Novembre 2008Archivi

Nov 28

via spotandweb.it di Gaia Giordani e Stefania Salucci

Alla vigilia di Eurobest, quattro grandi direttori creativi mettono in discussione gli assiomi del mestiere.

Il futuro della pubblicità non è più quello di una volta. Ce ne stiamo andando allegramente giù per il dirupo del ridicolo. La pubblicità italiana si è immolata al tubo catodico come a un totem. La bodycopy non la legge nessuno. L’execution conta poco o niente. Internet non è un new media. Sedersi sugli allori fa venire i foruncoli sulle natiche. Il consumatore si è evoluto, guai a considerarlo un target. Le marche devono dare al pubblico ciò che chiede. È necessario trovare un’idea capace di coinvolgere tutti. Facciamo un virale su youtube. Siamo ancora in tempo per invertire la tendenza che ci fa apparire rinunciatari di fronte alle innovazioni. Possiamo anche aspettarci delle ottime notizie.

Marco Ferri, storico direttore creativo, oggi consulente, insegnante e opinionista, crede che la pubblicità in Italia sia brutta, stupida e faccia pena e che l’unico antidoto al conformismo sia creare attorno ai creativi un ambiente favorevole alla nascita di nuove idee.

Lei ha seguito numerosi clienti internazionali. Esiste una creatività europea? Se sì, per cosa si caratterizza rispetto alla creatività americana, o asiatica, o africana?
“Poiché la presenza sul mercato globale delle marche made in Usa ha fatto scuola, è abbastanza complicato immaginare che esista una comunicazione commerciale di stampo continentale. Basti pensare alle grandi holding finanziarie che posseggono le più importanti sigle della pubblicità quotate in borsa. In questo senso, quando parliamo di pubblicità europea ci riferiamo soprattutto a quella generata in Gran Bretagna e in Francia e in parte in Germania. Si tratta di paesi che hanno un posto solido nella globalizzazione, perché le loro aziende si sono da tempo internazionalizzate, e le loro agenzie hanno fatto network, a seguito della globalizzazione dei loro clienti e della commercializzazione dei prodotti su più mercati. Anche dal punto di vista della cultura della comunicazione commerciale, fare network ha finito per significare l’annullamento delle caratteristiche stilistiche, derivanti dalla cultura specifica di un paese, di un continente. Il capitalismo globale fa presto a fare a meno di tutto ciò che non gli è utile. La pubblicità si è adeguata: la creatività è di un megabrand, non di un paese, figuriamoci di un continente”.

L’Italia come si “posiziona”, creativamente parlando, in Europa?
“La pubblicità italiana è l’unica in Europa, ma anche nel mondo che ha una caratteristica peculiare, riconoscibile, inimitabile: è brutta, stupida, fa pena. E’ arroccata, con le unghie e con i denti all’ultimo banco, e come il più ottuso dei ripetenti, se ne vanta. Come la scema del villaggio globale, la pubblicità italiana continua infarcire la tv di migliaia di spot, si è immolata al tubo catodico come a un totem. Ha perso il senso della realtà, più è ossessiva più è distante dalla mente dei consumatori. Siamo il paese con la più alta concentrazione di pubblicità televisiva, ma siamo anche il paese che in Europa soffre di più la crisi dei consumi. Come un gregge senza pastore, ce ne stiamo andando allegramente giù per il dirupo del ridicolo. Comunque, segnali della consapevolezza di un approccio più moderno ci sono, bisognerebbe tenerli d’occhio con più attenzione: penso a Draft/Fcb, a Brand Portal o ad Altavia. Da quelle parti possono venire stimoli rigeneratori del nostro mercato”.

