Ma quali sono le sinergie fra video advertising e Tv? “Gli utenti che fruiscono dei due media – completa così il concetto Magazzini – recepiscono il messaggio pubblicitario e il brand più in dettaglio e in modo più pervasivo, con una maggiore “intention to buy”: il Web sottintende un approccio “pull” del consumatore verso la campagna mentre la Tv fa leva sul modello “push” e fa da volano, da stimolatore, a quanto si può approfondire sul Web. Che i due media siano sinergici è indubbio”.

continua..

Fare soldi con Facebook? Ora si può. In un libro i segreti del social network

via affaritaliani.it di Maria Teresa Melodia

Nel nuovo libro ‘Fare business con Facebook’, Luca Conti svela come ‘fare i soldi’ con il network e come sfruttarne in modo intelligente le opportunità. Da come realizzare una campagna pubblicitaria a come conoscere meglio il proprio target. Una guida dettagliata per i professionisti del marketing e della comunicazione che non possono prescindere dalla conoscenza e dalla relazione con i loro clienti-target. ‘Il plus sta nella possibilità di profilare il target della campagna in modo esatto e preciso’ sottolinea ad Affari l’autore

Il modo di promuovere aziende, brand, eventi sta cambiando molto con Internet. I servizi web più innovativi  consentono una partecipazione attiva, grazie alla creazione di siti e all’inserimento di immagini, notizie, video. In Italia ci sono circa 15 milioni di protagonisti, con i quali le aziende possono entrare in contatto a basso costo, studiandone stili di vita, opinioni e preferenze. Il Web 2.0 e il Social Networking è fatto di nomi che ormai sono diffusi nel linguaggio comune: Facebook, Twitter (per il microblogging), Myspace ( per musicisti e artisti), Flickr ( per le foto), You tube (per i video), Linkedin e Xing ( per i profili professionali). Ad ogni utente viene così offerta una scelta enorme di servizi gratuiti o a pagamento. Il Web 2.0 lancia una sfida anche agli operatori del marketing e chi sarà capace di acquisire le giuste competenze avrà un notevole vantaggio competitivo.

Quando si parla di Facebook, il popolare social network, denominato in italiano ‘faccialibro’, viene automatico pensare al tempo libero e allo svago online. Ma il famoso network non è solo uno strumento di socializzazione, per recuperare vecchi amici e ‘abbordarne’ di nuovi. Può essere molto di più, addirittura uno strumento di lavoro, utile per conoscere eventi, sviluppare passaparola e organizzare attività in un’ ottica commerciale. Un nuovo libro ‘Fare business con Facebook’ scritto da Luca Conti, edito da Hoepli, spiega come coglierne le opportunità, comunicando e promuovendo attività di marketing e comunicazione con il social networking.

IL BUSINESS FACEBOOK - Il ‘fare business’ viene comunemente associato al concetto di ‘vendere’, ma su Facebook questa non è una prospettiva corretta, il vero vantaggio di Facebook è un altro. Così spiega Luca Conti ad Affaritaliani.it : ” Facebook domina nel tempo speso online, con 250 milioni di utenti, è il social network più frequentato e usato in Italia e nel mondo. L’Italia è il paese dove nel 2008 Facebook è cresciuto di più e all’inizio del 2009 sono quasi 7 milioni i membri italiani del network. I navigatori nel mondo sono destinati a raggiungere entro la fine del  2009 i 300 milioni - tra cui circa 10 milioni di italiani. La grande forza di Facebook è nella sua capacità di costruire una relazione con il cliente. Sul  network c’è  la capacità di creare uno spazio per attirare il cliente affezionato e attivare così un passaparola spontaneo. Inoltre Facebook permette di coinvolgere gli utenti nell’adattamento di nuovi prodotti ed è indiscutibilmente la piazza virtuale, diventata ben più di un fenomeno di costume, dove gli utenti sono oggi i più concentrati e attivi in proporzione al tempo dedicato all’interno. I professionisti di marketing, promozione e comunicazione non possono restarne fuori. Su Facebook le persone possono comunicare e condividere informazioni con i propri amici, su scala globale. Non esiste altro sito web nel mondo occidentale capace di coinvolgere centinaia di milioni di persone. Il punto chiave è che le persone sono anche dei consumatori e rappresentano un pubblico ideale per  le aziende che possono ‘parlare’ direttamente con il proprio target, che va ascoltato e coinvolto”.

LE RAGIONI DEL SUCCESSO -  Un’interfaccia semplice da usare e il fatto di rivolgersi ad un pubblico generalista che si presta agli usi più disparati sono fattori fondamentali. Facebook poi non è esclusivo, ma inclusivo. E’ un network ‘pigliatutto’ e ingloba tutti social media, dai blog alle community, dai forum ai wiki, da twitter a youtube. E’ un ambiente sociale dove condividere foto, video, siti preferiti, partecipare a conversazioni in tempo reale, a gruppi associativi, a giochi e ancora, permette lo scambio di messaggi e l’ organizzazione di eventi. La partecipazione e il coinvolgimento sul web sono due fattori critici di successo.

SUGGERIMENTI -  Uno dei tanti consigli forniti da Conti: “Se il profilo su Facebok deve essere un biglietto da visita per un potenzale datore di lavoro è importante compilare in modo accurato le sezioni relative a contatti, studio e lavoro, senza scendere nei particolari relativi a interessi personali non attinenti”.

OPPORTUNITA’  - Facebook permette di pianificare una campagna pubblicitaria ad hoc, ma si differenzia dagli altri mezzi di pubblicità su Internet. Con Facebook si parla di social advertising, in cui l’utente diventa parte del messaggio, rafforzando la credibilità. Ad Affari Luca Conti in proposito afferma: “Creare una vera e propria campagna pubblicitaria su Facebook è una cosa semplicissima. Naturalmente l’attività promossa deve avere una sua pagina pubblica su Facebook. E dov’è il vero vantaggio? Il plus sta nella possibilità di profilare il target della campagna in modo esatto e preciso. Infatti, quando gli utenti si iscrivono a Facebook inseriscono nel loro profilo personale una serie di informazioni generali e  personali, che definscono dei parametri precisi in base ai quali suddividere i consumatori, e così il messaggio creato va direttamente a un target estremamente mirato. Nessun altro strumento, attualmente, è così raffinato. Le aziende e le istituzioni dovrebbero aprire un profilo pubblico, conosciuto come pagina per i soggetti non personali, e sfruttare le potenzialità del social network. La chiave di successo è la produzione di contenuti originali e di qualità, da aggiornare quotidianamente. Altra opportunità è quella per le aziende di promuovere una causa sociale: sposare una causa no profit e associare il proprio brand rende l’impresa più responsabile, ne migliora l’immagine e fa del bene. Si può fare attraverso un applicazione specifica”.

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Philip Kotler: le aziende nell’era della turbolenza

via tendenzeonline.info di Fabrizio Gomarasca

«L’economia sta entrando in una nuova epoca di normalità che ha un nome preciso: turbolenza, un ciclo economico caratterizzato non da una curva ma da una sequenza continua di scosse».
Così Philip Kotler, uno dei primi sei personaggi più influenti nel mondo del business, ha approcciato la numerosa platea presente al recente convegno “La pubblicità è servita”, organizzato al Mip-Politecnico di Milano.
E ha distillato le sue ricette, anticipando i contenuti dl suo ultimo libro ”Chaotics”, che in Italia sarà nelle librerie a settembre.
La questione posta sul tappeto dai promotori del convegno riguarda un tema che da almeno un decennio, più o meno dall’avvento di Internet e della globalizzazione, tiene sulla corda il sistema delle imprese: come affrontare i cambiamenti e le discontinuità per ricostruire nuovi paradigmi nelle diverse aree di attività. E non c’è dubbio che il marketing e la comunicazione abbiano i nervi più scoperti da questo punto di vista.

Secondo Philip Kotler, le ragioni della turbolenza vanno ricercate nella globalizzazione e nell’era digitale. La prima significa l’interconnessione stretta tra i mercati ed è la principale responsabile della riduzione del costo dei prodotti. L’era digitale ha invece come risultato un rafforzamento del potere del consumatore, che pone le imprese nella necessità non solo di essere trasparenti, ma di elevare la qualità dei propri prodotti, con la possibilità di coinvolgere i consumatori nella loro co-creazione. Dice Philip Kotler: «Le aziende devono aprirsi alle domande e alla discussione con i consumatori e, sebbene non si tratti di eliminare i vecchi strumenti di marketing come le promozioni, bisogna puntare di più sulla conversazione, perché i consumatori vogliono dire alle aziende come rendere migliori i prodotti».

Ma come affrontare la recessione e la turbolenza? Philip Kotler individua quattro diverse strategie in funzione del tipo di azienda.
Se è forte finanziariamente e sul mercato, acquisire i concorrenti deboli o i loro asset e accentuare le spese di marketing.
Se invece l’azienda è forte finanziariamente, ma debole sul mercato, la strategia dovrebbe orientarsi nel rafforzare il marketing e acquisire brand strategici.
Se al contrario è debole finanziariamente ma forte sul mercato, è necessario rinegoziare con i fornitori e migliorare i processi.
Infine, se l’azienda è debole in entrambi i settori…non ci sono speranze.

Ancora, secondo Philip Kotler sono tre i tipi di azioni che occorre considerare.
Primo, gestire il presente. «Bisogna decidere che cosa fare ora nell’emergenza della recessione, come ridurre prodotti, segmenti, clienti non profittevoli. Ma prima di fare ciò è necessario chiedersi quale sarà l’impatto di queste azioni nei successivi quattro anni».
Secondo, dimenticare selettivamente il passato, vale a dire lavorare su nuovi prodotti e cogliere le opportunità. Terzo, creare le condizioni per il futuro.
Certamente ci sono aggiustamenti di comportamento da parte dei consumatori, che si spostano, per esempio verso prodotti più economici, mettendo da un lato in difficoltà le grandi marche, ma offrendo peraltro più opportunità alle private labelo ai sub-brand dei grandi marchi. E contemporaneamente anche le aziende si trovano ad affrontare degli aggiustamenti: riduzione della produzione, taglio degli investimenti, sospensione dello sviluppo dei prodotti.
Ma il suggerimento di Philip Kotler è preciso: «non affrontate la turbolenza con panico, non tagliate del 20% tutti i costi indiscriminatamente, ma selezionate con cura le aree di intervento».
I casi di successo sono sotto gli occhi di tutti, come l’azione di razionalizzazione compiuta da P&G o McDonalds, che di fronte alle difficoltà hanno scelto la strada del continuo miglioramento come alternativa al continuo decadimento: locali rinnovati, innovazione nei menu, apertura alle lezioni provenienti dalle attività internazionali.

Per mettere a punto risposte strategiche, non tattiche, quindi, occorre monitorare i cambiamenti della volontà e dei valori dei consumatori, esaminare le debolezze dei concorrenti locali, decidere in quali mercati aumentare le proprie quote.
E per il marketing i compiti principali riguardano un inventario completo delle attività e dei costi di marketing, eliminare i segmenti non profittevoli e cancellare i prodotti basso vendenti e i distributori deboli, riposizionare i prezzi, spostarsi su un media mix più efficiente, compresi i social network, focalizzarsi di più sui clienti esistenti e meno sull’attrazione di nuovi clienti e costruire una forte relazione con quelli ad elevato potenziale.
Il budget essenziale di marketing dovrà essere rivolto a raggiungere i consumatori chiave, a cambiare le caratteristiche dei prodotti e a spiegare perché continuare ad acquistare i propri prodotti e per le promozioni, visto che ognuno è alla ricerca del buon affare. Così anche l’advertising continuerà a essere pagante, ma ad alcune condizioni: in presenza di un brand di valore, per il lancio di un sub-brand, per un’offerta particolarmente invitante, la presenza di un prodotto di dimostrato valore.

In sostanza, il messaggio di Kotler è indirizzato a dare delle chiavi di interpretazione per costruire sistemi sostenibili di business che aiutino ad affrontare la nuova normalità della turbolenza.
Il primo sistema è quello definito “early morning”: identificare i segnali deboli consentirà di conoscere le cose in anticipo. Mettere poi a punto la pianificazione di scenari: «È qualcosa di diverso dal business plan. Si tratta» dice Philip Kotler «dell’abilità a immaginare 2 o 3 scenari, esattamente come fanno i militari, per capire che cosa potrebbe accadere e con quali conseguenze sulla vostra attività». Infine, un budget flessibile che consenta di sapere quali costi tagliare del 20% improvvisamente in ciascun dipartimento dell’azienda e, al contrario, che cosa ciascun dipartimento potrebbe fare con il 20% di risorse in più.
E, citando il Dalai Lama, conclude: «I tempi facili sono un nemico, perché ci spingono a dormire. Le avversità sono nostro amico. Ci tengono svegli».

Agli altri la teoria, a noi la pratica

On air la nuova campagna del San Camillo | Istituto Superiore di Moda e Design

advertising: Dbt
concept: cadeau-project.com
account executive: Osvaldo Raniolo
direttore creativo: Turi Di Bella
art director: Jose Mazir
copywriter: Angelo Di Bella
flash AS coding: Fabio Adornetto

“Quando si parla di formazione, non si ha scelta. L’obiettivo è di raggiungere un alto standard qualitativo non solo nell’ottica di trasmettere il “sapere” ma soprattutto il “saper fare”, offrendo percorsi formativi che puntino sulla qualità e sulla velocità di apprendimento. Dare importanti prospettive di crescita ai giovani e gli strumenti necessari per gestire il continuo mutamento della loro professionalità, è da sempre, il nostro lavoro.” Concepita e declinata su più mezzi, la campagna pone l’accento su un percorso formativo che fa leva sulla forza della tecnica ad ausilio della teoria, ponendo in primo piano il confronto tra metodi di studio e insegnamento diversi, che danno importanza tanto alla teoria quanto alla pratica. L’offerta didattica, infatti, si basa sia sullo studio individuale che sull’esperienza di gruppo con la consegna mensile di lavori, ricerche ed elaborati. Attraverso un metodo flessibile e costante il percorso formativo dell’Istituto San Camillo è apprezzato dai più giovani ma anche da chi lavora, e non ha più molto tempo a disposizione.

I nostri punti di forza sono:
- un’offerta più articolata dei corsi di formazione e specializzazione;
- programmi mirati alla qualità e all’efficacia di apprendimento;
- collaborazioni più intense e proficue con le aziende;
- opportunità di stage ed inserimento veloce dei diplomati nel mondo del lavoro.

I corsi saranno a frequenza libera con lezioni pratiche a ciclo continuo. Si consiglia la frequenza di almeno due lezioni settimanali. L’allievo inizierà il corso in qualsiasi periodo dell’anno e verrà seguito passo passo, individualmente dall’insegnante, procedendo nell’apprendimento didattico secondo i propri ritmi ed esigenze. La classe sarà composta da un massimo di 10-12 allievi.
 
Istituto S. Camillo

Salita San Camillo 6
95124 Catania (CT)
t +39 095 311339

www.cefp.org
info@cefp.org

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Imprese che vanno in rete

via novaonline.ilsole24ore.com di Luca Tremolada

Non esiste una via italiana a internet. Il made in Italy c’è nella moda, nella manifattura, nell’artigianato ma non esiste nel digitale. Forse è ancora presto per trovare un tratto distintivo di questi imprenditori che rischiano con i bit. Eppure anche da noi c’è chi ha imparato a maneggiare la rete sfruttando i vantaggi competitivi che internet possiede rispetto ai settori tradizionali: bassi costi, semplificazione, disintermediazione degli attori tradizionali. Sono alcuni degli attributi della rete. A questi vanno aggiunte le anime di business che stanno emergendo: il social networking, l’intrattenimento, il gioco. Mettere insieme queste opportunità e dar loro una forma di business è la sfida a cui si trova di fronte chi per mestiere ha scelto di fare soldi col web. Qui di seguito alcune storie che raccontano la scena digitale italiana.

