Agosto 2009Archivi

Ago 05

via ilsole24ore.com di Gianni Rusconi

Per la pubblicità, nel suo insieme, non è certo un momento di vacche grasse. Basta guardare gli ultimi dati resi noti da Nielsen Media Research, relativi al periodo gennaio-maggio 2009, per averne conferma: flessione del 16,5% rispetto al 2008 per un giro d’affari complessivo di poco meno di 3,8 miliardi di euro. Il conteggio comprende vecchi e nuovi media (Tv, carta stampata, radio, cinema, affissioni, Internet e pure Transit, la pubblicità su metropolitane, aeroporti, autobus e tram) e ribadisce una tendenza in atto già dal secondo semestre dell’anno scorso. Le aziende stanno spendendo meno in campagne pubblicitarie – il discorso vale anche per la maggior parte dei cosiddetti “big spender”, con in testa Wind, Unilever, Vodafone, Ferrero e Volkswagen – e il solo mezzo che dimostra di essere in attivo è il Web, che segna un incremento nei primi cinque mesi del 7,8%. Per Tv e stampa il bilancio è in profondo rosso: -14,8% di entrate per il piccolo schermo (il dato comprende sia i canali generalisti che quelli a pagamento) e -25,1% per quotidiani e periodici.

Il problema (per gli editori soprattutto) è stringente e torna più che mai d’attualità il tema del cambiamento del “media mix”, ossia della diversa distribuzione della spesa in pubblicità sui vari canali di comunicazione. Fra le domande che ricorrono da tempo fra gli operatori del settore ve sono almeno un paio che riguardano la decantata convergenza fra Tv e Internet: il Web sta assorbendo parte dei budget destinati agli spot televisivi o si aggiunge a questi come voce strategica della pianificazione pubblicitaria? È una vetrina che si presta a “replicare” gli spot trasmessi sul piccolo schermo o richiede il confezionamento di campagne mirate? Difficile dare risposte precise per un semplice motivo: l’advertising on line è ancora un mercato giovane, in fortissima evoluzione e in cerca di un suo spazio strutturato all’interno del sistema pubblicitario italiano, dove la Tv fa sempre la parte del leone anche in tempi di crisi (i grandi investitori destinano mediamente il 90% del loro budget a questo media) e dove le concessionarie di pubblicità hanno di fatto in mano il pallino delle operazioni nel gestire gli investimenti delle aziende.

Del rapporto fra Tv e Internet in chiave pubblicitaria se n’è parlato anche di recente alla tappa romana dello Iab Forum (a metà luglio) e in argomento si sono espressi, anche con vedute contrapposte, vari addetti ai lavori. Il Sole24ore.com ha raccolto tali testimonianze a cominciare da quella di Andrew Frank, Vice President Research’s Media Team della società di ricerca Gartner, secondo cui “il Web è ancora in silos del marketing mix strategico degli investitori ma presto contaminerà non solo il pc ma tutti i dispostivi digitali presenti in casa: la TV, il telefonino, la console di gioco. L’advertising digitale – ha detto ancora Frank - è una materia complessa e richiede un mix di tecnologia, creatività e capacità analitiche. Gli operatori del settore devono evolvere, le competenze devono essere organizzate, le dinamiche dell’utenza essere adeguatamente monitorate”.

Layla Pavone, presidente di Iab Italia, ha un’idea ben precisa del matrimonio fra Web e Tv a livello di spot: “per pensarli in modo integrato come canale di sbocco di una campagna pubblicitaria serve una strategia di comunicazione a monte, perché la relazione con gli utenti dei due media è diversa: lo spot televisivo è emozionale, è un elemento distintivo ed attrattivo, la Rete può proseguire l’azione sul consumatore in termini di awarness del marchio e non solo”. A detta di Giovanna Maggioni, Direttore Generale di Upa (Utenti Pubblicità Associati), “Internet sta entrando solo ora nel marketing mix strategico delle aziende. Alcune aziende di alcuni settori lo hanno già fatto, togliendolo dalla pianificazione sulla carta stampata. Chi invece investe generalmente sulla Tv ha destinato al Web una porzione limitata dei budget ma è anche vero che grandi spender tradizionali come le aziende dei beni di largo consumo stanno iniziando a testare il nuovo media. È sicuramente arrivato il momento di spiegare alle aziende il vero valore del mezzo, le sue potenzialità, le sue prerogative rispetto a quelle dei media tradizionali. Creando metriche e modelli ad hoc”.