Di chi è la colpa se la pubblicità italiana è brutta, stupida, fa pena? Dei creativi, dei clienti o degli italiani?
“Parlavo di questo con Hans Suter, la S della mitica STZ. Mi diceva che quando, anni fa, era andato per la prima volta a New York, era rimasto terribilmente deluso dalla pubblicità americana, print, tv, outdoor, tutto. Forse si sentiva condizionato dalle grandi campagne americane che conosceva, ma che tutte queste belle campagne non rappresentavano più dello zero virgola per mille della comunicazione commerciale, questo non se lo sarebbe l’aspettato. Secondo lui, e mi pare di essere d’accordo, l’unico paese che è un poco diverso è la Gran Bretagna, così come avevano e forse ancora hanno un serbatoio enorme di attori bravi così avevano e forse hanno ancora un serbatoio enorme di art director e
copywriter. Questo favorisce che la buona qualità arriva anche a livelli più estesi. Credo che non sia più tempo della ricerca delle colpe, quanto sia urgente investire nei creativi, creargli intorno un ambiente favorevole alla creazione di nuove idee. E’ l’unico vero antidoto al conformismo,
a quella diffusa dittatura dell’autocensura che ha fatto retrocedere in serie B la nostra creatività, una mediocrità che arriva anche nei concorsi internazionali. Siamo ancora in tempo per invertire la tendenza che ci fa apparire rinunciatari di fronte alle innovazioni e refrattari alla sfida nei confronti di regole che sono superate dai fatti economici, sociali e culturali di questi primi otto anni del Terzo millennio”.

Cosa possiamo aspettarci dall’Italia in occasione di Eurobest?
“Che non ci caccino, una volta per tutte.

E cosa può dare Eurobest all’Italia?
“L’ennesima lezione, come succede ormai in tutti i consessi internazionali, a cominciare dal festival di Cannes.
Ormai siamo un lontano cugino un po’ intronato del mondo della pubblicità, di quelli che si sopportano, perché tanto non c’è proprio niente da fare. Ogni volta torniamo a casa piagnucolando come mocciosi, poi tiriamo su col naso e ricominciamo a fare le stesse cazzate di prima”.

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Nov 26

via ninjamarketing.it

La fascia di consumatori dai 18 ai 24 anni è ben definita da caratteristiche particolari: è notoriamente mediatizzata, utilizza moltissimo Internet e il cellulare. Per quanto riguarda le dinamiche di Word of Mouth Marketing inoltre, questi giovani non sono refrattari ai brand, anzi sono ben disposti a passare parola sui marchi che amano.È questo uno dei risultati della ricerca “Giovani allo scoperto”, condotta da Synovate a giugno e luglio 2008.

Relativamente al brand engagement on line, il 28% degli intervistati ha parlato di un marchio in forum di discussione, il 23% ha messo contenuto brandizzato nel profilo instant messaging e il 19% lo ha aggiunto sulla home page del sito personale o sul proprio profilo in un social network.

Quasi la metà afferma di cliccare sull’advertising online e il 18% accede a informazioni su marchi o prodotti tramite portali. Quasi un quarto degli intervistati, negli ultimi mesi, ha caricato annunci su social network o video in siti on line.

“I giovani non vogliono semplicemente sentirsi a proprio agio con i brand” ha detto Julian Rolfe, global manager a Synovate, “ma associare il proprio nome a quello dei marchi che reputano “cool” ed è questa la ragione per cui li vediamo inserire contenuti brandizzati su social network e programmi di IM”.

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Nov 25

via dailyonline.alice.it di Davide De Vecchi

The Idea Conference organizzato a NY da Advertising Age e Creativity traccia un vademecum per orientarsi