Per sette anni poco o niente. Dal 2000 al 2007, la depressione da post bolla qui in Italia è stata più violenta che altrove. Non nasce niente, di venture capital neppure l’ombra, internet di colpo diventa nell’immaginario collettivo del credito un campo minato, buono per giovani sognatori di valli al silicio made in Italy. Poi in una manciata di mesi accade qualche cosa. La scena digitale italiana si popola di marchi, idee di business, nano-imprese che trovano in coloro che hanno fatto fortuna col web una spalla finanziaria e logistica. Banzai, Dpixel, H-Farm, Working Capital di Telecom Italia ma anche dei fondi come Quantica Sgr, 360 Capital Investor, Innogest Sgr allevano decine di progetti di impresa. Molte non reggono all’urto della crisi del credito che ingessa il sistema produttivo. Ma paradossalmente gli ultimi due-tre anni fare soldi con il web riesce un po’ meglio rispetto al passato. «Quando c’eravamo noi – racconta Gianluca Dettori, fondatore ai tempi della new economy di Vitaminic e oggi venture capitalist attraverso Dpixel – nessuno sapeva bene come muoversi. Non c’erano le metriche, non si sapeva bene come valutare il potenziale economico della rete. Internet era nata da un punto di vista commerciale solo qualche anno prima nel 1995. Oggi è tutta un’altra cosa. Sono passati più di dieci anni, la bolla è scoppiata e anzi, proprio grazie alla bolla, ora è più chiaro il business della rete. Se all’alba delle dotcom fare soldi era un’arte, oggi è una scienza. Se sei bravo, con il traffico e la pubblicità si comincia subito a incassare». Messa così pare una cosa facile. Anche perché, come conferma Dettori, su 20 idee di business digitali nate in Italia 19 hanno vita breve. Eppure, nonostante un altissimo tasso di mortalità qualche start up italiana è riuscita a sopravvivere. A volte fornendo servizi che da noi non ci sono. Magari scopiazzando dal duepuntozero che trionfa nel mondo. O inseguendo il sogno di una Silicon Valley che non esiste più in California. Più spesso chi ce la sta facendo ha semplicemente razionalizzato quello che internet sa fare meglio. Come ad esempio scardinare le rendite di posizione degli attori tradizionali.

La disintermediazione creativa del web
Zooppa.com è esattamente questo: disintermediazione delle agenzie pubblicitarie. Il nome nasce in una pizzeria per un gioco di assonanze. Il progetto invece sulla carta potrebbe risultare indigesto ai professionisti dello spot perché mette insieme creativi freelance, rete e clienti.
In un certo senso, retribuisce la creatività degli utenti internet che possono così misurarsi con la realizzazione di una campagna pubblicitaria. I “dilettanti” dell’advertising ricevono per i loro lavori premi in denaro partecipando a contest che le aziende lanciano sul sito per ottenere le migliori campagne di comunicazione virale. I giovani creativi si fanno conoscere con i loro lavori presso i clienti finali che al posto di affidarsi a una agenzia attingono ai talenti che si affacciano sul web. Zooppa.com guadagna ponendosi come tramite tra domanda e creatività diffusa.
«In realtà – racconta Riccardo Donadon che attraverso H-Farm ha incubato l’azienda – l’ideatore di Zooppa.com quando si è presentato da noi aveva un progetto diverso. Si era inventato un back stage degli spot pubblicitari, una specie di making of. Ne abbiamo parlato insieme e abbiamo scelto di sperimentare un modello di business diverso».
Risultato? In Italia Zooppa.com è in utile e fattura un milione di euro. «E dire che non c’era nessun fondo di venture capital disposta a finanziare l’iniziativa – si lamenta Donadon –. Quando ho dato vita a H-Farm volevo semplicemente creare un incubatore. Purtroppo troppo spesso con fondi personali mi tocca finanziare in prima persona le iniziative. O portarle all’estero. Da qui la scelta di puntare diretti agli Stati Uniti con un management di livello».

continua..

Eba Forum 2009: L’evento sul Web Marketing per le PMI che cercano soluzioni e non visioni

Torna a Milano il 27 e 28 maggio la quarta edizione di Everything But Advertising Forum, l’evento Wireless dedicato al marketing innovativo, caratterizzato quest’anno da un forte orientamento al web e agli investimenti più efficaci in marketing/comunicazione

Dopo il successo dell’edizione 2008, che ha visto la presenza di oltre 800 visitatori, si svolgerà a Milano il 27 e 28 maggio, presso la Casa dell’Energia, la quarta edizione di Everything But Advertising (EBA) Forum, l’evento organizzato da Wireless per offrire ai responsabili marketing strumenti reali ed efficaci per realizzare nuove opportunità di business.Cosa fare per ottenere maggiore visibilità all’interno dei motori di ricerca? Come incrementare il numero di contatti generati dalle campagne e-mail? L’incertezza economica impone una maggiore attenzione sugli investimenti effettuati in comunicazione e richiede strategie mirate ed efficaci. A queste esigenze intende rispondere EBA Forum, che nell’edizione 2009 si rivolge principalmente alle PMI italiane per avvicinarle alla cultura del web e alla misurabilità dei risultati e degli investimenti effettuati sui media digitali e sul web 2.0. L’evento rappresenta infatti un momento di reale incontro tra domanda e offerta per conoscere e far conoscere soluzioni di comunicazione che consentano di ottenere risultati concreti ed effettivi, da attuare a costi contenuti. Innovazione e competitività sono il filo conduttore delle numerose sessioni di EBA Forum 2009, in una logica volta ad offrire alle imprese strumenti reali in grado di rispondere alle diverse esigenze di business e di generare nuove opportunità commerciali. In quest’ottica, la partecipazione – gratuita – e’ riservata alle sole aziende clienti.

I temi trattati spaziano dalle strategie di comunicazione per raggiungere i clienti 2.0, all’e-commerce a misura di azienda italiana, dall’enterprise 2.0 alla creatività per l’innovazione, dall’e-mail marketing al mobile marketing. Nella sessione New Digital Trends si parlerà dei social network, un fenomeno di massa in forte crescita di cui l’Italia è ai primi posti con una penetrazione del 73%, e di come il social marketing o social advertising si sia ampiamente diffuso nei principali gruppi. Questi canali offrono nuove opportunità di comunicazione anche alle aziende che non dispongono di budget importanti, consentendo loro di diffondere i propri valori e contattare potenziali acquirenti in modo innovativo. E’ fondamentale per le aziende conoscere come utilizzare queste reti per scopi promozionali, valutarne i costi e misurare i risultati degli investimenti effettuati.

Facebook, il social network più popolare del momento, impone alle aziende qualche spunto di riflessione. Se da un lato il fenomeno è in continua crescita ed è caratterizzato da una forte commistione tra sfera professionale e personale, dall’altro non implica necessariamente che sia lo spazio più indicato per gli investimenti pubblicitari delle PMI italiane. La tavola rotonda Bufala 2.0? approfondirà tali argomenti.

Il 2009 è stato dichiarato Anno della Creatività da parte della Commissione Europea. EBA Forum 2009 affronta questo argomento con una sessione dedicata, dal titolo Creatività per l’innovazione, dove Gianni Clocchiatti presenterà il suo libro ”Creatività per l’innovazione”, edito da Franco Angeli, ed esaminerà le potenzialità offerte dalla creatività, una delle chiavi del successo aziendale, in termini di cambiamento e innovazione.

Rispetto alle edizioni precedenti, EBA Forum 2009 sarà a ingresso gratuito per i partecipanti, previa richiesta d’invito sul sito web www.ebaforum.it.

WIRELESS è il punto di riferimento italiano della filiera di operatori nel settore delle tecnologie ICT e multimedia. Wireless anticipa scenari e soluzioni, descrive esperienze e prodotti concreti, offre occasioni di dibattito, confronto, scambio commerciale e networking tra aziende, istituzioni e mercati, realizzando eventi, conferenze, convegni e seminari formativi (www.gowireless.it).

Contatti:

Michela Gnemmi
mgnemmi@gowireless.it

WIRELESS Srl
Via Monte Rosa, 11 – 20149 Milano
Tel 02/48517925 - Fax 02/460015

www.ebaforum.it
info@ebaforum.it

Nel 2009 gli investimenti su internet cresceranno a spese di tv, stampa, radio e outdoor

via affaritaliani.it

Internet continua a crescere nel mercato pubblicitario a spese di tv, carta stampata, radio e outdoor, anche in tempo di crisi. E’, in estrema sintesi, quanto risulta da un rapporto di Credit Suisse sullo stato dell’advertising in Europa, stilato sulla base di un sondaggio condotto su oltre 40 responsabili marketing e media buyer in tutto il continente.In uno scenario di taglio dei budget, abbassamento dei prezzi degli spazi pubblicitari, maggiore focalizzazione su ROI (ritorno degli investimenti), solo internet sembra attrarre una percentuale maggiore di investimenti: la tendenza per quest’anno sarà quella di uno spostamento del media mix da tv, stampa e radio verso il web, in misura compresa fra il 10% e il 30%.
Sul fronte televisivo, i canali terrestri analogici perderanno quote a favore di quelli digitali; non solo: gli “incumbent” del settore saranno costretti a tagliare gli investimenti come conseguenza dell’espansione dei canali digitali, determinando un peggioramento della qualità dei programmi e quindi un ulteriore allontanamento degli investitori.

In generale, i media buyer indicano per il 2009 un calo della spesa pubblicitaria del 9-10%, i responsabili marketing addirittura del 10-20%. E la crisi si farà sentire anche sull’outdoor, tradizionalmente uno dei settori più solidi dell’advertising.

scarica il report integrale di Credit Suisse (in inglese, formato pdf)

New media & comunicazione di marketing

via comunicamente.org di Andrea Favazzo

Per fuggire il pericolo di trasformarsi in rumore di sottofondo e ritrovare efficacia persuasiva, la comunicazione pubblicitaria deve essere in grado di affinare sempre più le sue tecniche in un contesto mediatico assai più complesso di quello che era anche solo un decennio fa. E’ questa la tesi di fondo di questa recente pubblicazione di FrancoAngeli; una tesi che poggia sulla consapevolezza del peso che tuttora hanno i new media nel ridefinire il mercato, il “neoconsumatore” e le pratiche di marketing. Se è vero infatti che nell’ultimo decennio questi mezzi di comunicazione hanno conosciuto una larghissima diffusione a livello planetario, è altresì rimarcabile che talvolta le aziende – dal punto di vista della pubblicità e del marketing – faticano ancora a comprenderne l’importanza strategica: difficoltà ad aprirsi all’on demand, scarsi investimenti nell’advertising su Internet, disinteresse per i mutamenti nelle diete mediali dei consumatori e per l’instabilità dei loro comportamenti nella fruizione dei contenuti. Tuttavia il rapporto tra new media e comunicazione di marketing è già stato segnato da tappe importanti e da interessanti linee di sviluppo: una su tutte la comparsa di nuovi colossi pubblicitari come Google, il quale ha imposto una pubblicità perlopiù individuale, informativa, legata a un bisogno specifico e contestualizzata. Al di là di questo pur notevole esempio, le aziende hanno cominciato a ridefinire il patto con un consumatore sempre più “multidimensionale” e attivo: in questa direzione vanno lo sfruttamento dell’advergaming da parte della pubblicità, l’utilizzo del modello dei social network e del branded-entertainment come modalità fondamentale di call-to-action del consumatore. Assai utili diventano perciò campagne crossmediali e multipurpose in cui narrazione e codici di interattività si integrano in modo tale da raccogliere il necessario feedback.

Nell’ultima parte del volume gli autori passano in rassegna i new media considerati (Internet, telefonia cellulare, videogames, I-TV, radio digitale e media player) descrivendone sinteticamente e con precisione storia, principali caratteristiche tecnologico-comunicative e potenzialità offerte alla comunicazione di marketing: iPhone, Blackberry, Nintendo Wii e iPod diventano così possibilità di intercettare il consumatore attraverso una strategia comunicativa che tenga conto di una crescente tendenza alla personalizzazione della fruizione dei contenuti mediali.

New media & comunicazione di marketing non è dunque solo un resoconto sullo stato dell’arte del mercato pubblicitario e sulle attuali dinamiche tra aziende, utenti e player in relazione ai new media e al marketing, ma indica opportunità che marketer e professionisti della comunicazione dovranno essere in grado di cogliere.

New media & comunicazione di marketing. Verso i mercati post-pubblicitari.
Autori e curatori: Roberto Brognara, Marianna Del Curto 
Contributi: Enrico Gasperini 
Collana: La cultura della comunicazione 
Argomenti: Teorie e pratiche della comunicazione e dei media - Comunicazione d’impresa e pubblicità - Web e new media - Pubblicità. Comunicazione. Relazioni pubbliche.
Livello: Textbook, strumenti didattici. Testi per professional.
Dati: pp. 152, 1a edizione 2009 (Cod.244.32)

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Un violinista nella metro

via del grande amico Oz

Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed
iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio.
Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti.
Durante questo tempo, poiché era l’ora di punta,
era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per
la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro.
Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c’era un musicista che
suonava.
Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò
per non essere in ritardo sulla tabella di marcia.
Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una
donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a
camminare.
Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l’uomo
guardò l’orologio e ricominciò a camminare.
Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo
tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista.
Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare
girando la testa tutto il tempo.
Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini.
Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.
Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e
rimasero un momento.
Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente.
Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò
il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne’ ci fu alcun riconoscimento.
Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi
musicisti al mondo.
Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un
violino del valore di 3,5 milioni di dollari.
Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto
esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari.
Questa è una storia vera.
L’esecuzione di Joshua Bell in incognito nella
stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come
parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità
delle persone.
La domanda era:
“In un ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo
la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un
contesto inaspettato?”.
Ecco una domanda su cui riflettere mentre iniziamo un nuovo anno: “Se non
abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al
mondo suonare la miglior musica mai scritta,
quante altre cose ci stiamo perdendo?”.

Food Experience Design

5 Borse di Studio per progettisti utenti del network www.iwcasuissenetwork.com

Sono disponibili per architetti, designer e ingegneri stranieri, utenti del sito www.chefdicucinamagazine.com  5 Borse di Studio per il corso di formazione post-universitaria di POLI.design – Consorzio del Politecnico di Milano “Food Experience Design – Design per l’innovazione di spazi e locali pizzeria”. E’ la nuova specializzazione dedicata all’ideazione, progettazione e arredamento di spazi e locali pizzeria innovativi, che oggi stanno trasformandosi in ambienti spesso multifunzionali, di design e di atmosfera.
La seconda edizione del corso, di 120 ore, con project work finale ed educational tour nei più importanti locali di Milano, si svolge dal 2 al 20 marzo 2009 a POLI.design - Politecnico di Milano (Campus Bovisa). Le lezioni si svolgono in italiano.
Sono disponibili per progettisti stranieri 5 BORSE DI STUDIO.
Gli interessati devono inviare il curriculum vitae e possedere una conoscenza discreta della lingua italiana. Tutti i candidati saranno contattati da POLI.design.
Il termine per richiedere la Borsa di Studio del valore di € 3.500 è il 10 febbraio 2009.
A carico dei partecipanti selezionati la sola quota d’iscrizione.

Il programma completo è disponibile su www.foodexperiencedesign.it

Per richiedere le borse di studio inviare il CV citando “IWCAsuisse” a: Daiana Bossi, formazione@polidesign.net

Il Cluetrain Manifesto

95 TESI

[firmatari & commenti]

1.      I mercati sono conversazioni.

2.      I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.

3.      Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.

4.      Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.

5.      Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.

6.      Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.

7.      Gli iperlink sovvertono la gerarchia.

8.      Sia nei mercati interconnessi che tra i dipendenti delle aziende intraconnessi, le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.

9.      Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.

10.  Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.

11.  Le persone nei mercati in rete sono riuscite a capire che possono ottenere informazioni e sostegno più tra di loro, che da chi vende. Lo stesso vale per la retorica aziendale circa il valore aggiunto ai loro prodotti di base.

12.  Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti.

13.  Ciò che accade ai mercati accade anche a chi lavora nelle aziende. L’entità metafisica chiamata “L’Azienda” è la sola cosa che li divide.