Dal lato operatori, fa fede la riflessione di Carlo Poss, Presidente di Fcp-Assointernet (l’associazione che raggruppa le concessionarie e i gestori diretti di vendita di spazi pubblicitari): “Se la stragrande maggioranza delle aziende si dicono soddisfatte di quello che stanno facendo su Internet e una buona parte dicono di voler crescere gli investimenti pubblicitari in Rete la credibilità del mezzo si commenta da sé. Il Web è interattivo come nessun altro media: si può portare l’utente Internet dove si vuole attraverso tutti gli strumenti a disposizione e anche per questo la dimensione del Web advertising in Italia dovrebbe già essere tre volte tanto il suo valore”. Perché in Italia c’è ancora tutta questa reticenza verso il mezzo, perché le aziende della stessa categoria merceologica investono molto di più sul Web in altri Paesi? Secondo Poss “è un problema di sistema Paese” mentre per Paola Marazzini, Agency Head di Google Italia, “gli investitori sono lenti nel recepire le potenzialità del mezzo Internet perché ancora non hanno ancora la consapevolezza di quanto sia integrato il Web nelle logiche di comunicazione e marketing. C’è una fortissima relazione fra i due mondi, Web e Tv, ed è solo questione di fare proprio il concetto”. Ma quali sono le sinergie fra video advertising e Tv? “Gli utenti che fruiscono dei due media – completa così il concetto Magazzini – recepiscono il messaggio pubblicitario e il brand più in dettaglio e in modo più pervasivo, con una maggiore “intention to buy”: il Web sottintende un approccio “pull” del consumatore verso la campagna mentre la Tv fa leva sul modello “push” e fa da volano, da stimolatore, a quanto si può approfondire sul Web. Che i due media siano sinergici è indubbio”.

continua..

Ago 03

via affaritaliani.it di Maria Teresa Melodia

Nel nuovo libro ‘Fare business con Facebook’, Luca Conti svela come ‘fare i soldi’ con il network e come sfruttarne in modo intelligente le opportunità. Da come realizzare una campagna pubblicitaria a come conoscere meglio il proprio target. Una guida dettagliata per i professionisti del marketing e della comunicazione che non possono prescindere dalla conoscenza e dalla relazione con i loro clienti-target. ‘Il plus sta nella possibilità di profilare il target della campagna in modo esatto e preciso’ sottolinea ad Affari l’autore

Il modo di promuovere aziende, brand, eventi sta cambiando molto con Internet. I servizi web più innovativi  consentono una partecipazione attiva, grazie alla creazione di siti e all’inserimento di immagini, notizie, video. In Italia ci sono circa 15 milioni di protagonisti, con i quali le aziende possono entrare in contatto a basso costo, studiandone stili di vita, opinioni e preferenze. Il Web 2.0 e il Social Networking è fatto di nomi che ormai sono diffusi nel linguaggio comune: Facebook, Twitter (per il microblogging), Myspace ( per musicisti e artisti), Flickr ( per le foto), You tube (per i video), Linkedin e Xing ( per i profili professionali). Ad ogni utente viene così offerta una scelta enorme di servizi gratuiti o a pagamento. Il Web 2.0 lancia una sfida anche agli operatori del marketing e chi sarà capace di acquisire le giuste competenze avrà un notevole vantaggio competitivo.

Quando si parla di Facebook, il popolare social network, denominato in italiano ‘faccialibro’, viene automatico pensare al tempo libero e allo svago online. Ma il famoso network non è solo uno strumento di socializzazione, per recuperare vecchi amici e ‘abbordarne’ di nuovi. Può essere molto di più, addirittura uno strumento di lavoro, utile per conoscere eventi, sviluppare passaparola e organizzare attività in un’ ottica commerciale. Un nuovo libro ‘Fare business con Facebook’ scritto da Luca Conti, edito da Hoepli, spiega come coglierne le opportunità, comunicando e promuovendo attività di marketing e comunicazione con il social networking.