Tutti dicono che il 2009 sarà un anno di crisi. E probabilmente non attribuiscono al temine quel significato di “deviazione” che affonda le radici etimologiche nella Grecia antica. Piuttosto, questo ampio fronte di osservatori ed esperti di economia si riferisce al senso più corrente e concreto del termine, afferendolo alla situazione davvero critica del mercato. Viene, allora, utilizzato il termine crisi per indicare la condizione di debolezza estrema del sistema economico globale, con il trasferimento della riflessione in un contesto deficitario e severamente limitato in chiave di produttività, acquisti, consumi, tenore di vita.
Certo, il concetto di deviazione rimane insito in questa visione allargata della crisi, ma resta forte l’accento generale sulla regressione del contesto economico e finanziario, con ricadute pesanti sul livello di benessere delle persone.
E questo vale in ogni parte del mondo. Lo sanno bene anche i tecnici della comunicazione, alle prese da parecchi mesi con budget che si restringono a vista d’occhio e continue complicazioni di matrice finanziaria a intaccare quella quotidianità creativa e ispirata che dovrebbe aiutare le aziende, alla fine, a produrre maggiori atti d’acquisto da parte delle persone.
La domanda, a questo punto, discende naturale: ma quanto incide questa crisi sull’aspetto creativo che caratterizza gran parte della produzione pubblicitaria? Di questo, e di altri temi legati allo status della creatività in un frangente così delicato come appare questo secondo semestre 2008, si è parlato in profondità a New York nel recente congresso mondiale dal titolo “The Idea Conference”, organizzato al Terminal 5 della 56ª Strada, nel cuore della Big Apple, da due grandi testate specializzate americane - Advertising Age e Creativity - e l’ausilio di un prestigioso sostenitore commerciale come il gold sponsor Yahoo!. L’appuntamento newyorkese dedicato all’estro creativo e ai suoi trend emergenti ha avuto modo di allineare nomi importanti del gotha pubblicitario mondiale. Sono stati invitati a discutere grandi personaggi del calibro di David Rockwell, architetto ritenuto tra le principali menti creative nel proprio campo, al fianco di autentici talenti della comunicazione pubblicitaria come David Droga e Alex Bogusky. E ancora veri cultori dell’idea vincente e ipercreativa, da applicare nei campi d’azione più diversi come Paul Bennett, chief creative di Ideo, o Terry McBride di Nettwerk. Inoltre, altre poltrone di prestigio erano occupate da protagonisti della media industry come David Verklin, chief executive officer di Carat Americas, o Craig Neville-Manning, chief engineer del gigante Google.
Si è parlato molto di quali potranno essere le risposte dell’universo creativo di fronte alla crisi che avanza in modo potente e incontrollabile, dei riflessi che la massiccia e prolungata flessione dei consumi avranno anche sull’advertising e, soprattutto, della natura creativa delle sue applicazioni. Molti dei migliori talenti che la industry della comunicazione ha saputo coltivare in questa fase di inizio secolo erano, dunque, presenti a New York e dal loro meeting è scaturita una sorta di vademecum per orientare tutta la filiera pubblicitaria internazionale rispetto ai temi più attuali di cui il mondo industriale imperniato sulle promotion activity e la brand reputation non si potrà disinteressare.
Che il pensiero creativo fatto di innovazione e avanguardia fatichi a imporsi e a divenire parte fondamentale del patrimonio collettivo dell’establishment è qualcosa che in molti hanno avuto modo di notare. In uno scenario di venti contrari alla crescita, di ridimensionamento dei piani d’investimento e di minore utilizzo della capacità creativa delle strutture specializzate e dei singoli, proprio l’aspetto della diffusione di innovazioni e idee originali risulta fortemente penalizzato. In molti, nell’assise newyorkese, hanno voluto affermare come indispensabile il fatto che le idee, ancora di più in un momento complesso e problematico come quello di oggi, debbano originarsi sulla base di una solida piattaforma per lo scambio e l’utilizzo di conoscenza; una piattaforma sulla quale le idee possano crescere, svilupparsi ed essere condivise, comunque, in maniera disciplinata. In pratica, si è voluto riaffermare in modo diffuso che il processo di sviluppo di una strategia comunicativa adeguata ai bisogni reali di un brand non può restare troppo distante da una logica di investimento costante sulle tecniche di creazione di ogni messaggio pubblicitario. Se in altre occasioni era stato posto l’accento più forte sulle modalità del “cosa” è importante dire, l’obiettivo di questo appuntamento è stato piuttosto indirizzato a definire il “come”, certamente in un contesto in cui la comunicazione integrata è sempre più diffusa. E questo argomento è stato affrontato anche attraverso l’analisi delle principali tecniche creative impiegate per realizzare idee media, per così dire, neutrali, che possano creativamente essere declinabili su un’ampia piattaforma di mezzi: tv, radio, stampa, viral, digital, mobile e così via. Dall’ampia base di contributi emersa è conseguita anche una griglia di elementi destinata a influenzare la sfera produttiva della pubblicità, in ogni sua forma, nel corso del prossimo anno. E come tutte le letture dedicate ai trend, si tratta di spunti il cui aspetto rilevante sta nella natura anticipatoria. Insomma, tendenze già in atto, ma forse non ancora del tutto comprese o tenute nella giusta considerazione. Trend già presenti tra noi, magari nascosti nel vivere quotidiano, ma pronti a insidiare in modo molto più significativo le nostre abitudini e il vissuto pubblicitario di un domani che è già qui.