14.  Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.

15.  Appena tra qualche anno, l’attuale “omogeneizzata” voce del business – il suono della missione aziendale e delle brochures – sembrerà artefatta e artificiale quanto il linguaggio della corte francese nel settecento.

16.  Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno.

17.  Se le aziende pensano che i loro mercati online siano gli stessi che guardavano le loro pubblicità in televisione, si stanno prendendo in giro da sole.

18.  Le aziende che non capiscono che i loro mercati sono ormai una rete tra singoli individui, sempre più intelligenti e coinvolti, stanno perdendo la loro migliore occasione.

19.  Le aziende possono ora comunicare direttamente con i loro mercati. Se non lo capiscono, potrebbe essere la loro ultima occasione.

20.  Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro.

21.  Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po’ di senso dell’umorismo.

22.  Avere senso dell’umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po’ di umiltà, parlar chiaro e un onesto punto di vista.

23.  Le aziende che cercano di “posizionarsi” devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.

24.  Vanterie ampollose del tipo “Siamo posizionati per essere il primo fornitore di XYZ” non costituiscono un posizionamento.

25.  Le aziende devono scendere dalla loro torre d’avorio e parlare con la gente con la quale vogliono entrare in contatto.

26.  Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una paura tremenda dei loro mercati.

27.  Parlando con un linguaggio lontano, poco invitante, arrogante, tengono i mercati alla larga.

28.  Molti programmi di marketing si basano sulla paura che il mercato possa vedere cosa succede realmente all’interno delle aziende.

29.  Elvis l’ha detto meglio di tutti: “Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda”.

30.  La fedeltà a una marca è la versione aziendale della coppia fissa, ma la rottura è inevitabile ed è in arrivo. Poiché sono in rete, i mercati intelligenti possono rinegoziare la relazione con incredibile rapidità.

31.  I mercati in rete possono cambiare fornitore dalla sera alla mattina. I lavoratori della conoscenza in rete possono cambiare datore di lavoro nel tempo dell’intervallo del pranzo. Le vostre “iniziative di downsizing” ci hanno insegnato a domandarci “La fedeltà? Cos’è?”

32.  I mercati intelligenti troveranno i fornitori che parlano il loro stesso linguaggio.

33.  Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società. E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono.

34.  Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della loro comunità.

35.  Ma prima, devono appartenere a una comunità.

36.  Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa.

37.  Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità, allora non hanno mercato.

38.  Le comunità umane sono basate sulla comunicazione – su discorsi umani su problemi umani.

39.  La comunità della comunicazione è il mercato.

40.  Le aziende che non appartengono a una comunità della comunicazione sono destinate a morire.

41.  Le aziende fanno della sicurezza una religione, ma si tratta in gran parte di una manovra diversiva. Più che dai concorrenti, la maggior parte si difende dal mercato e dai suoi stessi dipendenti.

42.  Come per i mercati in rete, le persone si parlano direttamente anche dentro l’azienda – e non proprio di regole e regolamenti, comunicazioni della direzione, profitti e perdite.

43.  Queste conversazioni si svolgono oggi sulle intranet aziendali. Ma solo quando ci sono le condizioni.

44.  Di solito le aziende impongono l’intranet dall’alto, per distribuire documenti sulla politica del personale e altre informazioni aziendali che i dipendenti fanno del loro meglio per ignorare.

45.  Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete.

46.  Una intranet in buona salute organizza i dipendenti nel più ampio significato del termine. Il suo effetto è più radicale di qualsiasi piattaforma sindacale.

47.  Se questo spaventa a morte le aziende, è pur vero che esse dipendono fortemente dalle intranet aperte per far emergere e condividere le conoscenze più importanti. Devono resistere all’impulso di “migliorare” o tenere sotto controllo queste conversazioni in rete.

48.  Quando le intranet aziendali non sono condizionate da timori o da un eccesso di regole, incoraggiano un tipo di conversazione molto simile a quella dei mercati in rete.

49.  Gli organigrammi funzionavano nella vecchia economia, in cui i piani dovevano essere ben compresi da tutta la piramide gerarchica e dettagliati piani di lavoro potevano scendere dall’alto.

50.  Oggi, l’organigramma è fatto di link, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza vince su quello per l’autorità astratta.

51.  Gli stili di management basati sul comando e sul controllo derivano dalla burocrazia e al tempo stesso la rafforzano. Il risultato sono la lotta per il potere e una cultura di impresa paranoica.

52.  La paranoia uccide la conversazione. Questo è il punto. Ma la mancanza di conversazione uccide le aziende.

53.  Ci sono due conversazioni in corso. Una all’interno dell’azienda, l’altra con il mercato.

54.  Nessuna delle due va bene, nella maggior parte dei casi. Quasi sempre, alla base del fallimento ci sono le vecchie idee di comando e controllo.

55.  Come politica di impresa, queste idee sono velenose. Come strumenti, sono fuori uso. Comando e controllo sono visti con ostilità dai lavoratori della conoscenza e con sfiducia dai mercati online.

56.  Queste due conversazioni vogliono parlare l’una con l’altra. Parlano lo stesso linguaggio. Si riconoscono l’un l’altra dalla voce.

57.  Le aziende intelligenti si faranno da parte per far accadere l’inevitabile il prima possibile.

58.  Se la volontà di farsi da parte è presa come parametro del quoziente di intelligenza, allora veramente poche aziende si mostrano rinsavite.

59.  Seppur subliminalmente, milioni di persone sulla rete percepiscono ormai le aziende come strane finzioni legali che fanno di tutto perché queste due conversazioni non si incontrino.

60.  Questo è suicidio. I mercati vogliono parlare con le aziende.

61.  E’ triste, ma la parte di azienda con cui i mercati vogliono parlare è spesso nascosta dietro una cortina di fumo, il cui linguaggio suona falso – e spesso lo è.

62.  I mercati non vogliono parlare con ciarlatani e venditori ambulanti. Vogliono partecipare alle conversazioni che si svolgono dietro i firewall delle aziende.

63.  Sveliamoci e parliamo di noi: quei mercati siamo Noi. Vogliamo parlare con voi.

64.  Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, né dei vostri siti Internet sovraccarichi di bella grafica ma senza alcuna sostanza.

65.  Noi siamo anche i dipendenti che fanno andare avanti le vostre aziende. Vogliamo parlare ai clienti direttamente, con le nostre voci e non con i luoghi comuni delle brochures.

66.  Come mercati, come dipendenti, siamo stufi a morte di ottenere le informazioni da un lontano ente di controllo.

67.  Come mercati, come dipendenti, ci domandiamo perché non ci ascoltate. Sembrate parlare una lingua diversa.

68.  Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parlate in giro – nella stampa, ai congressi – cosa ha a che fare con noi?

69.  Forse fate una certa impressione sugli investitori. Forse fate una certa impressione in Borsa. Ma su di noi non fate alcuna impressione.

70.  Se non fate alcuna impressione su di noi, i vostri investitori possono andare a fare un bagno. Non lo capiscono? Se lo capissero, non vi lascerebbero parlare così.

71.  Le vostre vecchie idee di “mercato” ci fanno alzare gli occhi al cielo. Non ci riconosciamo nelle vostre previsioni – forse perché sappiamo di stare già da un’altra parte.

72.  Questo nuovo mercato ci piace molto di più. In effetti, lo stiamo creando noi.

73.  Siete invitati, ma è il nostro mondo. Levatevi le scarpe sulla soglia. Se volete trattare con noi, scendete dal cammello.

74.  Siamo immuni dalla pubblicità. Semplicemente dimenticatela.

75.  Se volete che parliamo con voi, diteci qualcosa. Tanto per cambiare, fate qualcosa di interessante.

76.  Abbiamo qualche idea anche per voi: alcuni nuovi strumenti, alcuni nuovi servizi. Roba che pagheremmo volentieri. Avete un minuto?

77.  Siete troppo occupati nel vostro business per rispondere a un’e-mail? Oh, spiacenti, torneremo. Forse.

78.  Volete i nostri soldi? Noi vogliamo la vostra attenzione.

79.  Interrompete il viaggio, uscite da quell’auto-coinvolgimento nevrotico, venite alla festa.

80.  Niente paura, potete ancora fare soldi. A patto che non sia l’unica cosa che avete in mente.

81.  Avete notato che di per sé i soldi sono qualcosa di noioso e a una sola dimensione? Di cos’altro possiamo parlare?

82.  Il vostro prodotto si è rotto. Perché? Vorremmo parlare col tipo che l’ha fatto. La vostra strategia aziendale non significa niente. Vorremmo scambiare due parole con l’amministratore delegato. Che vuol dire che “non c’è”?

83.  Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni di noi almeno quanto prendete sul serio un solo reporter del Wall Street Journal.

84.  Conosciamo alcune persone della vostra azienda. Sono piuttosto bravi online. Ne nascondete altri, di bravi? Possono uscire ed entrare in gioco anche loro?

85.  Quando abbiamo delle domande, ci cerchiamo l’un l’altro per le risposte. Se non esercitaste un tale controllo sulle “vostre persone”, sarebbero anche loro tra le persone che cercheremmo.

86.  Quando non siamo occupati a fare il vostro “mercato target”, molti di noi sono le vostre persone. Preferiamo chiacchierare online con gli amici che guardare l’orologio. Questo farebbe conoscere il vostro nome molto di più del vostro sito internet da un milione di dollari. Ma siete voi a dirci che è la Divisione Marketing che deve parlare al mercato.

87.  Ci piacerebbe che sapeste cosa sta succedendo qui. Sarebbe davvero bello. Ma sarebbe un grave errore pensare che ce ne stiamo con le mani in mano.

88.  Abbiamo di meglio da fare che preoccuparci se riuscirete a cambiare in tempo. Il business è solo una parte della nostra vita. Sembra essere invece tutta la vostra. Pensateci: chi ha bisogno di chi?

89.  Il nostro potere è reale e lo sappiamo. Se non riuscite a vedere la luce alla fine del tunnel, arriverà qualcuno più attento, più interessante, più divertente con cui giocare.

90.  Anche nel peggiore dei casi, la nostra nuova conversazione è più interessante della maggior parte delle fiere commerciali, più divertente di ogni sitcom televisiva, e certamente più vicina alla vita di qualsiasi sito web aziendale.

91.  Siamo leali verso noi stessi, - i nostri amici, i nostri nuovi alleati, i nostri conoscenti, persino verso i nostri compagni di battute. Le aziende che non fanno parte di questo mondo non hanno nemmeno un futuro.

92.  Le aziende stanno spendendo miliardi di dollari per il problema dell’Anno 2000. Come fanno a non sentire la bomba a orologeria nei loro mercati? La posta in gioco è persino più alta.

93.  Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni sembrano il Muro di Berlino di oggi, ma in realtà sono solo una seccatura. Sappiamo che stanno crollando. Lavoreremo da entrambe le parti per farle venire giù.

94.  Alle aziende tradizionali le conversazioni online possono sembrare confuse. Ma ci stiamo organizzando più rapidamente di loro. Abbiamo strumenti migliori, più idee nuove, nessuna regola che ci rallenti.

95. Ci stiamo svegliando e ci stiamo linkando. Stiamo a guardare, ma non ad aspettare.

La traduzione italiana è di Luisa Carrada
www.mestierediscrivere.com

Copyright versione inglese © 1999 Levine, Locke, Searls & Weinberger.
ringleaders@cluetrain.com
Tutti i diritti riservati

www.cluetrain.com

La potenza del Web Advertising e’ nulla senza il controllo della Web Analytics

via comunitazione.it di Michela Gnemmi

Nasce il primo appuntamento italiano dedicato a chi vuole realmente controllare i risultati delle proprie campagne web. Ospite d’onore il padre indiscusso della WA, Eric Peterson.

La primavera del Web in Italia arriverà con la prima edizione di WAS – Web Analytics Strategies – che dal 17 al 18 marzo 2009, al Crowne Plaza Hotel di Milano, offrirà agli operatori del marketing e della comunicazione un’analisi degli strumenti per controllare l’efficacia degli investimenti pubblicitari su web.

WAS 2009, patrocinato dalle più autorevoli associazioni di settore, sarà il primo evento di alto profilo per incontrare gli esperti di settore e per fornire un punto d’osservazione privilegiato sulla Web Analytics, ideale per conoscere lo stato dell’arte e per anticiparne gli sviluppi futuri. Di questo, e non solo, si parlerà a Web Analytics Strategies, che apre un focus di approfondimento su temi emergenti di grande interesse e attualità nel mercato in forte crescita del Web Advertising. Mercato che, specialmente in un momento di crisi dell’economia, ha bisogno di strumenti di controllo reale dei risultati di investimenti pubblicitari on-line che diventano sempre più importanti.

Per la prima volta in Italia per il WAS 2009: Eric Peterson, il padre indiscusso della Web Analytics, CEO di “Web Analystics Demystified” e dei libri di Web Analytics più venduti al mondo.

L’evento, che vuol diventare il punto di riferimento della comunità di operatori italiani, è una conferenza dal taglio spiccatamente educational arricchita da un’area meeting. I più autorevoli operatori del settore, guru internazionali e professionisti di fama, animeranno con interventi formativi e senza forzature commerciali, tematiche di grande interesse come: Search Engine Measurement, Brand Reputation, E-mail Marketing Measurement, Mobile Marketing & Analytics e Social & Video Analytics, per il nascente mondo web 2.0.

WAS 2009 è un’opportunità unica per le aziende clienti per aggiornarsi sullo stato dell’arte della Web Analytics in Italia e nel mondo; l’evento vuole inoltre avvicinare le PMI italiane alla cultura della misurabilità dei risultati e degli investimenti effettuati sui media digitali, e sarà la risposta alle varie istanze di queste aziende proiettate in un mercato globale fortemente competitivo e propense a investire risorse in questo strumento di controllo degli investimenti di comunicazione.

L’accesso all’evento è su invito o a pagamento ed è previsto uno sconto del 20% per iscrizioni entro il 15 Febbraio 2009.

Per maggiori informazioni è disponibile il sito dell’evento www.webanalyticstrategies.com

Pubblicità in calo su Facebook

via ninjamarketing.it

Facebook, il social network con il più alto numero di iscritti al mondo (ben 130 milioni) già da un po’ di tempo è diventato un fenomeno sociale: fa pubblicare libri, orienta alcune strategie di comunicazione politica, richiama analisi di scrittori, esperti e giornalisti, facendo versare loro fiumi e fiumi di inchiostro.

È  una delle forme aggregative di massa più importanti emerse in quest’ultimo periodo sulla rete, riuscendo ad attirare utenti anche alle prime armi con l’informatica. Considerato l’emblema di una nuova era della comunicazione, che verte sui concetti di socialità globale, interattività ed estrema visibilità, Facebook è però snobbato dagli inserzionisti della rete, sempre meno disposti a spendere in pubblicità.

Facebook, come tutti gli altri social network, soffre di un basso ritorno economico, derivante da un generalizzato disinteresse degli utenti alla pubblicità offerta nelle sue pagine. Ad attestare questa situazione di crisi e le difficoltà dell’advertising on-line a decollare definitivamente, sono i dati pubblicati di recente da eMarketer, una delle società più attente ed affidabili nel rilevare le dinamiche in atto nel cyberspazio, che nel corso del 2008 ha abbassato più volte le previsioni di spesa per la pubblicità su Facebook.

Stando alle ultime stime elaborate a dicembre, il social network ha raccolto 210 milioni di dollari rispetto ai 265 milioni ipotizzati a inizio anno, con un calo del 20,8%, e per il 2009 si prevede che il taglio del budget sarà ancora più netto. Anche MySpace, il social network di proprietà della News Corp naviga in cattive acque: ha chiuso il 2008 con 585 milioni di dollari di ricavi pubblicitari, contro i 755 previsti.

In tempi di recessione, pur essendo l’intero comparto della pubblicità on-line a patire, le reti sociali sono quelle più di tutte colpite dalla crisi perché non solo non hanno saputo garantire adeguati ritorni sugli investimenti, ma non hanno ancora trovato la strada giusta per sviluppare modelli di business adeguati, in grado di valorizzare a fini commerciali e trasformare in denaro gli enormi volumi di contenuti generati dagli utenti.

