Lug 29
Dbt lancia il brand Cadeau “catalizzatore d’energia umana”, schierando in campo le migliori risorse umane made in italy e realizzando Move Up, un pacchetto completo di soluzioni per le imprese. Dalla stampa, web, video e nuovi media alla consulenza tradizionale ed al marketing “non convenzionale”.
Strategie e strumenti di comunicazione efficaci per la visibilità aziendale e per il consolidamento del marchio.
Move Up aumenta il tuo valore aggiunto, facendo leva sui tuoi punti di forza ed eliminando le debolezze, al fine di attivare nuove opportunità e costruire una percezione esterna in linea con le aspettative della tua azienda.
Esiste una metodologia di comunicazione pubblicitaria che costi relativamente poco e che mi renda relativamente tanto? C’è un modo “convenzionale” di comunicare il proprio brand - corporate identity, below the line, packaging, affissione, radio, tv, web e multimedia - e un modo “non convenzionale” - ambient, viral, street, buzz, guerrilla, stickering..
Dbt sa essere convenzionale ed avere anche al suo fianco professionisti nella realizzazione di azioni di guerrilla marketing.
Provaci! Potresti non farne più a meno..
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Lug 24
via ilgiornale.it di Stefano Scetti
Il Viral Marketing come forma di pubblicità può essere interessante come strada da percorrere, analizziamo i pro e i contro che ne possono consentire un utilizzo adeguato. Criteri ed esempi per una scelta consapevole.
Domanda e offerta questi sono i principi del mercato, e internet non ne è esente, qualsiasi sia la “merce” da offrire, indipendentemente dai canali su cui viene pubblicizzata, le regole del “gioco” non cambiano.
Premettendo che alcune delle principali regole del Web Marketing che possiamo individuare sono:
- Immediatezza della comunicazione.
- Soddisfare un bisogno o crearne uno nuovo.
- Ritorno dell’investimento nel breve/medio periodo.
- Semplicità di individuazione da parte del cliente/utente della tipologia di servizio pubblicizzato.
Analizziamo i punti sopra citati per confrontare quanto il Viral Marketing conferisce delle risposte a questi presupposti.
Le prime righe di Wikipedia definiscono così il Marketing Virale : “Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali.”
Da queste parole si denota che la capacità di comunicazione è destinata a pochi soggetti a trasmettere il messaggio ad altre persone, con la speranza (perché di questo si tratta) che loro stessi lo facciano con altri; il buon vecchio passaparola aveva gli stessi presupposti.
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Lug 16
via corriere.it
Brenna: «Oggi chi riceve un messaggio lo confronta subito con quelli della concorrenza»
Il mercato della pubblicità in Italia è quasi fermo, più o meno come il resto dell’economia: e il 2008, con ogni probabilità, segnerà a malapena un + 1-2%. Ma non per tutti questa media vale. L’agenzia Leo Burnett, per esempio — parte del gruppo francese Publicis, numero quattro mondiale — negli ultimi due anni è cresciuta del 10% e con alti profitti. Forse anche per questo il suo capo, Giorgio Brenna, è stato promosso a responsabile dell’Europa occidentale continentale (Regno Unito escluso). La visione di Brenna si può sintetizzare così: le agenzie di pubblicità tradizionali stanno affrontando un terremoto profondo ed esteso, il cui epicentro è situato nei nuovi comportamenti del pubblico e nella diffusione delle tecnologie digitali.
Come tutti i cambiamenti di fase, anche questo distribuisce punizioni e premi, premia in particolare chi sa adeguarsi meglio e più in fretta alle novità. Novità che, secondo lui, hanno un impatto molto più dirompente di quanto le statistiche non dicano.
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Lug 16
via mytech.it di Guido Sintoni
Dietro il termine, oscuro solo all’apparenza, si nascondono grandi opportunità di Web marketing, ma anche varie problematiche. Spiegate da una recente ricerca di mercato
Da tempo chi si occupa di Web marketing, e nello specifico di pubblicità online, dibatte sull’efficacia del cosiddetto behavioral targeting. Si tratta di una tecnica di marketing che definisce il target - ovvero l’utenza da raggiungere - su base comportementale. Rispetto all’approccio basato sul targeting contestuale, quello comportamentale cerca di comprendere meglio l’utente, raccogliendone grandi quantità di informazioni (le pagine visitate, il tempo speso su ciascuna pagina, le ricerche usate per raggiungerla, l’orario di connessione etc.) grazie a mezzi tecnici specifici quali gli ad server.