Nove trend che influenzeranno l’advertising nel 2009

1. Bellezza + performance + sostenibilità
Ecco un primo passo per orientare l’estro creativo nella giungla, a volte inestricabile, della comunicazione sfuggente che caratterizza la post-modernità: i brand veramente innovativi non possono dimenticare di produrre messaggi che sappiano prendersi carico di tre “commitments” ormai necessari. Stiamo parlando della bellezza, della funzionalità e della volontà di non contribuire a proseguire nella distruzione del mondo, l’unico che abbiamo. Dunque, sì all’estetica, ma senza dimenticare le performance. E un occhio di riguardo per la tematica ambientale e l’eco-sostenibiltà.

2. Destrutturare e poi ricostruire
Allora: per avere successo nella creazione di un’impresa serve una comunicazione che sappia destrutturare gli elementi del business e guardare all’essenza. Si lavora, ormai, in contesti iper-specializzati: e va bene. Ma quel che conta è poi rimettere insieme tutti i pezzi e arrivare al cuore valoriale dell’offerta. Oggi, ma soprattutto domani, la pubblicità dovrà farsi carico di questo e saper trasmettere una simile idea di processo, fatta di frammentazione e riunificazione.

3. All designs go on the wall
L’inglese, in certi casi, è perfetto per rendere l’idea. E anche un po’ intraducibile. Comunque, proviamo a riassumere così: tutti i contributi creativi devono giocare sulla trasparenza. Sulla verità. Sulla condivisione.

4. Regala le tue scarpe!
Siamo in piena fase recessiva, ma il cause related marketing non tramonta. Anzi, prolifera. Tutte le principali ricerche effettuate sulla reazione dei consumatori alla crisi e alle modalità di esposizione ai media in questa stagione arida di benefici economici concordano sulla propensione delle persone a sostenere cause sociali. Così, il “social” diventa aspetto preponderante per affari di successo. E tutto questo va comunicato senza indugi.

5. Accesso, non possesso
La musica è da sempre elemento trainante per il mood pubblicitario. E lo sarà sempre di più, anche il prossimo anno. Ma c’è molto altro. Ripercorrendo la storia delle grandi innovazioni musicali sul fronte dei mezzi di veicolazione del suono è stato posto l’accento sulla reale esigenza di questi anni, da trasferire sul fronte della comunicazione e della verve creativa: conta l’accesso alla musica, non il suo possesso.

6. Riciclo, dunque sono!
Tutto può arrivare dalla spazzatura! Incredibile a dirsi, figuriamoci a comunicarlo. Ma la creatività, anche in modo figurato, ormai si è traslata su questo piano. Ci sono grandi idee che nascono, crescono, vivono e prolificano interamente all’interno di un processo di riciclaggio della materia. Qualcosa che non esiste in natura diventa oggetto, progetto, impresa. E anche creatività. Fatta per durare. E colpire.

7. Tradizione e innovazione
Sembra banale, ma non lo è: nessuno può reinventare la ruota. Nessuno può scendere dalle spalle dei giganti creativi che l’hanno preceduto. Da lassù, però, si può avere lo sguardo più lungo. Da quel luogo privilegiato può ripartire la dimensione evocativa del linguaggio tecnico-creativo. Ci si muove, però, nel solco della tradizione, perfino producendo qualcosa di assolutamente innovativo e apparentemente senza precedenti.

8. Competition is competition
Prendiamo un’innovazione, magari realizzata per riempire un vuoto, un bisogno sociale, un’esigenza di consumo. Ebbene, una volta immessa sul mercato, la nuova proposta, che era nata per soddisfare un’esigenza ben precisa, a volte in contesti deboli del mercato o addirittura esclusi, finisce per alimentare l’estro produttivo di eventuali concorrenti: parte la rincorsa, a tratti l’emulazione. Può succedere che i prezzi di un prodotto scendano, proprio a causa della maggiore disponibilità di gamma; o che le sue performance aumentino per la stessa ragione: più competitività. Che la creatività impari da questo.