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La multicanalità mette sullo stesso piano aziende e consumatori

via adnkronos.com

“L’azienda dovrebbe lasciare parte del controllo sul proprio prodotto o servizio aprendosi al cliente/consumatore per coglierne consigli e sensazioni. Far diventare il cliente partecipe della vita e delle decisioni aziendali significa raddoppiare le occasioni di business”. Andrea Boaretto, responsabile progetti area marketing della School of Management del Politecnico di Milano, parafrasa così lo slogan “Aziende e consumatori: la multicanalità lascia o raddoppia?”. “In passato ci si è illusi che il marketing potesse essere tutto, chiudere il cerchio, creare da zero il bisogno e poi soddisfarlo. Adesso servirà tornare a prodotti e servizi che diano benefici reali e positivi, altrimenti i clienti/utenti, sempre più informati ed esigenti, decreteranno il declino dell’azienda”, replica Giovanni Pola direttore marketing e vendite di Connexia.

Con già 5 milioni e mezzo di persone abituate a ricevere, gestire e confrontare informazioni provenienti da più fonti e altre 11 milioni che stanno imparando a farlo, il mercato Italia si sta evolvendo in fretta e il prossimo 29 gennaio, quando a Milano l’Osservatorio Multicanalità - progetto di ricerca condotto da Nielsen, Nielsen Online, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano - presenterà i risultati dell’indagine relativa al 2008, l’intervento del duo Boaretto-Pola sarà uno dei più ascoltati dalla platea dei già più di 700 iscritti tra manager, dirigenti e amministratori. E non solo perché illustrerà nel dettaglio come cambia l’atteggiamento delle aziende (a partire dalle top spender e le cifre in ballo hanno molti zeri) in relazione al cambiamento delle dinamiche di comunicazione, ma anche perché, sia pure indirettamente, mostrerà come e quanto tutti noi siamo stati in grado di costringere aziende, società, amministrazioni a piegarsi alle nostre esigenze. Tutto ruota intorno alla multicanalità, ovvero alla realtà di tutti i giorni, quando anche inconsapevolmente, gestiamo notizie diverse mettendole in correlazione e ci confrontiamo con altre persone. Semplicemente ascoltando la radio, leggendo il giornale, guardando la tv, navigando su internet, raccogliamo informazioni su quanto ci interessa (una squadra di calcio, una nuova legge, il film della sera, il prezzo di un televisore, l’idraulico per sistemare la doccia) e magari lo facciamo da più fonti, sempre più spesso usando il web come scorciatoia e come snodo di confronto tra le qualità di due servizi o tra due prezzi dello stesso oggetto.

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Le Web ‘08: startup e servizi dell’anno

via onemarketing.it di Luca Mori

A dicembre Parigi ha ospitato la quinta edizione di una delle più importanti manifestazioni europee sullo stato di Internet, “Le Web Paris ‘08“: per chi non ha potuto recarsi nella capitale francese, le varie sessioni erano disponibili in “live streaming” su Ustream.tv, che ha poi provveduto all’archiviazione dei materiali.

Benché l’evento fosse concentrato in due sole giornate, gli interventi e gli stimoli sono stati numerosissimi. Tra quelli più rilevanti, per chi si occupa di Web marketing in senso lato, cioè di riconfigurazione di spazi e opportunità di mercato su Internet, non si possono trascurare i risultati della Startup Competition 2008.

Al primo posto si è classificato Viewdle, una piattaforma digital media per il riconoscimento facciale, presentata come uno strumento utile a indicizzare, ricercare e monetizzare risorse video. A Viewdle (come si scopre facilmente visitando il sito) si lavora su nuove e sorprendenti tecnologie di ricerca applicate a immagini e video, pensando alle possibili applicazioni in prospettiva di targeted advertising.

Al secondo posto troviamo Webnode, un website builder online facile da usare e soprattutto free: in sostanza, un sistema per la costruzione di siti interattivi, utilizzabile senza fare alcuna installazione sul proprio computer, con la possibilità di inserire strumenti a tecnologia 2.0 (come blog e altro), gallerie fotografiche, ecc. Il tutto, vale la pena ribadirlo, gratuitamente e senza aggiunte di Ads.

Insomma, Webnote sembra ambire a diventare una killer startup per tanti sistemi CMS gratuiti quali Joomla, WordPress e simili. Questo potrà valere almeno per alcuni segmenti di utenza di tali CMS, e c’è da aspettarsi che le future entrate di Webnote potranno derivare dalla pubblicità mobilitata attorno alla community degli utenti del servizio.

Al terzo posto si è classificato Zoover, un sito multilingue di recensioni di viaggio, che dovrebbe tener d’occhio chi si occupa di Web marketing territoriale e turistico.

Per finire, il premio speciale del pubblico va a Silentale, un nuovo servizio del genere “cornice”: si tratta di un posto in cui archiviare e recuperare tutte le proprie “conversazioni digitali”.

La crisi colpisce anche la pubblicità on line, social network in primis

via mymarketing.it

Internet potrebbe essere un salvagente formidabile per alcuni modelli di business tradizionali, che nella Rete troverebbero esempi e consigli pratici per superare indenni gli effetti della crisi finanziaria globale. Uno dei punti focali teorizzati dal giapponese Joichi Ito, guru dell’informatica e di Internet considerato dal World Economic Forum uno dei 100 “leader globali del futuro”, verte sul fatto che il Web ha abbattuto i costi della distribuzione delle informazioni e il cardine delle attività di business non deve più essere fondato sul come diffonderle ma sul come selezionarle, individuando gli utenti idonei a riceverle. Internet, dice Ito, crea costantemente forme nuove di business partendo dalla gratuità della distribuzione dei contenuti e Google, che offre gratuitamente i suoi servizi (dalla ricerca alle mappe) e vive di pubblicità, è ovviamente un esempio d’eccellenza. In tempi di crisi, però, anche la Rete offre il fianco a minacce che possono seriamente ridimensionare la crescita del Web advertising, per quanto lo strumento costituisca una forte attrattiva per inserzionisti “delusi” dal mezzo televisivo o dalla carta stampata. I media digitali non sono quindi immuni dalla recessione e a confermarlo sono i dati – relativi agli Stati Uniti - pubblicati di recente da una delle società più attente a rilevare le dinamiche in atto nel cyberspazio, e cioè eMarketer.

Sotto la lente di ingrandimento degli analisti è finito in particolare il fenomeno del Web 2.0 per antonomasia, il social networking, sempre più al centro dell’attenzione di addetti ai lavori e non e mai avaro di contraddizioni. Facebook – oltre 120 milioni di utenti nel mondo e 60 miliardi di pagine visitate al mese – è l’emblema di una nuova era della comunicazione, che verte su socialità globale, interattività ed estrema visibilità. Strano a credersi, ma i siti di social network non sono certo un riferimento per gli inserzionisti della Rete. Anzi. Proprio eMarketer ha abbassato più volte nel corso del 2008 le previsioni di spesa per l’advertising su Facebook & Co. e stando alle ultime stime elaborate in dicembre nell’anno appena concluso aziende e centri media statunitensi dovrebbero aver raccolto 1,2 miliardi di dollari, contro gli 1,4 miliardi stimati a giugno. Per il 2009, il taglio dei budget rispetto alle iniziali previsioni è ancora più netto: il livello di investimenti per i prossimi dodici mesi si attesta infatti attorno agli 1,3 miliardi di dollari, mezzo miliardo in meno circa di quanto a suo tempo profetizzato. Numeri che rimangono importanti – pensiamo per esempio al fatto che la pubblicità on line in Italia raggiunge gli 850 milioni di euro nel suo complesso – ma che testimoniano i limiti dell’advertising su Internet nel decollare definitivamente. Rispetto agli altri media (giornali e TV) la reazione alla crisi è sicuramente migliore ma resta in sostanza il fatto che tanto l’intero comparto della pubblicità online quanto le reti sociali in modo particolare non significano ancora per molte aziende un sicuro ritorno sugli investimenti.

Nel caso specifico dei vari Facebook, MySpace, Linkedin e via dicendo ciò che preoccupa gli analisti (e il messaggio è decisamente in contrasto con quello di molti esperti di marketing) è l’incertezza che ruota intorno all’efficacia pubblicitaria di questi siti, alla loro capacità di valorizzare a fini commerciali gli enormi volumi di contenuti generati dagli utenti. I numeri che fotografano le difficoltà dei più gettonati siti di social network parlano di fatto da soli: MySpace, di proprietà della News Corp. di Rupert Murdoch, dovrebbe aver chiuso il 2008 con 585 milioni di dollari di ricavi pubblicitari, rispetto ai 755 milioni di dollari previsti. Facebook se la passa anche peggio perché se le stime di eMarketer sono corrette si è dovuta accontentare di 210 milioni, contro i 265 milioni previsti a inizio anno. Anche la faccia più splendente del Web 2.0, insomma, ha le sue belle gatte da pelare e i prossimi dodici mesi saranno una sorta di prova della verità. Tornando alle teorie di Ito, i social network sono sicuramente un’irrinunciabile opportunità sociale ed economica, una base di partenza per la creazione di modelli di business credibili, ma almeno per ora hanno “fallito” la prova del campo e del mercato. Il rischio di una nuova bolla come quella del 2000 (anche se qualcuno l’ha predetta) sembra scongiurata ma ha forse visto bene il Commissario europeo per la società dell’informazione Viviane Reding nell’auspicare la definizione di normative dedicate al fenomeno. Normative che avrebbero l’obiettivo di strutturare i social network su basi più solide e renderli meno esposti alle forti oscillazioni del mercato, così da attirare l’attenzione (e gli investimenti) di una vasta comunità di aziende.

Per un 2009 da leoni..

Lectio magistralis
30 marzo 2004
Università di Trento - Facoltà di Sociologia

Mi vergogno. Non c’è molto da dire. Voi mi premiate, mi concedete questo riconoscimento, e io mi sento un ladro, che vi deruba della vostra fiducia.
Eppure, prima che cambiate idea, non posso fare a meno di accettare le vostre lusinghe.
Come sempre, a ogni vittoria corrisponde una sconfitta. E io non so mai da che parte stare: con i vinti o con i vincitori.

La vergogna è un sentimento sano, e anche ingiustamente disprezzato. Da qualche parte ho letto che là dove l’uomo arrossisce, inizia il suo essere più nobile. Tra tutti gli animali, siamo gli unici a provare imbarazzo, o se non altro gli unici a dimostrarlo. La vergogna, forse, è un modo discreto per uscire dall’anonimato: quel volto che prima ci appariva identico agli altri, di colpo è riconoscibile, viene visto, le guance tinte di imbarazzo.

Ho molte ragioni per essere imbarazzato oggi, qui di fronte a voi. A scuola – è inutile tenervelo nascosto – sono stato un alunno terribile. In terza elementare, alla fine dell’anno, insieme alla pagella mi hanno dato il libretto di lavoro: avevo passato così tanto tempo in corridoio che mi avevano assunto come bidello.

E ora mi ritrovo in cattedra. È un ruolo che proprio non mi si addice. Anzi, se non fosse per voi, non sarei nemmeno qui. Ciò mi rassicura un poco, perché ancora una volta posso condividere un successo, o l’ennesimo fallimento, con alcuni complici, più o meno volontari.

Questa, in fondo, è una laurea che date prima di tutto a voi stessi, alla vostra magnanimità, e, in secondo luogo, a chiunque abbia condiviso parte del mio lavoro e delle mie insicurezze. In realtà questa lezione dovrebbe essere un semplice elenco, come i titoli di coda di un film.

Io, senza gli altri, non sono nessuno. Sono davvero vuoto. Anche questo discorso l’ho scritto insieme a un amico, rubando qualche frase qua e là. È dai tempi della scuola che vado avanti così: la mia maestra si arrabbiava perché non avevo neanche la furbizia di copiare dagli studenti più bravi.

Come vedete, sono un pessimo modello. A volte credo persino che il mio lavoro incarni alcuni valori dei quali dovremmo essere imbarazzati. Ma l’arte è uno specchio: ci restituisce l’immagine di ciò che siamo, o di ciò che diventeremo. E gli specchi attraggono, anche quando sono poco lusinghieri.

A guardarlo così, riflesso nello specchio dell’arte, il mondo non è che sembri un posto particolarmente accogliente. Nell’arte e nella realtà, a volte il mondo ci appare come se fosse temporaneamente nelle mani di un dio sbagliato, mentre quello vero se ne resta fuori dal gioco. Sono un pessimista forse, ma allo stesso tempo credo che nel mondo ci siano molte altre consolazioni da cui trarre beneficio: amore, cibo, musica, l’immensa varietà di lingue e di facce, e poi il brusio continuo delle immagini.

Ecco, forse dovrei parlarvi delle immagini, perché dopo tutto è con le immagini che parlo. Se sono finito a fare l’artista – qualsiasi cosa questo significhi – deve essere stato proprio per trovare una via di fuga dalle parole: un modo per inventarsi un linguaggio che fosse più mio. Non che poi abbia inventato chissà che: anzi, a volte mi sono accontentato di spostare un’immagine da un posto all’altro, semplicemente. È un piccolo cortocircuito che si crea in queste situazioni, dal quale possono scaturire mille scintille, anche pericolosissime.

Forse delle immagini mi affascina proprio questa ambiguità: la possibilità di non controllarle mai fino in fondo. Non so esattamente perché, ma mi sembra sempre che le immagini non appartengano mai a nessuno e che invece siano lì, a disposizione di tutti.

A differenza delle parole poi, le immagini mi sembra che pretendano sempre un’interpretazione. Con le parole puoi dire Sì o No, con le immagini le cose si fanno più complicate. Anzi, se avessi il coraggio di insegnare qualcosa, direi: “Diffidate sempre delle immagini univoche”. Le immagini a senso unico sono spazzatura per gli occhi e per il cervello: inquinamento visivo allo stato puro.

Le immagini che mi interessano di più sono quelle che non capisco. O meglio, quelle che sembrano contenere in sé una molteplicità infinita di significati. Non so nulla di sociologia, ma forse le immagini che mi piacciono davvero – e poco importa che siano mie o che le abbia create qualcun altro – sono abbastanza simili a ciò che voi chiamate società, o se non altro sono simili a ciò che mi ostino a immaginare come una società ideale: sono un coro di voci, un frastuono di interpretazioni e suoni discordanti, che misteriosamente trovano un equilibrio. E per di più questo equilibrio non è fondato su alcuna gerarchia: nessuna voce sovrasta le altre, nessuna interpretazione può avocarsi un diritto di superiorità, nessun suono è rumore. Le immagini migliori sono come tante piccole torri di Babele che restano misteriosamente in piedi: tremano forse, ma non crollano. Anzi attingono nuova forza dalle continue oscillazioni che scuotono le loro fondamenta.

Dalle immagini ho anche imparato qualcosa sul mondo: ho imparato ad accettare tutto. E soprattutto ho imparato a non sottovalutare nessuno. Non posso certo illuminarvi sulla nostra società: ne sapete molto più voi. Eppure posso testimoniare che non c’è persona che non sia in grado di cambiarti la vita. Preso a piccole dosi, l’uomo è un animale piuttosto straordinario, capace di dissennati gesti di generosità, a volte al limite dell’autolesionismo.

Anche questa laurea ne è una dimostrazione: in fondo è come entrare a far parte di un club esclusivo, che se ha accettato la mia nomina poi così esclusivo non doveva essere. Ecco ciò che mi piace di questa laurea, e di cui vorrei ringraziarvi davvero: per un attimo, tutti questi professori, e tutti i professori nel mondo, e i professori dei professori, ecco tutti mi sembrano più vicini, e se sono più vicini a me, allora significa davvero che possono essere più vicini a tutti.

Per me questa laurea non e’ una promozione: non sono io che mi innalzo, forse sono i professori che hanno deciso di declassarsi, di abbassarsi al mio livello. E mi sembra un buon segno: un modo per riavvicinarsi, per mescolare le carte.