IL BUSINESS FACEBOOK - Il ‘fare business’ viene comunemente associato al concetto di ‘vendere’, ma su Facebook questa non è una prospettiva corretta, il vero vantaggio di Facebook è un altro. Così spiega Luca Conti ad Affaritaliani.it : ” Facebook domina nel tempo speso online, con 250 milioni di utenti, è il social network più frequentato e usato in Italia e nel mondo. L’Italia è il paese dove nel 2008 Facebook è cresciuto di più e all’inizio del 2009 sono quasi 7 milioni i membri italiani del network. I navigatori nel mondo sono destinati a raggiungere entro la fine del  2009 i 300 milioni - tra cui circa 10 milioni di italiani. La grande forza di Facebook è nella sua capacità di costruire una relazione con il cliente. Sul  network c’è  la capacità di creare uno spazio per attirare il cliente affezionato e attivare così un passaparola spontaneo. Inoltre Facebook permette di coinvolgere gli utenti nell’adattamento di nuovi prodotti ed è indiscutibilmente la piazza virtuale, diventata ben più di un fenomeno di costume, dove gli utenti sono oggi i più concentrati e attivi in proporzione al tempo dedicato all’interno. I professionisti di marketing, promozione e comunicazione non possono restarne fuori. Su Facebook le persone possono comunicare e condividere informazioni con i propri amici, su scala globale. Non esiste altro sito web nel mondo occidentale capace di coinvolgere centinaia di milioni di persone. Il punto chiave è che le persone sono anche dei consumatori e rappresentano un pubblico ideale per  le aziende che possono ‘parlare’ direttamente con il proprio target, che va ascoltato e coinvolto”.

LE RAGIONI DEL SUCCESSO -  Un’interfaccia semplice da usare e il fatto di rivolgersi ad un pubblico generalista che si presta agli usi più disparati sono fattori fondamentali. Facebook poi non è esclusivo, ma inclusivo. E’ un network ‘pigliatutto’ e ingloba tutti social media, dai blog alle community, dai forum ai wiki, da twitter a youtube. E’ un ambiente sociale dove condividere foto, video, siti preferiti, partecipare a conversazioni in tempo reale, a gruppi associativi, a giochi e ancora, permette lo scambio di messaggi e l’ organizzazione di eventi. La partecipazione e il coinvolgimento sul web sono due fattori critici di successo.

SUGGERIMENTI -  Uno dei tanti consigli forniti da Conti: “Se il profilo su Facebok deve essere un biglietto da visita per un potenzale datore di lavoro è importante compilare in modo accurato le sezioni relative a contatti, studio e lavoro, senza scendere nei particolari relativi a interessi personali non attinenti”.

OPPORTUNITA’  - Facebook permette di pianificare una campagna pubblicitaria ad hoc, ma si differenzia dagli altri mezzi di pubblicità su Internet. Con Facebook si parla di social advertising, in cui l’utente diventa parte del messaggio, rafforzando la credibilità. Ad Affari Luca Conti in proposito afferma: “Creare una vera e propria campagna pubblicitaria su Facebook è una cosa semplicissima. Naturalmente l’attività promossa deve avere una sua pagina pubblica su Facebook. E dov’è il vero vantaggio? Il plus sta nella possibilità di profilare il target della campagna in modo esatto e preciso. Infatti, quando gli utenti si iscrivono a Facebook inseriscono nel loro profilo personale una serie di informazioni generali e  personali, che definscono dei parametri precisi in base ai quali suddividere i consumatori, e così il messaggio creato va direttamente a un target estremamente mirato. Nessun altro strumento, attualmente, è così raffinato. Le aziende e le istituzioni dovrebbero aprire un profilo pubblico, conosciuto come pagina per i soggetti non personali, e sfruttare le potenzialità del social network. La chiave di successo è la produzione di contenuti originali e di qualità, da aggiornare quotidianamente. Altra opportunità è quella per le aziende di promuovere una causa sociale: sposare una causa no profit e associare il proprio brand rende l’impresa più responsabile, ne migliora l’immagine e fa del bene. Si può fare attraverso un applicazione specifica”.

continua..