9. Milton Friedman si sbagliava
La crisi economica globale ha bisogno di rinnovati approcci al business. Durante “The Idea Conference” sono stati presentati numerosi esempi, tutti sfociati in ambito creativo, di come si possano affrontare i fenomeni degenerativi della modern economy sfruttando nuove modalità di pensiero legate a una rinascita della responsabilità sociale e del ruolo dello Stato e delle istituzioni, un po’ in antitesi con il sistema che il Nobel per l’economia del 1976 ha sempre divulgato e che ha pervaso di principi iper-liberisti la politica e le economie occidentali. E qui inizia un’altra storia. Meno creativa ma tanto, tanto importante.

Nov 15

Reed Exhibitions Italia di Flaminia Parrini

Il 70% degli italiani decide la marca del prodotto da acquistare davanti agli scaffali e il 54% si farebbe aiutare nella scelta dalle nuove forme di pubblicità digitale di prossimità.

Sono questi i principali risultati di una ricerca sul “digital signage” condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano e presentata ieri al convegno di apertura di Viscom Visual Communication, la principale manifestazione in Italia per il mondo della comunicazione visiva, fino al 15 Novembre a Rho Fiera.E’ una nuova forma di pubblicità, innovativa e dinamica. E utilizza esclusivamente tecnologie di ultima generazione. Si chiama digital signage e coinvolge i potenziali consumatori di beni di largo consumo con strumenti come avvisi pubblicitari interattivi, videoposter, schermi elettronici, videoproiettori e dispositivi mobili, soprattutto all’interno dei punti vendita.
In Italia queste forme di advertising multicanale di prossimità sono ancora agli esordi e poco integrate in un piano strategico di iniziative di marketing mix, ma molti nostri connazionali si dichiarano già oggi ben disposti a farsi influenzare proprio da questi strumenti quando si trovano davanti agli scaffali di negozi e ipermercati.Il forte interesse nei confronti delle nuove forme di promozione e pubblicità sul punto vendita è uno dei principali risultati della ricerca “Come il digital signage cambia le strategie di marketing delle imprese del nostro Paese” , condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano, e presentata ier nel corso del convegno di apertura di Viscom Visual Communication – la manifestazione di riferimento per il mondo della comunicazione visiva - in programma fino a sabato 15 novembre in Fiera Milano Rho, padiglioni 1 /3.In linea generale, l’indagine sottolinea che i consumatori italiani sembrano gradire, e molto, le tecnologie nel punto vendita: sia quelle che rendono più veloce il fare la spesa - come casse self service, personal digital assistant e carrelli intelligenti -, sia quelle che rendono più piacevole e coinvolgente l’atto di acquisto – come le tecnologie di prossimità, che integrano Digital Signage, Bluetooth e periferiche mobili per personalizzare in tempo reale i messaggi inviati dalle “vetrine” di nuova generazione. Questo perché il consumatore italiano è sempre più bombardato da messaggi informativi che arrivano da diverse fonti e tende a spostare il processo decisionale sempre più in prossimità o al momento dell’acquisto.“Le tecnologie di prossimità offrono nuove opportunità di interagire e coinvolgere il cliente emozionalmente e in un’ottica bidirezionale, sono ideali per colpire la fascia più evoluta, con la più alta potenzialità di spesa, a maggior reddito e cultura della popolazione italiana. Tecnologie che vanno ad integrare i mezzi tradizionali e richiedono da parte delle aziende un cambiamento sia a livello di cultura all’innovazione sia, soprattutto, a livello di opportunità di marketing”, ha dichiarato Giuliano Noci, Ordinario di Marketing presso il dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano e coordinatore della ricerca.