Mia madre diceva che senza un pezzo di carta non si arriva da nessuna parte. Mentre vi ringrazio, non posso tenervi nascosto di essere terrorizzato a morte: spero che questa cerimonia non segni un punto di arrivo. Mi piace credere che sia solo una tappa, non il capolinea.

Non so a chi si diano di solito le lauree ad honorem, o le lauree in generale, ma spero siano destinate a chi ha ancora voglia di imparare, e non a chi crede di sapere già tutto.

Maurizio Cattelan

Gli utenti dei social network e la pubblicità, un rapporto difficile

via ondamultimediale.blogosfere.it

Secondo la società di analisi IDC, oltre la mentà dei consumatori Statunitensi con accesso a Internet fa uso di servizi di social network, come Facebook e MySpace (e Codice Internet), e la penetrazione continua a crescere. I consumatori passano inoltre sempre più tempo a navigare in rete e ricorrono sempre di più ai siti di social networking , rendendoli un target appetibile per la pubblicità online. 

IDC ha trovato che gli utenti passano davvero tanto tempo incollati ai social network. Oltre tre quarti degli utenti visitano i siti di social networking almeno una volta alla settimana, e non meno del 57 % lo fa tutti i giorni. Durante ciascuna sessione, gli utenti passano almeno 30 minuti, o restano collegati permanentemente, e il 38 % passa almeno un’ora piena per sessione.

Esistono quattro ragioni principali perchè cisì tanti utenti sono letteralmente drogati da Facebook e compagnia bella.

connettersi e comunicare;

perchè ci si lascia convincere da colleghi e amici ad entrarci;

per svagarsi,

per scopi legati al proprio lavoro (eh si, i social network, strano ma vero, sono usati anche a scopi professionali).
Ma per i social networker non c’è spazio per la publicità. Infatti, a quanto pare, gli utenti dei social network non sono attenti e neanche vedono di buon occhio banner ed affini.

I banner pubblicitari presenti sui siti di social network ricevono in assoluto meno clic di qualsiasi altra forma di pubblicità online, a dispetto del numero di utenti che li popolano. In generale nel Web il 79 % di tutti gli utenti ha cliccato almeno una volta su un link pubblicitario nel corso di quest’anno, contro il 57 % degli utenti dei social network. I dati sono ancora più sconfortanti se si considerano gli acquisti fatti online dai social networker: appena l’11 %, contro il 23 % dell’intero Web.

Una delle possibili ragioni, ipotizzano gli esperti è che gli utenti dei social network cercano e si scambiano più che altro contenuti generati dagli utenti stessi (UGC o User Generated Content), piuttosto che contenuti prodotti professionalmente. Uno dei potenziali per chi si occupa di marketing è sfruttare i collegamenti degli utenti per trasmettere un messaggio. Si tratterebbe di “social advertising”, una nuova forma di pubblicità. Tuttavia, l’idea è ancora allo stato embrionale. In più, in base all’analisi IDC, solo il 3 % dei social networker nordamericani acconsentirebbe a far usare i propri contatti per scopi pubblicitari.

Secondo IDC, ci saranno tempi magri per la pubblicità sui social network, finchè i fornitori di questi servizi riusciranno a far fare agli utenti qualcosa di diverso che semplicemente comunicare fra di loro. Dovrebbero piuttosto diventare una sorta di portali, come Yahoo o MSN.

dedicato al Natale dei più buoni..

L’augurio è.. che almeno a Natale, risvegliate le vostre coscienze e siate più coerenti.
 
Ogni volta che si avvicina questa ricorrenza sentiamo ripetere sempre “A Natale siamo tutti più buoni.”
Se si è buoni, bisogna esserlo sempre e non solo un giorno all’anno. Se si è cattivi non si può diventare buoni all’improvviso per un solo giorno,
e passato quel giorno ritornare ad essere come si è sempre stati, perchè se così fosse sarebbe solo un atteggiamento di falsità e non di bontà.

Socrate diceva che “nessuno pecca volontariamente” e “chi fa il male, lo fa solo per ignoranza del bene”. Platone, Alcibiade minore, 143a-144b
Con questo egli voleva intendere che chi compie il male non lo fa volontariamente, ma solo perchè non conoscendo il “vero” bene, fa ciò che per lui è bene.
 
(pensiero condiviso e locato per tre giorni e per mancanza di tempo_via marco calatozzo http://marcocalatozzo.wordpress.com)
 
http://www.dbtgroup.it/frightbeforechristmas.htm
 
 
l’augurio di un Natale sincero e un 2009 da leoni..
Turi Di Bella

[mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso

via minimarketing.it di Gianluca Diegoli

Da oggi c’è in giro un libro (elettronico, per il momento :) che si chiama [mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso, in download gratuito, pubblicato con tanto di ISBN a cura di Simplicissimus Book Farm, e che tra l’altro proprio in questo momento è nel ruolo di guest book all’inaugurazione virtuale del nuovo sito di Apogeo.

Aziende, un marketing 2.0 paga allo scaffale!

via adnkronos.com

L’Osservatorio Multicanalità, un centro di ricerca nato da una partnership fra Nielsen, Nielsen Online, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano, vuole indicare alle imprese le strategie di comunicazione per rivolgersi a quella quota crescente di clienti cui non dispiace affiancare internet e il cellulare a media tradizionali come tv e giornali

5,5 milioni di consumatori ‘multicanale’ nel Belpaese. E altri 11,8 milioni di italiani pronti a diventarlo. Non solo quindi navigatori del web 2.0, ma anche consumatori 2.0, un fenomeno dal quale le aziende non possono più prescindere. Lo evidenzia il rapporto 2007 dell’Osservatorio Multicanalità, un centro di ricerca nato dalla partnership fra Nielsen, Nielsen Online, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano proprio per indicare alle aziende le più efficaci strategie di marketing per fare comunicazione tenendo conto dei nuovi canali di comunicazione. Accanto ai media tradizionali come tv, radio e carta stampata, infatti, la comunicazione deve correre anche su internet e telefoni cellulari di nuova generazione.

Al centro di questo nuovo mondo 2.0 c’è il cosiddetto consumatore ‘multicanale’, un soggetto propenso a cercare informazioni utilizzando tutte le possibilità: dal volantino al contatto con i commessi del punto vendita o con i call-center, dal sito web del produttore ai blog, i forum, le comunità online, fino agli mms e sms sul telefonino. Cerca il contatto con l’azienda in tutte le fasi del processo d’acquisto e, pur essendo poco sensibile al messaggio pubblicitario tradizionale, può diventare esso stesso un veicolo di comunicazione per l’azienda, quando condivide la sua soddisfazione per un prodotto sui blog, sui forum: cioè gli stessi canali che aveva utilizzato per informarsi prima dell’acquisto. Di qui la necessità per le aziende di fare attenzione alla possibilità di trasformare i clienti in trend-setters.

Il compito dell’Osservatorio quindi è capire quanti sono i consumatori ‘multicanale’ per suggerire alle aziende le strategie più efficaci da adottare nei loro confronti. Gli studi sono condotti su panel Nielsen Homescan, un campione di 3000 famiglie italiane per un totale di 7000 persone con età superiore ai 14 anni. Un grande lavoro di raccolta dati e analisi, che impegna l’Osservatorio per svariati mesi.

Il progetto 2008, che vanta main sponsor quali Ibm Italia, Microsoft Advertising, Vodafone e Secondamano.it gli sponsor principali, si pone come obiettivo quello di analizzare se e quanto il fenomeno della multicanalità si stia evolvendo, ma soprattutto se e come le aziende si stiano adeguando a ciò. Cioè di rispondere alla domanda: “Aziende e consumatori: la multicanalità lascia o raddoppia?”

L’importate è crederci

via spotandweb.it di Gaia Giordani e Stefania Salucci

Alla vigilia di Eurobest, quattro grandi direttori creativi mettono in discussione gli assiomi del mestiere.

Il futuro della pubblicità non è più quello di una volta. Ce ne stiamo andando allegramente giù per il dirupo del ridicolo. La pubblicità italiana si è immolata al tubo catodico come a un totem. La bodycopy non la legge nessuno. L’execution conta poco o niente. Internet non è un new media. Sedersi sugli allori fa venire i foruncoli sulle natiche. Il consumatore si è evoluto, guai a considerarlo un target. Le marche devono dare al pubblico ciò che chiede. È necessario trovare un’idea capace di coinvolgere tutti. Facciamo un virale su youtube. Siamo ancora in tempo per invertire la tendenza che ci fa apparire rinunciatari di fronte alle innovazioni. Possiamo anche aspettarci delle ottime notizie.

Marco Ferri, storico direttore creativo, oggi consulente, insegnante e opinionista, crede che la pubblicità in Italia sia brutta, stupida e faccia pena e che l’unico antidoto al conformismo sia creare attorno ai creativi un ambiente favorevole alla nascita di nuove idee.

Lei ha seguito numerosi clienti internazionali. Esiste una creatività europea? Se sì, per cosa si caratterizza rispetto alla creatività americana, o asiatica, o africana?
“Poiché la presenza sul mercato globale delle marche made in Usa ha fatto scuola, è abbastanza complicato immaginare che esista una comunicazione commerciale di stampo continentale. Basti pensare alle grandi holding finanziarie che posseggono le più importanti sigle della pubblicità quotate in borsa. In questo senso, quando parliamo di pubblicità europea ci riferiamo soprattutto a quella generata in Gran Bretagna e in Francia e in parte in Germania. Si tratta di paesi che hanno un posto solido nella globalizzazione, perché le loro aziende si sono da tempo internazionalizzate, e le loro agenzie hanno fatto network, a seguito della globalizzazione dei loro clienti e della commercializzazione dei prodotti su più mercati. Anche dal punto di vista della cultura della comunicazione commerciale, fare network ha finito per significare l’annullamento delle caratteristiche stilistiche, derivanti dalla cultura specifica di un paese, di un continente. Il capitalismo globale fa presto a fare a meno di tutto ciò che non gli è utile. La pubblicità si è adeguata: la creatività è di un megabrand, non di un paese, figuriamoci di un continente”.

L’Italia come si “posiziona”, creativamente parlando, in Europa?
“La pubblicità italiana è l’unica in Europa, ma anche nel mondo che ha una caratteristica peculiare, riconoscibile, inimitabile: è brutta, stupida, fa pena. E’ arroccata, con le unghie e con i denti all’ultimo banco, e come il più ottuso dei ripetenti, se ne vanta. Come la scema del villaggio globale, la pubblicità italiana continua infarcire la tv di migliaia di spot, si è immolata al tubo catodico come a un totem. Ha perso il senso della realtà, più è ossessiva più è distante dalla mente dei consumatori. Siamo il paese con la più alta concentrazione di pubblicità televisiva, ma siamo anche il paese che in Europa soffre di più la crisi dei consumi. Come un gregge senza pastore, ce ne stiamo andando allegramente giù per il dirupo del ridicolo. Comunque, segnali della consapevolezza di un approccio più moderno ci sono, bisognerebbe tenerli d’occhio con più attenzione: penso a Draft/Fcb, a Brand Portal o ad Altavia. Da quelle parti possono venire stimoli rigeneratori del nostro mercato”.

Di chi è la colpa se la pubblicità italiana è brutta, stupida, fa pena? Dei creativi, dei clienti o degli italiani?
“Parlavo di questo con Hans Suter, la S della mitica STZ. Mi diceva che quando, anni fa, era andato per la prima volta a New York, era rimasto terribilmente deluso dalla pubblicità americana, print, tv, outdoor, tutto. Forse si sentiva condizionato dalle grandi campagne americane che conosceva, ma che tutte queste belle campagne non rappresentavano più dello zero virgola per mille della comunicazione commerciale, questo non se lo sarebbe l’aspettato. Secondo lui, e mi pare di essere d’accordo, l’unico paese che è un poco diverso è la Gran Bretagna, così come avevano e forse ancora hanno un serbatoio enorme di attori bravi così avevano e forse hanno ancora un serbatoio enorme di art director e
copywriter. Questo favorisce che la buona qualità arriva anche a livelli più estesi. Credo che non sia più tempo della ricerca delle colpe, quanto sia urgente investire nei creativi, creargli intorno un ambiente favorevole alla creazione di nuove idee. E’ l’unico vero antidoto al conformismo,
a quella diffusa dittatura dell’autocensura che ha fatto retrocedere in serie B la nostra creatività, una mediocrità che arriva anche nei concorsi internazionali. Siamo ancora in tempo per invertire la tendenza che ci fa apparire rinunciatari di fronte alle innovazioni e refrattari alla sfida nei confronti di regole che sono superate dai fatti economici, sociali e culturali di questi primi otto anni del Terzo millennio”.

Cosa possiamo aspettarci dall’Italia in occasione di Eurobest?
“Che non ci caccino, una volta per tutte.

E cosa può dare Eurobest all’Italia?
“L’ennesima lezione, come succede ormai in tutti i consessi internazionali, a cominciare dal festival di Cannes.
Ormai siamo un lontano cugino un po’ intronato del mondo della pubblicità, di quelli che si sopportano, perché tanto non c’è proprio niente da fare. Ogni volta torniamo a casa piagnucolando come mocciosi, poi tiriamo su col naso e ricominciamo a fare le stesse cazzate di prima”.

continua..

I giovani sono veramente Brand-Resistant?

via ninjamarketing.it

La fascia di consumatori dai 18 ai 24 anni è ben definita da caratteristiche particolari: è notoriamente mediatizzata, utilizza moltissimo Internet e il cellulare. Per quanto riguarda le dinamiche di Word of Mouth Marketing inoltre, questi giovani non sono refrattari ai brand, anzi sono ben disposti a passare parola sui marchi che amano.È questo uno dei risultati della ricerca “Giovani allo scoperto”, condotta da Synovate a giugno e luglio 2008.

Relativamente al brand engagement on line, il 28% degli intervistati ha parlato di un marchio in forum di discussione, il 23% ha messo contenuto brandizzato nel profilo instant messaging e il 19% lo ha aggiunto sulla home page del sito personale o sul proprio profilo in un social network.

Quasi la metà afferma di cliccare sull’advertising online e il 18% accede a informazioni su marchi o prodotti tramite portali. Quasi un quarto degli intervistati, negli ultimi mesi, ha caricato annunci su social network o video in siti on line.

“I giovani non vogliono semplicemente sentirsi a proprio agio con i brand” ha detto Julian Rolfe, global manager a Synovate, “ma associare il proprio nome a quello dei marchi che reputano “cool” ed è questa la ragione per cui li vediamo inserire contenuti brandizzati su social network e programmi di IM”.

continua..