Dalle informazioni raccolte, si ricostruisce un profilo ampio e dettagliato degli utenti, risalendo alle loro abitudini (ma anche interessi e scopi) di navigazione, proponendo loro pubblicità online in base a quanto si riesce a ricostruire del loro stile di navigazione e non solo in base al sito in cui si sta navigando.
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Lug 16
via pmi.it di Noemi Ricci
A dispetto dell’economia mondiale, il mercato pubblicitario sulla Rete non conosce crisi: con un giro d’affari di 24 mld di dollari, raddoppierà nei prossimi 5 anni
Parte integrante della vita privata e professionale, Internet è ormai anche il punto di riferimento per le campagne di marketing più efficaci e mirate.
Nonostante la crisi economica mondiale, quindi, gli investimenti pubblicitari sul Web continuano a vivere un momento di prosperità che, secondo le stime Jupiter Research che, raddoppierà entro il 2013.
Per fine 2008 è previsto un aumento del volume degli affari del 20%, pari a 23,8 miliardi di dollari. Fra cinque anni si stima perciò che tale quota possa arrivare a 43,4 miliardi di dollari, per un tasso di crescita annuo pari al 13%. Quello della pubblicità offline è circa tre volte inferiore.
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Lug 16
via cwi.it da IDG News Service ®
Lo dice IDC che parla di una spesa globale che nel 2011 toccherà i 106 miliardi di dollari
La spesa pubblicitaria online crescerà tra il 15% e il 20% nei prossimi anni, a un ritmo che IDC definisce “fenomenale”. Quest’anno il totale raggiungerà i 65,2 miliardi di dollari, o circa il 10% del totale del mercato pubblicitario. Nel 2011, tale cifra arriverà a 106,6 miliardi di dollari, contando per una quota di circa il 14% del totale, continua IDC. La pubblicità nei motori di ricerca, basata su chiave, rimarrà il formato più popolare al 2011, generando oltre un terzo della spesa. A seguire i display ad, come i banner, con oltre il 20%, e le classified, con circa il 19%. Tuttavia i rich media ad, come quelli in formato video, vivranno un incremento molto rapido, a oltre il 50% di crescita media annuale.
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Lug 16
via blog.pmi.it di Fabrizio Scatena
A detta di Rupert Murdoch i media tradizionali si avviano al tramonto, mentre la pubblicità sulla Rete cresce del 40% ogni mese (lo confermano anche i recenti dati UPA sugli investimenti in advertising online in Italia).
Una notizia confortante per le nuove generazioni di Marketing Manager cresciute fra le maglie del Web. Oggi non è solo una moda contattare i consumatori tramite il Web: il Digital Advertising è una forma di pubblicità indispensabile per tutte le Pmi che vogliono raggiungere nuovi clienti con i loro prodotti e servizi e farsi conoscere nei loro mercati.
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Lug 10
via visionpost.it di Emanuela Di Pasqua
Nel 2012 il 50 per cento del traffico internet sarà costituito da immagini in movimento. E anche le entrate pubblicitarie relative sono destinate a impennarsi. A sostenerlo è la Cisco nel suo Visual Networking Index. Per i filmati sul web si prospetta un futuro più che roseo.
Tutti pazzi per i video. Questa è la tendenza, in piena esplosione, trainata da YouTube, dal file sharing, dalla filosofia del contributo dal basso e confermata da realtà come Hulu, neonata operazione commerciale di alto profilo (e che non per niente porta le firme prestigiose di Murdoch, Nbc Universal e General Electric) che ha l’ambizione di realizzare un’ampia rete di distribuzione di internet video.
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Lug 10
via businessonline.it di Valentina Tubino
Social marketing, ovvero dare la possibilità agli utenti della rete di votare le campagne pubblicitarie e i loro spot.
Il mondo del marketing è ancora perplesso sui reali benefici che si possono ottenere dal sottoporre le proprie campagne pubblicitarie al giudizio degli utenti. Soprattutto quando si tratta delle grandi firme, che da anni tentano di delineare il profilo dei propri clienti e incontrare le loro aspettative spendendo miliardi in pubblicità.
‘Si tratta di un cambiamento culturale per i marchi che sono abituati ad avere più controllo sulla propria comunicazione’ afferma Matt Freeman, amministratore delegato della società di digital-media advertising GoFish e fondatore dell’agenzia DDB Worldwide del Gruppo Omnicom.
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