I dati della ricerca presentata oggi confermano una tendenza già evidenziata da altre due indagini sul tema. La prima è quella condotta dall’Osservatorio Multicanalità 2007, secondo la quale il punto vendita, rappresenta di gran lunga la prima fonte di informazione consultata per l’acquisto di beni di largo consumo; la seconda è quella pubblicata lo scorso Ottobre da Gfk Eurisko secondo la quale, negli ultimi tre anni, il tempo passato nel punto vendita è aumentato del 10% e la decisione finale d’acquisto avviene sempre di più sulla base degli stimoli che si hanno sul punto vendita.
Sempre nell’ambito di Viscom Visual Communication 2008, il tema del digital signage sarà anche al centro del convengo di venerdì 14 novembre, alle 10,30, sul tema ““Il cliente compra ciò che ama”, nel corso del quale Mario Picchio, CEO di Roland DG Mid Europe,aprirà un dibattito sul marketing emozionale. Il convegno è volto ad approfondire l’importanza del fattore emotivo nella decisione di acquisto del consumatore e la conseguente necessità di mettere a punto una comunicazione mirata della percezione del brand aziendale.

digital signage
www.cadeau-project.com

Nov 14

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Nasce un nuovo progetto che unisce il sale della cultura alla dolcezza del divertimento, il gusto dello stare insieme al buongusto della ristorazione. Per pensare e fare un modo diverso, piacevole e costruttivo di vivere la città.

Dalla volontà dell’Amministrazione Comunale di riqualificare il Parco Giovanni Paolo II, nel cuore della città commerciale di Ragusa, nasce una nuova realtà! City. Una parola che è già un programma, ma che è anche uno spazio vero, pronto a presentare la rosa delle proprie attività nell’ultimo fine settimana di novembre, ma già operativo a partire dalla sera della Notte Bianca, l’8 novembre scorso. In una Ragusa che cresce e cambia, questa iniziativa ha deciso di puntare sul carattere “aperto” della città, per offrirle nuove opportunità di incontro, nuovi stimoli e nuovi servizi. City metterà infatti a disposizione di giovani, famiglie, anziani e associazioni una location versatile e polifunzionale, capace di ospitare una vasta gamma di attività ed eventi: arte, musica, solidarietà, gioco, incontri, aperitivi, spettacolo, animazioni, degustazioni, sport e molto altro ancora, per un fitto calendario di appuntamenti settimanali, mensili e stagionali. Le terrazze e i giardini di City saranno inoltre la cornice ideale, specialmente durante il periodo estivo, di rassegne musicali, cinematografiche e teatrali. Cibo per la mente ma anche per il corpo, per rendere ancora più piacevole una pausa pranzo o la socialità serale: non mancherà nulla, dal brunch più appetitoso alla pizzeria, dall’happy hour al relax di the, tisane e cioccolate.
City sarà sempre sveglia, dalle 7:30 del mattino alle 2:00 di notte. Un approccio dinamico e propositivo, volto a coniugare varietà e qualità dei servizi, e sintetizzato anche dal claim “I City? Vivi.”: un invito, a chi ha sete di novità e contenuti, a condividere una diversa idea di città, in cui tutti siano parte attiva. Perché City non si nasce, si diventa.
Per iniziare questo percorso non c’è che da incontrarsi all’Open Day del 28, 29 e 30 novembre 2008. Tutti invitati!

City
Parco Giovanni Paolo II
97100 Ragusa
tel. +39 0932 686992 - 712684
www.vivicity.it

Credits
Advertising Agency: Dbt
Account executive: Osvaldo Raniolo
Creative director: Turi Di Bella
Art director: Jose Mazir
Copywriter: Silva Fedrigo
Web xml/as coder: Fabio Adornetto
Photographer: Maria Ausilia Scrofani
Published: October 2008

Nov 12

via pmi.it di Alessandro Vinciarelli

In tema di web marketing e pubblicità in Rete, l’Università di Milano offre alle Pmi italiane l’opportunità di approfondire la conoscenza delle soluzioni Google per l’advertising online: appuntamento l’11 novembre.

Gli strumenti di marketing si orientano sempre più verso il Web: allo stesso modo, la pubblicità. Le soluzioni online oggi disponibili premiano i modelli di business come quelli di Google (gratuiti o a basso costo) che, a partire dal suo page rank fino ad arrivare ai servizi per l’advertising online, sembra oggi potenzialmente in grado di decretare il successo o l’insuccesso di un’azienda in Rete.