L’idea creativa, antidoto per affrontare la crisi

via dailyonline.alice.it di Davide De Vecchi

The Idea Conference organizzato a NY da Advertising Age e Creativity traccia un vademecum per orientarsi

Tutti dicono che il 2009 sarà un anno di crisi. E probabilmente non attribuiscono al temine quel significato di “deviazione” che affonda le radici etimologiche nella Grecia antica. Piuttosto, questo ampio fronte di osservatori ed esperti di economia si riferisce al senso più corrente e concreto del termine, afferendolo alla situazione davvero critica del mercato. Viene, allora, utilizzato il termine crisi per indicare la condizione di debolezza estrema del sistema economico globale, con il trasferimento della riflessione in un contesto deficitario e severamente limitato in chiave di produttività, acquisti, consumi, tenore di vita.
Certo, il concetto di deviazione rimane insito in questa visione allargata della crisi, ma resta forte l’accento generale sulla regressione del contesto economico e finanziario, con ricadute pesanti sul livello di benessere delle persone.
E questo vale in ogni parte del mondo. Lo sanno bene anche i tecnici della comunicazione, alle prese da parecchi mesi con budget che si restringono a vista d’occhio e continue complicazioni di matrice finanziaria a intaccare quella quotidianità creativa e ispirata che dovrebbe aiutare le aziende, alla fine, a produrre maggiori atti d’acquisto da parte delle persone.
La domanda, a questo punto, discende naturale: ma quanto incide questa crisi sull’aspetto creativo che caratterizza gran parte della produzione pubblicitaria? Di questo, e di altri temi legati allo status della creatività in un frangente così delicato come appare questo secondo semestre 2008, si è parlato in profondità a New York nel recente congresso mondiale dal titolo “The Idea Conference”, organizzato al Terminal 5 della 56ª Strada, nel cuore della Big Apple, da due grandi testate specializzate americane - Advertising Age e Creativity - e l’ausilio di un prestigioso sostenitore commerciale come il gold sponsor Yahoo!. L’appuntamento newyorkese dedicato all’estro creativo e ai suoi trend emergenti ha avuto modo di allineare nomi importanti del gotha pubblicitario mondiale. Sono stati invitati a discutere grandi personaggi del calibro di David Rockwell, architetto ritenuto tra le principali menti creative nel proprio campo, al fianco di autentici talenti della comunicazione pubblicitaria come David Droga e Alex Bogusky. E ancora veri cultori dell’idea vincente e ipercreativa, da applicare nei campi d’azione più diversi come Paul Bennett, chief creative di Ideo, o Terry McBride di Nettwerk. Inoltre, altre poltrone di prestigio erano occupate da protagonisti della media industry come David Verklin, chief executive officer di Carat Americas, o Craig Neville-Manning, chief engineer del gigante Google.
Si è parlato molto di quali potranno essere le risposte dell’universo creativo di fronte alla crisi che avanza in modo potente e incontrollabile, dei riflessi che la massiccia e prolungata flessione dei consumi avranno anche sull’advertising e, soprattutto, della natura creativa delle sue applicazioni. Molti dei migliori talenti che la industry della comunicazione ha saputo coltivare in questa fase di inizio secolo erano, dunque, presenti a New York e dal loro meeting è scaturita una sorta di vademecum per orientare tutta la filiera pubblicitaria internazionale rispetto ai temi più attuali di cui il mondo industriale imperniato sulle promotion activity e la brand reputation non si potrà disinteressare.
Che il pensiero creativo fatto di innovazione e avanguardia fatichi a imporsi e a divenire parte fondamentale del patrimonio collettivo dell’establishment è qualcosa che in molti hanno avuto modo di notare. In uno scenario di venti contrari alla crescita, di ridimensionamento dei piani d’investimento e di minore utilizzo della capacità creativa delle strutture specializzate e dei singoli, proprio l’aspetto della diffusione di innovazioni e idee originali risulta fortemente penalizzato. In molti, nell’assise newyorkese, hanno voluto affermare come indispensabile il fatto che le idee, ancora di più in un momento complesso e problematico come quello di oggi, debbano originarsi sulla base di una solida piattaforma per lo scambio e l’utilizzo di conoscenza; una piattaforma sulla quale le idee possano crescere, svilupparsi ed essere condivise, comunque, in maniera disciplinata. In pratica, si è voluto riaffermare in modo diffuso che il processo di sviluppo di una strategia comunicativa adeguata ai bisogni reali di un brand non può restare troppo distante da una logica di investimento costante sulle tecniche di creazione di ogni messaggio pubblicitario. Se in altre occasioni era stato posto l’accento più forte sulle modalità del “cosa” è importante dire, l’obiettivo di questo appuntamento è stato piuttosto indirizzato a definire il “come”, certamente in un contesto in cui la comunicazione integrata è sempre più diffusa. E questo argomento è stato affrontato anche attraverso l’analisi delle principali tecniche creative impiegate per realizzare idee media, per così dire, neutrali, che possano creativamente essere declinabili su un’ampia piattaforma di mezzi: tv, radio, stampa, viral, digital, mobile e così via. Dall’ampia base di contributi emersa è conseguita anche una griglia di elementi destinata a influenzare la sfera produttiva della pubblicità, in ogni sua forma, nel corso del prossimo anno. E come tutte le letture dedicate ai trend, si tratta di spunti il cui aspetto rilevante sta nella natura anticipatoria. Insomma, tendenze già in atto, ma forse non ancora del tutto comprese o tenute nella giusta considerazione. Trend già presenti tra noi, magari nascosti nel vivere quotidiano, ma pronti a insidiare in modo molto più significativo le nostre abitudini e il vissuto pubblicitario di un domani che è già qui.


Nove trend che influenzeranno l’advertising nel 2009

1. Bellezza + performance + sostenibilità
Ecco un primo passo per orientare l’estro creativo nella giungla, a volte inestricabile, della comunicazione sfuggente che caratterizza la post-modernità: i brand veramente innovativi non possono dimenticare di produrre messaggi che sappiano prendersi carico di tre “commitments” ormai necessari. Stiamo parlando della bellezza, della funzionalità e della volontà di non contribuire a proseguire nella distruzione del mondo, l’unico che abbiamo. Dunque, sì all’estetica, ma senza dimenticare le performance. E un occhio di riguardo per la tematica ambientale e l’eco-sostenibiltà.

2. Destrutturare e poi ricostruire
Allora: per avere successo nella creazione di un’impresa serve una comunicazione che sappia destrutturare gli elementi del business e guardare all’essenza. Si lavora, ormai, in contesti iper-specializzati: e va bene. Ma quel che conta è poi rimettere insieme tutti i pezzi e arrivare al cuore valoriale dell’offerta. Oggi, ma soprattutto domani, la pubblicità dovrà farsi carico di questo e saper trasmettere una simile idea di processo, fatta di frammentazione e riunificazione.

3. All designs go on the wall
L’inglese, in certi casi, è perfetto per rendere l’idea. E anche un po’ intraducibile. Comunque, proviamo a riassumere così: tutti i contributi creativi devono giocare sulla trasparenza. Sulla verità. Sulla condivisione.

4. Regala le tue scarpe!
Siamo in piena fase recessiva, ma il cause related marketing non tramonta. Anzi, prolifera. Tutte le principali ricerche effettuate sulla reazione dei consumatori alla crisi e alle modalità di esposizione ai media in questa stagione arida di benefici economici concordano sulla propensione delle persone a sostenere cause sociali. Così, il “social” diventa aspetto preponderante per affari di successo. E tutto questo va comunicato senza indugi.

5. Accesso, non possesso
La musica è da sempre elemento trainante per il mood pubblicitario. E lo sarà sempre di più, anche il prossimo anno. Ma c’è molto altro. Ripercorrendo la storia delle grandi innovazioni musicali sul fronte dei mezzi di veicolazione del suono è stato posto l’accento sulla reale esigenza di questi anni, da trasferire sul fronte della comunicazione e della verve creativa: conta l’accesso alla musica, non il suo possesso.

6. Riciclo, dunque sono!
Tutto può arrivare dalla spazzatura! Incredibile a dirsi, figuriamoci a comunicarlo. Ma la creatività, anche in modo figurato, ormai si è traslata su questo piano. Ci sono grandi idee che nascono, crescono, vivono e prolificano interamente all’interno di un processo di riciclaggio della materia. Qualcosa che non esiste in natura diventa oggetto, progetto, impresa. E anche creatività. Fatta per durare. E colpire.

7. Tradizione e innovazione
Sembra banale, ma non lo è: nessuno può reinventare la ruota. Nessuno può scendere dalle spalle dei giganti creativi che l’hanno preceduto. Da lassù, però, si può avere lo sguardo più lungo. Da quel luogo privilegiato può ripartire la dimensione evocativa del linguaggio tecnico-creativo. Ci si muove, però, nel solco della tradizione, perfino producendo qualcosa di assolutamente innovativo e apparentemente senza precedenti.

8. Competition is competition
Prendiamo un’innovazione, magari realizzata per riempire un vuoto, un bisogno sociale, un’esigenza di consumo. Ebbene, una volta immessa sul mercato, la nuova proposta, che era nata per soddisfare un’esigenza ben precisa, a volte in contesti deboli del mercato o addirittura esclusi, finisce per alimentare l’estro produttivo di eventuali concorrenti: parte la rincorsa, a tratti l’emulazione. Può succedere che i prezzi di un prodotto scendano, proprio a causa della maggiore disponibilità di gamma; o che le sue performance aumentino per la stessa ragione: più competitività. Che la creatività impari da questo.

9. Milton Friedman si sbagliava
La crisi economica globale ha bisogno di rinnovati approcci al business. Durante “The Idea Conference” sono stati presentati numerosi esempi, tutti sfociati in ambito creativo, di come si possano affrontare i fenomeni degenerativi della modern economy sfruttando nuove modalità di pensiero legate a una rinascita della responsabilità sociale e del ruolo dello Stato e delle istituzioni, un po’ in antitesi con il sistema che il Nobel per l’economia del 1976 ha sempre divulgato e che ha pervaso di principi iper-liberisti la politica e le economie occidentali. E qui inizia un’altra storia. Meno creativa ma tanto, tanto importante.

Nel largo consumo si fa strada la pubblicità digitale. E le grandi marche studiano nuove forme di coinvolgimento

Reed Exhibitions Italia di Flaminia Parrini

Il 70% degli italiani decide la marca del prodotto da acquistare davanti agli scaffali e il 54% si farebbe aiutare nella scelta dalle nuove forme di pubblicità digitale di prossimità.

Sono questi i principali risultati di una ricerca sul “digital signage” condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano e presentata ieri al convegno di apertura di Viscom Visual Communication, la principale manifestazione in Italia per il mondo della comunicazione visiva, fino al 15 Novembre a Rho Fiera.E’ una nuova forma di pubblicità, innovativa e dinamica. E utilizza esclusivamente tecnologie di ultima generazione. Si chiama digital signage e coinvolge i potenziali consumatori di beni di largo consumo con strumenti come avvisi pubblicitari interattivi, videoposter, schermi elettronici, videoproiettori e dispositivi mobili, soprattutto all’interno dei punti vendita.
In Italia queste forme di advertising multicanale di prossimità sono ancora agli esordi e poco integrate in un piano strategico di iniziative di marketing mix, ma molti nostri connazionali si dichiarano già oggi ben disposti a farsi influenzare proprio da questi strumenti quando si trovano davanti agli scaffali di negozi e ipermercati.Il forte interesse nei confronti delle nuove forme di promozione e pubblicità sul punto vendita è uno dei principali risultati della ricerca “Come il digital signage cambia le strategie di marketing delle imprese del nostro Paese” , condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano, e presentata ier nel corso del convegno di apertura di Viscom Visual Communication – la manifestazione di riferimento per il mondo della comunicazione visiva - in programma fino a sabato 15 novembre in Fiera Milano Rho, padiglioni 1 /3.In linea generale, l’indagine sottolinea che i consumatori italiani sembrano gradire, e molto, le tecnologie nel punto vendita: sia quelle che rendono più veloce il fare la spesa - come casse self service, personal digital assistant e carrelli intelligenti -, sia quelle che rendono più piacevole e coinvolgente l’atto di acquisto – come le tecnologie di prossimità, che integrano Digital Signage, Bluetooth e periferiche mobili per personalizzare in tempo reale i messaggi inviati dalle “vetrine” di nuova generazione. Questo perché il consumatore italiano è sempre più bombardato da messaggi informativi che arrivano da diverse fonti e tende a spostare il processo decisionale sempre più in prossimità o al momento dell’acquisto.“Le tecnologie di prossimità offrono nuove opportunità di interagire e coinvolgere il cliente emozionalmente e in un’ottica bidirezionale, sono ideali per colpire la fascia più evoluta, con la più alta potenzialità di spesa, a maggior reddito e cultura della popolazione italiana. Tecnologie che vanno ad integrare i mezzi tradizionali e richiedono da parte delle aziende un cambiamento sia a livello di cultura all’innovazione sia, soprattutto, a livello di opportunità di marketing”, ha dichiarato Giuliano Noci, Ordinario di Marketing presso il dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano e coordinatore della ricerca.

I dati della ricerca presentata oggi confermano una tendenza già evidenziata da altre due indagini sul tema. La prima è quella condotta dall’Osservatorio Multicanalità 2007, secondo la quale il punto vendita, rappresenta di gran lunga la prima fonte di informazione consultata per l’acquisto di beni di largo consumo; la seconda è quella pubblicata lo scorso Ottobre da Gfk Eurisko secondo la quale, negli ultimi tre anni, il tempo passato nel punto vendita è aumentato del 10% e la decisione finale d’acquisto avviene sempre di più sulla base degli stimoli che si hanno sul punto vendita.
Sempre nell’ambito di Viscom Visual Communication 2008, il tema del digital signage sarà anche al centro del convengo di venerdì 14 novembre, alle 10,30, sul tema ““Il cliente compra ciò che ama”, nel corso del quale Mario Picchio, CEO di Roland DG Mid Europe,aprirà un dibattito sul marketing emozionale. Il convegno è volto ad approfondire l’importanza del fattore emotivo nella decisione di acquisto del consumatore e la conseguente necessità di mettere a punto una comunicazione mirata della percezione del brand aziendale.

digital signage
www.cadeau-project.com

Ragusa, City aperta!

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Nasce un nuovo progetto che unisce il sale della cultura alla dolcezza del divertimento, il gusto dello stare insieme al buongusto della ristorazione. Per pensare e fare un modo diverso, piacevole e costruttivo di vivere la città.

Dalla volontà dell’Amministrazione Comunale di riqualificare il Parco Giovanni Paolo II, nel cuore della città commerciale di Ragusa, nasce una nuova realtà! City. Una parola che è già un programma, ma che è anche uno spazio vero, pronto a presentare la rosa delle proprie attività nell’ultimo fine settimana di novembre, ma già operativo a partire dalla sera della Notte Bianca, l’8 novembre scorso. In una Ragusa che cresce e cambia, questa iniziativa ha deciso di puntare sul carattere “aperto” della città, per offrirle nuove opportunità di incontro, nuovi stimoli e nuovi servizi. City metterà infatti a disposizione di giovani, famiglie, anziani e associazioni una location versatile e polifunzionale, capace di ospitare una vasta gamma di attività ed eventi: arte, musica, solidarietà, gioco, incontri, aperitivi, spettacolo, animazioni, degustazioni, sport e molto altro ancora, per un fitto calendario di appuntamenti settimanali, mensili e stagionali. Le terrazze e i giardini di City saranno inoltre la cornice ideale, specialmente durante il periodo estivo, di rassegne musicali, cinematografiche e teatrali. Cibo per la mente ma anche per il corpo, per rendere ancora più piacevole una pausa pranzo o la socialità serale: non mancherà nulla, dal brunch più appetitoso alla pizzeria, dall’happy hour al relax di the, tisane e cioccolate.
City sarà sempre sveglia, dalle 7:30 del mattino alle 2:00 di notte. Un approccio dinamico e propositivo, volto a coniugare varietà e qualità dei servizi, e sintetizzato anche dal claim “I City? Vivi.”: un invito, a chi ha sete di novità e contenuti, a condividere una diversa idea di città, in cui tutti siano parte attiva. Perché City non si nasce, si diventa.
Per iniziare questo percorso non c’è che da incontrarsi all’Open Day del 28, 29 e 30 novembre 2008. Tutti invitati!

City
Parco Giovanni Paolo II
97100 Ragusa
tel. +39 0932 686992 - 712684
www.vivicity.it

Credits
Advertising Agency: Dbt
Account executive: Osvaldo Raniolo
Creative director: Turi Di Bella
Art director: Jose Mazir
Copywriter: Silva Fedrigo
Web xml/as coder: Fabio Adornetto
Photographer: Maria Ausilia Scrofani
Published: October 2008

Google, web marketing e advertising online per le Pmi

via pmi.it di Alessandro Vinciarelli

In tema di web marketing e pubblicità in Rete, l’Università di Milano offre alle Pmi italiane l’opportunità di approfondire la conoscenza delle soluzioni Google per l’advertising online: appuntamento l’11 novembre.

Gli strumenti di marketing si orientano sempre più verso il Web: allo stesso modo, la pubblicità. Le soluzioni online oggi disponibili premiano i modelli di business come quelli di Google (gratuiti o a basso costo) che, a partire dal suo page rank fino ad arrivare ai servizi per l’advertising online, sembra oggi potenzialmente in grado di decretare il successo o l’insuccesso di un’azienda in Rete.

Questa considerazione, quasi provocatoria, evidenzia da un lato quanto sia importante per le piccole e medie imprese riuscire ad essere visibili sui motori di ricerca. In particolare, è fondamentale posizionarsi tra i primi posti nelle SERP (Search Engine Results Page) per risultare ben visibili agli utenti/consumatori che effettuano ricerche prima di un acquisto o per selezionare un determinato servizio.

Oltre a sapersi posizionare, le aziende possono “farsi trovare” investendo nei servizi di link sponsorizzati o in altre soluzioni di advertising online di facile impiego e soprattutto a budget limitato.

continua..

Notte Bianca di Ragusa

City apre! Apre le porte, apre il suo spazio in occasione della Notte Bianca della città di Ragusa.

Sabato 8 novembre 2008 al via la IIª edizione della Notte Bianca organizzata dall’Amministrazione Comunale. Tra le notizie in risalto si parla già di Sagra della Frittella e quindi non c’è da escludere il piacere dei buongustai, oltre alla voglia di stare all’aperto ed in compagnia, per tutti gli amanti degli spettacoli by night: sbandieratori, gruppi musicali, gruppi artistici e sportivi. Gli spazi esterni del City ospiteranno spettacoli di flamenco, danza orientale e tango argentino a cura del centro studi Arte Danza. Concluderà la serata un’esibizione acustica di chitarra con il duo Battaglia D’Urso. Vi aspettiamo in tanti ed ovviamente siete tutti invitati.

www.vivicity.it

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Il Web prima scelta degli inserzionisti europei

via ilsole24ore.com

Dalla ricerca annuale “Internet Ad Barometer”, scaricabile liberamente dal portale della European Interactive Advertising Association (Eiaa), emerge un messaggio molto evidente: Internet è il media preferito dagli inserzionisti per ottimizzare i risultati degli investimenti pubblicitari, sia a livello locale che a livello internazionale. Lo confermano in modo particolare due dati. Il primo: il 38% degli addetti ai lavori descrive il Web come strumento di comunicazione “essenziale” (erano il 17% nel 2006).

Il secondo: oltre l’80% degli intervistati ha confermato come nel 2008 la spesa destinata alla pubblicità online sia notevolmente cresciuta e che anche nel prossimo biennio (2009 e 2010 quindi) i budget aumenteranno nell’ordine del 16/17%. Il terzo: le azioni di display advertising su scala paneuropea sono cresciute del 150% negli ultimi tre anni. La maggiore popolarità di Internet quale vetrina commerciale è coincisa secondo l’indagine delle Eiaa con una certa disaffezione rispetto a televisione, carta stampata e sistemi di direct marketing, a cui circa un terzo degli intervistati ha sottratto quest’anno risorse e investimenti dedicati. Convinti nella maggior parte dei casi dell’efficacia del mezzo online in fatto di veicolo di maggiore percezione e conoscenza del marchio e di strumento decisivo per influenzare le decisioni di acquisto dei consumatori finali. Almeno secondo il 40% degli intervistati.

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Pubblicità online: nel 2009 i click varranno un miliardo di euro

via vivereitalia.eu

Un mondo dietro un click, un presidente dietro un click. La recente vittoria di Barack Obama alle presidenziali americane ha avuto un forte riscontro in tutta la sfera internet anche perchè il nuovo presidente USa ha rappresentato un fenomeno di advertising per tutto il web.
E gli esperti di marketing online lo sanno e prevedono per il 2009 una crescita del 20%. Alla faccia della crisi.

Nonostante il forte clima di recessione che si vive in tutto il mondo, il settore economico della pubblicità online sembra essere l’unico a non accorgersi di nulla. I dati confortanti che vengono fuori in questi giorni allo Iab Forum di Milano parlano chiaro: crescita prevista per l’anno nuovo pari al 20% che equivale a circa un miliardo di euro.

Cifre da capogiro che si nascondono dietro i click dei mouse. L’Italia, come spesso accade, è ancora un po’ indietro. In Inghilterra il movimento d’affari che ruota attorno al web rappresenta circa il 18% dell’intero mercato pubblicitario.
Nel bel paese siamo fermi al 7,5%. Ma la crescita sembra essere esponenziale. Basta dare un’occhiata ai numeri dello stesso Iab Forum. In un anno le adesioni sono cresciute del 35% arrivando a quota 6.000 iscritti. Una cultura del “web adv” che sta lentamente prendendo piede.

Social Marketing: cresce il potere dei blog?

via pmi.it di Alessandro Vinciarelli

Uno studio di Jupiter Research torna sul tema dei canali pubblicitari, compresi quelli “indiretti”, ed evidenzia come blog e siti personali di nicchia siano in grado di influenzare significativamente acquisti e vendite online (e non solo) di prodotti di qualsiasi genere.

La ricerca, commissionata dalla società di social marketing BuzzLogic, prende in esame un campione di 2000 acquirenti online al fine di paragonare l’influenza dei blog con quella di altre tecniche pubblicitarie relative a siti di social networking come Facebook.

Del campione, circa il 50% dichiara che i navigatori abituati a consultare blog cercano proprio in questa tipologia di siti le informazioni utili all’acquisto di un prodotto. Tuttavia solo il 15% è soddisfatto dalle informazioni che trova considerandole affidabili, mentre una percentuale ancora minore dichiara di essersi fidato delle informazioni contenute all’interno di un post per comprare un determinato prodotto.

Rimangono invece ancora molto poco utilizzati i sistemi di advertising automatici presenti sui siti di social networking. Una piccola percentuale, il 10%, li utilizza e il 4% afferma di trovarli interessanti o addirittura determinanti per procedere con l’acquisto del prodotto.

La pubblicità diventa non convenzionale

via b2b24.ilsole24ore.com

Viral marketing, word of mouth, effetto buzz: le nuove tecniche dell’advertising sfruttano soprattutto il Web e possono affiancare i mezzi tradizionali

Il marketing non convenzionale è già sperimentato da qualche tempo e da più di un pioniere (in genere con successo, come nel caso di Burger King con la trovata del “pollo servizievole”). Per molte aziende, tutavia, non fa ancora parte in modo strutturato delle strategie di promozione.
Il marketing non convenzionale è definito da parole-concetto che, perlomeno per gli addetti ai lavori, sono già entrate nel quotidiano. Una di queste è guerrilla marketing, che fa riferimento ad attività o a un tipo di comunicazione dal forte effetto “sorpresa” sulle persone. Poi c’è il marketing virale, che fonda la propria forza su un prodotto o un messaggio che tende a diffondersi spontaneamente tra le persone, proprio come un virus. Non è una tecnica che si improvvisa, dato che per cimentarvisi è necessario partire dal progetto del cosiddetto viral Dna e dall’identificazione delle persone potenzialmente interessate, per poi trasferire il “prodotto” al network sociale di riferimento, che può essere il tradizionale bar ma che si identifica più naturalmente con il social networking sul Web.

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Con Google Aqua, AdWords a misura di piccola impresa

via mytech.it di Piero Babudro

Nuovo progetto pilota che coinvolgerà agenzie pubblicitarie e aziende di piccole dimensioni. La sperimentazione parte dall’Italia ma presto verrà estesa agli altri Stati Ue

Google prova a scuotere il mercato della pubblicità onlne. E lo fa partendo dall’Italia. L’azienda ha infatti reso noto questa mattina il lancio di Aqua (Agenzie Qualificate AdWords), programma di aggiornamento, formazione e supporto pensato per le agenzie pubblicitarie italiane e i soggetti professionali che lavorano nel campo del marketing digitale.

L’azienda ne parla come di un progetto sperimentale che coinvolgerà per primo il nostro Paese, ma in seguito potrebbe essere esteso anche al resto d’Europa.

Alla base della scelta sia il ritardo accumulato finora in Italia quanto a conoscenza e uso degli strumenti di web marketing, sia perché si tratta di un mercato molto reattivo: gli investimenti nell’online continuano nel loro trend positivo, sia in termini assoluti che di percentuale sul totale della spesa pubblicitaria sostenuta dalle aziende.

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La pubblicità ti “legge” in faccia

via affaritaliani.it di Claudia Nuzzarello

La pubblicità? Vi “legge” in faccia. A Buffalo, nello stato di New York, due Dunkin’ Donuts store stanno avviando la sperimentazione di un sistema capace di “scannerizzare” i volti e inviare su uno schermo un spot differenziato a seconda dell’età, sesso e gruppo demografico del cliente.

È la prima volta negli Stati Uniti che un metodo del genere viene usato da un grande inserzionista come la catena internazionale specializzata in caffè e ciambelle. Esso funziona allo stesso modo delle piattaforme impiegate dalla polizia americana per individuare i fuori legge in mezzo alla folla: una telecamera sopra uno schermo scatta una foto e analizza caratteristiche fisiche come occhi, naso, guance e mascella. Le informazioni rinvenute servono così a selezionare avvisi da visualizzare sul display quando il consumatore paga o naviga sul sito. “La tecnologia assicura un livello di precisione dell’85 per cento, che è uno standard elevato per pubblicitari ed esperti di marketing”, spiega Barry Salzman, amministratore delegato di YCD Multimedia, la società che l’ha sviluppata. Senza nessuna preoccupazione per la nostra privacy, aggiunge, dal momento che la piattaforma è stata studiata in modo da non essere in grado di immagazzinare dati riguardanti chi la usa.

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La stampa contro l’accordo tra Google e Yahoo!

via vnunet.it

Dopo le critiche degli inserzionisti, arriva l’opposizione all’intesa fra i due big dell’advertising online, da parte della World Association Newspapers. I dati della crisi della stampa Usa

A pochi giorni dalle critiche degli inserzionisti e alle voci di interessamento dell’Antitrust Usa, l’accordo tra Google e Yahoo! finisce al centro di una nuova polemica: a opporvisi, è adesso anche la World Association Newspapers (Wan). L’associazione ha definito negativa l’intesa fra i due big dell’advertising online (voluta da Yahoo! per resistere, e per ora evitare l’Opa di Microsoft). L’associazione ha scritto una lettera formale al Dipartimento di Giustizia Usa (DoJ). L’accordo potrebbe portare a una minor competizione, prezzi più alti e riduzione del fatturato.

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Dbt cerca un Junior Account Executive

La persona selezionata si occuperà di relazioni con i media, organizzazione di eventi c/clienti, ufficio stampa.

Il candidato/a ideale dovrà avere le seguenti competenze e virtù:

1. almeno un anno di esperienza in Agenzie di PR e ufficio stampa in ambito tecnologico;
2. buona conoscenza del settore e dei media di riferimento;
3. indispensabile inglese scritto e parlato, gradita la conoscenza di altre lingue;
4. forte motivazione;
5. buona volontà;
6. umiltà;

I candidati interessati sono invitati ad inviare il proprio CV all’indirizzo recruitment@dbtadv.com.
La ricerca è rivolta a persone di entrambi i sessi (L. 903/77).

Pubblicità, agenzie di nuova generazione per uscire dal ginepraio della crisi economica

via ilmessaggero.it di Marco Ferri

C’è una domanda che aleggia da tempo: come fare quello che bisognerebbe fare per far uscire la pubblicità italiana dal ginepraio in cui si è cacciata? La situazione generale era ed è talmente compromessa che peggiorarla sarebbe stato impossibile. E invece, pur in palese contrasto con i canoni classici della logica, la situazione ha ancora grandi energie per peggiorare ulteriormente le cose. Quello che sta per arrivare sarà l’autunno del nostro scontento. Ma quello che succederà il prossimo autunno è già successo tra la primavera e l’estate. A metà dell’anno si fanno i conti e si formulano le previsioni. Così vogliono le procedure imposte dalle holding di comunicazione quotate in Borsa.

Ancora una volta i conti non tornano: la pubblicità italiana soffre gli atroci dolori della sua crisi. Alcune personalità, importanti a vario titolo, si sono ritirate, sono uscite o stanno per uscire dal mercato. Alcuni direttori creativi sono stati allontanati dalle agenzie e andranno a ingrossare la già folta schiera dei free-lance. Alcune sigle storiche dell’advertising italiano o hanno staccato la spina o si sono apprestate a cambiare pelle.

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65a Mostra di Venezia: presentato il concorso movi&co

Si è svolta nel pieno della 65a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia la presentazione della quinta edizione di movi&co., un concorso organizzato dall’Associazione Amici del Future Film Festival.
La formula del concorso prevede che i videomaker under 30 in gara realizzino spot e filmati aziendali per le aziende partner. Sarà compito dei giovani concorrenti trovare il linguaggio più originale e suggestivo per dipingere con la macchina da presa l’atmosfera giusta per il prodotto o per l’azienda. Il cinema comincia da qui: anche un grande regista come Ermanno Olmi ha iniziato la sua carriera girando filmati aziendali.
Fra i giurati di quest’anno oltre a Gerry Scotti anche il regista Fausto Brizzi.
Le aziende che partecipano come partner al concorso di quest’anno sono: AsaLaser, Astellas Pharma, Biopoint, Bracco, Castelcarni, Comieco, Danone, FAS, Fiera Milano, Fondazione Humanitas, Gruppo Hera, ICC, Indesit Company, Interflora, Iper, Lancia, LeFablier, Milupa, Osservatorio Business TV, Planta Medica, Provex, Ramazzotti, RCS – Max, Ristora.
Il concorso è patrocinato da Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano, Università IULM, IED Istituto Europeo di Design, Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà del Design del Politecnico di Milano, ADCI Art Directors Club Italiano, Assolombarda.
Il concorso si concluderà a novembre e verranno assegnati premi in denaro ai migliori spot e filmati aziendali. Anche quest’anno, un Premio Speciale offerto da ViviMilano – Corriere della Sera, regalerà un posto d’onore anche alla migliore colonna sonora originale.

movieco.it

COM-PA: entro il 22 settembre le iscrizioni

Saranno aperte fino al 22 settembre 2008 le iscrizioni alla terza edizione del Fotoconcorso nazionale “Immagini dalla P.A.”, promosso da COM-PA e dal Museo Nazionale della Fotografia. Una giuria di professionisti della comunicazione dovrà selezionare le migliori immagini che esprimano in uno scatto il rapporto quotidiano tra cittadini e pubblica amministrazione.

Il fotoconcorso è articolato in quattro temi:

- Ambiente&Sviluppo - Sosteniamo il nostro futuro.

Dalle fonti energetiche rinnovabili al riciclaggio dei rifiuti, dalla bioarchitettura all’ecologia quotidiana, dagli sprechi evitabili alle valutazioni di impatto ambientale, dai grandi cambiamenti climatici alla tutela della biodiversità: cosa fare per un futuro più sostenibile.

- Pubblica Amministrazione - Una P.A. al mio servizio

Quali benefici l’operato della Pubblica Amministrazione apporta al vissuto quotidiano dei cittadini? Focus su servizi di pubblica utilità, consumo, assistenza sociale e sanitaria, informazione, istruzione, lavoro, immigrazione, volontariato.

- Società in rosa - Il lavoro delle donne

Il mondo professionale e le pari opportunità: immagini di una nuova realtà femminile sempre più impegnata nella sfida quotidiana di conciliare lo studio e l’indipendenza, il lavoro e la famiglia, il ruolo pubblico e la sfera privata.

- Traffico, infrastrutture, trasporti alternativi - Ripensare la mobilità urbana

Nonostante i cambiamenti delle abitudini degli italiani verso l’automobile, la gestione odierna della mobilità urbana “costringe” ancora i cittadini all’uso dell’autovettura privata nell’82% degli spostamenti.
Infrastrutture metropolitane, punti nevralgici del traffico, caro benzina, mezzi pubblici e trasporti alternativi: le sfide per rinnovare la mobilità quotidiana.
Il fotoconcorso è aperto tutti gli utenti del sito www.compa.it che potranno inviare un’immagine per ciascun tema del concorso. La partecipazione al concorso è gratuita ed è subordinata all’iscrizione che dovrà avvenire compilando il form on-line. La cerimonia di premiazione avrà luogo il 23 ottobre 2008, giornata di chiusura della XV edizione di COM-PA, presso Fiera Milano. Il regolamento del concorso è disponibile
alla pagina dedicata sul sito del Salone. Per maggiori informazioni concorsi@compa.it.