Questa considerazione, quasi provocatoria, evidenzia da un lato quanto sia importante per le piccole e medie imprese riuscire ad essere visibili sui motori di ricerca. In particolare, è fondamentale posizionarsi tra i primi posti nelle SERP (Search Engine Results Page) per risultare ben visibili agli utenti/consumatori che effettuano ricerche prima di un acquisto o per selezionare un determinato servizio.

Oltre a sapersi posizionare, le aziende possono “farsi trovare” investendo nei servizi di link sponsorizzati o in altre soluzioni di advertising online di facile impiego e soprattutto a budget limitato.

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Nov 07

City apre! Apre le porte, apre il suo spazio in occasione della Notte Bianca della città di Ragusa.

Sabato 8 novembre 2008 al via la IIª edizione della Notte Bianca organizzata dall’Amministrazione Comunale. Tra le notizie in risalto si parla già di Sagra della Frittella e quindi non c’è da escludere il piacere dei buongustai, oltre alla voglia di stare all’aperto ed in compagnia, per tutti gli amanti degli spettacoli by night: sbandieratori, gruppi musicali, gruppi artistici e sportivi. Gli spazi esterni del City ospiteranno spettacoli di flamenco, danza orientale e tango argentino a cura del centro studi Arte Danza. Concluderà la serata un’esibizione acustica di chitarra con il duo Battaglia D’Urso. Vi aspettiamo in tanti ed ovviamente siete tutti invitati.

www.vivicity.it

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Nov 07

via ilsole24ore.com

Dalla ricerca annuale “Internet Ad Barometer”, scaricabile liberamente dal portale della European Interactive Advertising Association (Eiaa), emerge un messaggio molto evidente: Internet è il media preferito dagli inserzionisti per ottimizzare i risultati degli investimenti pubblicitari, sia a livello locale che a livello internazionale. Lo confermano in modo particolare due dati. Il primo: il 38% degli addetti ai lavori descrive il Web come strumento di comunicazione “essenziale” (erano il 17% nel 2006).

Il secondo: oltre l’80% degli intervistati ha confermato come nel 2008 la spesa destinata alla pubblicità online sia notevolmente cresciuta e che anche nel prossimo biennio (2009 e 2010 quindi) i budget aumenteranno nell’ordine del 16/17%. Il terzo: le azioni di display advertising su scala paneuropea sono cresciute del 150% negli ultimi tre anni. La maggiore popolarità di Internet quale vetrina commerciale è coincisa secondo l’indagine delle Eiaa con una certa disaffezione rispetto a televisione, carta stampata e sistemi di direct marketing, a cui circa un terzo degli intervistati ha sottratto quest’anno risorse e investimenti dedicati. Convinti nella maggior parte dei casi dell’efficacia del mezzo online in fatto di veicolo di maggiore percezione e conoscenza del marchio e di strumento decisivo per influenzare le decisioni di acquisto dei consumatori finali. Almeno secondo il 40% degli intervistati.

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Nov 07

via vivereitalia.eu

Un mondo dietro un click, un presidente dietro un click. La recente vittoria di Barack Obama alle presidenziali americane ha avuto un forte riscontro in tutta la sfera internet anche perchè il nuovo presidente USa ha rappresentato un fenomeno di advertising per tutto il web.
E gli esperti di marketing online lo sanno e prevedono per il 2009 una crescita del 20%. Alla faccia della crisi.

Nonostante il forte clima di recessione che si vive in tutto il mondo, il settore economico della pubblicità online sembra essere l’unico a non accorgersi di nulla. I dati confortanti che vengono fuori in questi giorni allo Iab Forum di Milano parlano chiaro: crescita prevista per l’anno nuovo pari al 20% che equivale a circa un miliardo di euro.

Cifre da capogiro che si nascondono dietro i click dei mouse. L’Italia, come spesso accade, è ancora un po’ indietro. In Inghilterra il movimento d’affari che ruota attorno al web rappresenta circa il 18% dell’intero mercato pubblicitario.
Nel bel paese siamo fermi al 7,5%. Ma la crescita sembra essere esponenziale. Basta dare un’occhiata ai numeri dello stesso Iab Forum. In un anno le adesioni sono cresciute del 35% arrivando a quota 6.000 iscritti. Una cultura del “web adv” che sta lentamente prendendo piede.