Grazie Randy per l’ultima lezione.

..è facile passare per persone brillanti quando si scimmiottano le persone brillanti!

Randy Paush

Nasce Move Up. Un catalizzatore d’energia umana per le imprese.

Dbt lancia il brand Cadeau “catalizzatore d’energia umana”, schierando in campo le migliori risorse umane made in italy e realizzando Move Up, un pacchetto completo di soluzioni per le imprese. Dalla stampa, web, video e nuovi media alla consulenza tradizionale ed al marketing “non convenzionale”.

Strategie e strumenti di comunicazione efficaci per la visibilità aziendale e per il consolidamento del marchio.
Move Up aumenta il tuo valore aggiunto, facendo leva sui tuoi punti di forza ed eliminando le debolezze, al fine di attivare nuove opportunità e costruire una percezione esterna in linea con le aspettative della tua azienda.
Esiste una metodologia di comunicazione pubblicitaria che costi relativamente poco e che mi renda relativamente tanto? C’è un modo “convenzionale” di comunicare il proprio brand - corporate identity, below the line, packaging, affissione, radio, tv, web e multimedia - e un modo “non convenzionale” - ambient, viral, street, buzz, guerrilla, stickering..
Dbt sa essere convenzionale ed avere anche al suo fianco professionisti nella realizzazione di azioni di guerrilla marketing.
Provaci! Potresti non farne più a meno..

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Viral Marketing: fa anche per te?

via ilgiornale.it di Stefano Scetti

Il Viral Marketing come forma di pubblicità può essere interessante come strada da percorrere, analizziamo i pro e i contro che ne possono consentire un utilizzo adeguato. Criteri ed esempi per una scelta consapevole.

Domanda e offerta questi sono i principi del mercato, e internet non ne è esente, qualsiasi sia la “merce” da offrire, indipendentemente dai canali su cui viene pubblicizzata, le regole del “gioco” non cambiano.

Premettendo che alcune delle principali regole del Web Marketing che possiamo individuare sono:

-    Immediatezza della comunicazione.
-    Soddisfare un bisogno o crearne uno nuovo.
-    Ritorno dell’investimento nel breve/medio periodo.
-    Semplicità di individuazione da parte del cliente/utente della tipologia di servizio pubblicizzato.

Analizziamo i punti sopra citati per confrontare quanto il Viral Marketing conferisce delle risposte a questi presupposti.

Le prime righe di Wikipedia definiscono così il Marketing Virale : “Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali.”

Da queste parole si denota che la capacità di comunicazione è destinata a pochi soggetti a trasmettere il messaggio ad altre persone, con la speranza (perché di questo si tratta) che loro stessi lo facciano con altri; il buon vecchio passaparola aveva gli stessi presupposti.

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«Ecco cosa c’è dopo il pubblico-massa»

via corriere.it

Brenna: «Oggi chi riceve un messaggio lo confronta subito con quelli della concorrenza»

Il mercato della pubblicità in Italia è quasi fermo, più o meno come il resto dell’economia: e il 2008, con ogni probabilità, segnerà a malapena un + 1-2%. Ma non per tutti questa media vale. L’agenzia Leo Burnett, per esempio — parte del gruppo francese Publicis, numero quattro mondiale — negli ultimi due anni è cresciuta del 10% e con alti profitti. Forse anche per questo il suo capo, Giorgio Brenna, è stato promosso a responsabile dell’Europa occidentale continentale (Regno Unito escluso). La visione di Brenna si può sintetizzare così: le agenzie di pubblicità tradizionali stanno affrontando un terremoto profondo ed esteso, il cui epicentro è situato nei nuovi comportamenti del pubblico e nella diffusione delle tecnologie digitali.

Come tutti i cambiamenti di fase, anche questo distribuisce punizioni e premi, premia in particolare chi sa adeguarsi meglio e più in fretta alle novità. Novità che, secondo lui, hanno un impatto molto più dirompente di quanto le statistiche non dicano.

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Target comportamentale? No, grazie.

via mytech.it di Guido Sintoni

Dietro il termine, oscuro solo all’apparenza, si nascondono grandi opportunità di Web marketing, ma anche varie problematiche. Spiegate da una recente ricerca di mercato

Da tempo chi si occupa di Web marketing, e nello specifico di pubblicità online, dibatte sull’efficacia del cosiddetto behavioral targeting. Si tratta di una tecnica di marketing che definisce il target - ovvero l’utenza da raggiungere - su base comportementale. Rispetto all’approccio basato sul targeting contestuale, quello comportamentale cerca di comprendere meglio l’utente, raccogliendone grandi quantità di informazioni (le pagine visitate, il tempo speso su ciascuna pagina, le ricerche usate per raggiungerla, l’orario di connessione etc.) grazie a mezzi tecnici specifici quali gli ad server.

Dalle informazioni raccolte, si ricostruisce un profilo ampio e dettagliato degli utenti, risalendo alle loro abitudini (ma anche interessi e scopi) di navigazione, proponendo loro pubblicità online in base a quanto si riesce a ricostruire del loro stile di navigazione e non solo in base al sito in cui si sta navigando.

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Web Advertising, boom degli investimenti

via pmi.it di Noemi Ricci

A dispetto dell’economia mondiale, il mercato pubblicitario sulla Rete non conosce crisi: con un giro d’affari di 24 mld di dollari, raddoppierà nei prossimi 5 anni

Parte integrante della vita privata e professionale, Internet è ormai anche il punto di riferimento per le campagne di marketing più efficaci e mirate.

Nonostante la crisi economica mondiale, quindi, gli investimenti pubblicitari sul Web continuano a vivere un momento di prosperità che, secondo le stime Jupiter Research che, raddoppierà entro il 2013.

Per fine 2008 è previsto un aumento del volume degli affari del 20%, pari a 23,8 miliardi di dollari. Fra cinque anni si stima perciò che tale quota possa arrivare a 43,4 miliardi di dollari, per un tasso di crescita annuo pari al 13%. Quello della pubblicità offline è circa tre volte inferiore.

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Pubblicità online: la crescita del mercato sarà “fenomenale”

via cwi.it da IDG News Service ®

Lo dice IDC che parla di una spesa globale che nel 2011 toccherà i 106 miliardi di dollari

La spesa pubblicitaria online crescerà tra il 15% e il 20% nei prossimi anni, a un ritmo che IDC definisce “fenomenale”. Quest’anno il totale raggiungerà i 65,2 miliardi di dollari, o circa il 10% del totale del mercato pubblicitario. Nel 2011, tale cifra arriverà a 106,6 miliardi di dollari, contando per una quota di circa il 14% del totale, continua IDC. La pubblicità nei motori di ricerca, basata su chiave, rimarrà il formato più popolare al 2011, generando oltre un terzo della spesa. A seguire i display ad, come i banner, con oltre il 20%, e le classified, con circa il 19%. Tuttavia i rich media ad, come quelli in formato video, vivranno un incremento molto rapido, a oltre il 50% di crescita media annuale.

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Web Advertising e Marketing Manager: sempre più 2.0

via blog.pmi.it di Fabrizio Scatena

A detta di Rupert Murdoch i media tradizionali si avviano al tramonto, mentre la pubblicità sulla Rete cresce del 40% ogni mese (lo confermano anche i recenti dati UPA sugli investimenti in advertising online in Italia).

Una notizia confortante per le nuove generazioni di Marketing Manager cresciute fra le maglie del Web. Oggi non è solo una moda contattare i consumatori tramite il Web: il Digital Advertising è una forma di pubblicità indispensabile per tutte le Pmi che vogliono raggiungere nuovi clienti con i loro prodotti e servizi e farsi conoscere nei loro mercati.

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La rete? Sarà fatta per metà di video.

via visionpost.it di Emanuela Di Pasqua

Nel 2012 il 50 per cento del traffico internet sarà costituito da immagini in movimento. E anche le entrate pubblicitarie relative sono destinate a impennarsi. A sostenerlo è la Cisco nel suo Visual Networking Index. Per i filmati sul web si prospetta un futuro più che roseo.

Tutti pazzi per i video. Questa è la tendenza, in piena esplosione, trainata da YouTube, dal file sharing, dalla filosofia del contributo dal basso e confermata da realtà come Hulu, neonata operazione commerciale di alto profilo (e che non per niente porta le firme prestigiose di Murdoch, Nbc Universal e General Electric) che ha l’ambizione di realizzare un’ampia rete di distribuzione di internet video.

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Pubblicità sui social network, nelle community e nei blog dove gli…

via businessonline.it di Valentina Tubino

Social marketing, ovvero dare la possibilità agli utenti della rete di votare le campagne pubblicitarie e i loro spot.

Il mondo del marketing è ancora perplesso sui reali benefici che si possono ottenere dal sottoporre le proprie campagne pubblicitarie al giudizio degli utenti. Soprattutto quando si tratta delle grandi firme, che da anni tentano di delineare il profilo dei propri clienti e incontrare le loro aspettative spendendo miliardi in pubblicità.

‘Si tratta di un cambiamento culturale per i marchi che sono abituati ad avere più controllo sulla propria comunicazione’ afferma Matt Freeman, amministratore delegato della società di digital-media advertising GoFish e fondatore dell’agenzia DDB Worldwide del Gruppo Omnicom.

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Spot user generated con il web 2.0

via spazioimpresa.biz

La Fiat, in Italia, in occasione del lancio della nuova 500 ha realizzato un concorso on line “500 wants your adv”, invitando il popolo della rete a proporre suggerimenti di comunicazione per promuovere l a sua storica utilitaria. Con questi stessi obiettivi hanno realizzato le proprie azioni di comunicazione anche altre note aziende del panorama nazionale, tra cui Enel, Nestlé, Bmw, Invicta, Pago.
Queste aziende si sono rivolte a due giovani realtà del web nostrano, Zooppa.com e BootB.com, per richiedere servizi on line che mettessero in rete i creativi (di professione o per hobby) e le aziende. Anche l’advertising, come la comunicazione ed il marketing nell’era Web 2.0 mutano e si caratterizzano per uno spazio sempre più ampio conferito agli utenti.

Sono loro, infatti, che propongono e talvolta addirittura realizzano campagne pubblicitarie in tempi record e con budget limitati.
Oltre ad essere economica e talvolta divertente, l’advertising user generated consente di promuovere campagne in cui i consumatori, trasformandosi in autori, familiarizzano con il marchio e lo fanno circolare su Internet con un meccanismo virale. Con il vantaggio enorme per le imprese di ottenere enormi benefici in termini di visibilità e notorietà del brand.

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La pubblicità postale cattura l’attenzione

via b2b24.ilsole24ore.com di Gianluigi Torchiani

Secondo una ricerca Gfk Eurisko, gli utenti tendono a leggere per più di 4 minuti i cataloghi aziendali

Sorpresa: nel momento in cui tanto si parla del boom della pubblicità su Internet, con Yahoo!, Microsoft e (soprattutto) Google pronte a contendersi la leadership del settore, il direct maililing, ovvero il ‘vecchio’ catalogo pubblicitario, risulta la formula di advertising più efficace. È quanto emerge da una ricerca Gfk Eurisko, presentata in occasione del convegno “Direct Marketing excellence: il futuro della comunicazione diretta”, organizzato da Business International in collaborazione con Poste Italiane.

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Pubblicità mobile, il futuro è prossimo

via pmi.it di Alessandro Vinciarelli

Come tutti gli imprenditori sanno bene, comunicare con il cliente e proporre le proprie soluzioni è necessario per diffondere il marchio aziendale e per ottenere un ritorno economico grazie all’acquisto di prodotti e servizi.

Per questa ragione le campagne marketing e advertising supportate da strumenti innovativi - elettronici e digitali - hanno già da tempo ottenuto il consenso pieno di qualsiasi realtà aziendale. Tutte hanno sposato il concetto di interazione web (email marketing, blog aziendali, web marketing…) ed oggi, lentamente, anche quello di interazione mobile (Sms ed Mms promozionali, sondaggi, piattaforme adv…).

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Dbt cerca specialista in Web Marketing

Dbt cerca specialista in Web Marketing/Advertising con competenze di marketing e ottima conoscenza di applicativi per l’online advertising, conoscenza di HTML, Javascript, Flash, database relazionali, linguaggio PL/SQL, linguaggio XML, inglese tecnico.

Il candidato ideale dovrà essere in grado di svolgere le seguenti attività:

1. verifica campagne online marketing/advertising;
2. targeting degli annunci;
3. posizionamento sui motori di ricerca;
4. gestione dei banner;
5. email marketing;
6. produzione di reportistica dettagliata sulle campagne;
7. gestione tecnica di applicativi adserver;

I candidati interessati sono invitati ad inviare il proprio CV all’indirizzo recruitment@dbtadv.com.
La ricerca è rivolta a persone di entrambi i sessi (L. 903/77).

Dbt cerca uno sviluppatore specializzato nella creazione di RIA

Dbt cerca uno sviluppatore specializzato nella creazione di RIA, per l’utilizzo client e server, con conoscenza approfondita di applicativi e strumenti quali Adobe AIR, Adobe Flex, Ajax, Adobe Flex Builder 3, Adobe Flash Media Server, Adobe Flash Cast, Scene 7.

I candidati interessati sono invitati ad inviare il proprio CV all’indirizzo recruitment@dbtadv.com.
La ricerca è rivolta a persone di entrambi i sessi (L. 903/77).

Pubblicità e Internet: il nuovo business

via ifgonline.it di Piero Vitiello

In principio furono le soap opera. Romanzi-radio intervallati dalla pubblicità dei saponi (in inglese “soap”). E le casalinghe, ovviamente, ci cascavano. Settant’anni dopo, cambiano i mezzi ma non i risultati. In America, una ricerca realizzata da BlogHer e Compass Partners, intitolata “2008 Social Media Study”, ha analizzato il comportamento delle donne degli Stati Uniti che si connettono a Internet. Più di un terzo di esse, secondo la ricerca, scrive o legge blog, i diari in rete creati e sviluppati direttamente dagli utenti. A sorprendere, però, è che, tra queste, il 29% ha dichiarato di aver preso una decisione d’acquisto su un prodotto, basandosi proprio su informazioni lette sui blog. Una percentuale salita addirittura al 38%, nel caso di donne curatrici, e non semplici lettrici, dei blog stessi. In pratica, tre donne su dieci, si lascerebbero influenzare, nelle proprie decisioni d’acquisto, dalla pubblicità e dai giudizi pubblicati su Internet.

La nuova frontiera. Dati che, agli studiosi di marketing, non possono essere sfuggiti. La “notiziabilità” dell’advertising sui blog, soprattutto negli ultimi anni, sta crescendo a dismisura. Oltre il 43% di lettori degli Stati Uniti, ha affermato di aver notato la pubblicità sui blog. Secondo le stime segnalate dall’ Interactive Advertising Bureau (IAB), gli introiti dell’advertising su Internet negli USA hanno raggiunto un record di 21,2 miliardi di dollari nel 2007, eclissando i ricavi del 2006. Il quarto trimestre del 2007 ha visto le entrate pubblicitarie pari a 5,9 miliardi di dollari, un altro record storico per un unico trimestre, con un aumento del 24 per cento rispetto allo stesso periodo del 2006.

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La sostanza non è un’opinione.

Questo è il nuovo claim con cui l’Accademia Euromediterranea si rifà il look, lanciando una nuova campagna on air per tutta l’estate al fine di consolidare dieci anni di lavoro nei settori “moda, gioiello e design” e presentare una nuova metodologia di formazione e nuovi corsi.
La campagna, sarà linkata al sito www.harim.it, nuovo portale interattivo con cui la prima Accademia di Moda del sud Italia, presenta il mondo delle opportunità “a chi desidera un futuro lavorativo diverso”.

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